22/11/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Firmato l’accordo di pace tra i ribelli maoisti e il governo nepalese: un momento storico
Dopo circa sei mesi di quiete, ora c’è anche la firma. Il governo nepalese e la guerriglia maoista hanno sottoscritto un accordo di pace che mette formalmente fine a dieci anni di scontri e violenze che hanno causato la morte di circa 13 mila persone.
 
Il Primo ministro Koirala e Prachanda firmano l'accordoUn momento storico. L’accordo, firmato dal Primo ministro Girija Prasad Koirala e il capo dei maoisti Prachanda, prevede che i ribelli si uniscano al governo di transizione e che le loro armi siano messe sotto la sorveglianza delle Nazioni Unite. L’accordo è stato ratificato in una cerimonia in grande stile a Kathmandù, con la massiccia presenza di politici, diplomatici, giornalisti ed esponenti della società civile, che hanno suggellato la firma con un lungo applauso. “Questa intesa mette fine alle politiche degli omicidi, della violenze e del terrore e dà il via alle politiche della cooperazione” ha commentato con espressione estatica l’85enne Premier Koirala che ha voluto ringraziare i maoisti per aver cercato una soluzione pacifica: “Il Nepal è entrato in una nuova era di pace, dobbiamo solo incontrarci e collaborare per assicurare che l’accordo venga applicato interamente”. “E’ la fine di dieci anni di guerra civile nel Paese” gli ha fatto eco Prachanda, l’ex insegnante diventato guerrigliero, che ha aggiunto: “Il nostro partito lavorerà con responsabilità e rinnovato vigore per costruire assieme un nuovo Nepal”. Gran parte della popolazione nel regno himalayano vive in povertà e fino ad oggi la guerriglia, che ha controllato ampie zone del Paese, ha fortemente limitato lo sviluppo sociale e soprattutto quello del turismo, che è una delle principali risorse economiche.
 
Re GyanendraTutti felici tranne il re. Adesso che l’accordo è stato formalizzato divengono definitivi i cessate il fuoco reciproci stabiliti sei mesi fa, in seguito ai moti popolari che hanno costretto il re Gyanendra a rinunciare ai poteri assoluti che si era arrogato nel 2005, e a ripristinare le funzioni del parlamento. Ora i maoisti verranno integrati nell’assemblea e dovranno rinunciare al loro status di guerriglieri. Il capo dei negoziatori del governo, Krishna Sitaula, ha avvisato che d’ora in avanti chi commetterà crimini o violenze sarà punito, paventando una specie di amnistia retroattiva per i 13 anni del conflitto. Tutti felici dunque, tranne il re, il cui ruolo, adesso che le parti sono unite, è quantomeno incerto. “questo momento segna anche la fine di 238 anni di sistema feudale” ha dichiarato Prachanda, lasciando intendere che, anche se con mezzi pacifici, il suo partito cercherà di trasformare il regno in una repubblica, consegnando la monarchia “ai libri di storia”. Non sarà facile però, perché molti degli altri partiti nel governo spingono perché il monarca mantenga un ruolo pubblico, almeno a titolo cerimoniale, visto che il re è considerato dai fedeli induisti come l’incarnazione di una divinità.

Naoki Tomasini

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