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Un momento storico. L’accordo, firmato dal Primo
ministro Girija Prasad Koirala e il capo dei maoisti Prachanda, prevede che i
ribelli si uniscano al governo di transizione e che le loro armi siano messe
sotto la sorveglianza delle Nazioni Unite. L’accordo è stato ratificato in una
cerimonia in grande stile a Kathmandù, con la massiccia presenza di politici,
diplomatici, giornalisti ed esponenti della società civile, che hanno
suggellato la firma con un lungo applauso. “Questa intesa mette fine alle
politiche degli omicidi, della violenze e del terrore e dà il via alle
politiche della cooperazione” ha commentato con espressione estatica l’85enne
Premier Koirala che ha voluto ringraziare i maoisti per aver cercato una
soluzione pacifica: “Il Nepal è entrato in una nuova era di pace, dobbiamo solo
incontrarci e collaborare per assicurare che l’accordo venga applicato
interamente”. “E’ la fine di dieci anni di guerra civile nel Paese” gli ha
fatto eco Prachanda, l’ex insegnante diventato guerrigliero, che ha aggiunto:
“Il nostro partito lavorerà con responsabilità e rinnovato vigore per costruire
assieme un nuovo Nepal”. Gran parte della popolazione nel regno himalayano vive
in povertà e fino ad oggi la guerriglia, che ha controllato ampie zone del
Paese, ha fortemente limitato lo sviluppo sociale e soprattutto quello del
turismo, che è una delle principali risorse economiche.
Tutti felici tranne il re. Adesso che l’accordo è
stato formalizzato divengono definitivi i cessate il fuoco reciproci stabiliti
sei mesi fa, in seguito ai moti popolari che hanno costretto il re Gyanendra a
rinunciare ai poteri assoluti che si era arrogato nel 2005, e a ripristinare le
funzioni del parlamento. Ora i maoisti verranno integrati nell’assemblea e
dovranno rinunciare al loro status di guerriglieri. Il capo dei negoziatori del
governo, Krishna Sitaula, ha avvisato che d’ora in avanti chi commetterà
crimini o violenze sarà punito, paventando una specie di amnistia retroattiva
per i 13 anni del conflitto. Tutti felici dunque, tranne il re, il cui ruolo,
adesso che le parti sono unite, è quantomeno incerto. “questo momento segna
anche la fine di 238 anni di sistema feudale” ha dichiarato Prachanda,
lasciando intendere che, anche se con mezzi pacifici, il suo partito cercherà
di trasformare il regno in una repubblica, consegnando la monarchia “ai libri
di storia”. Non sarà facile però, perché molti degli altri partiti nel governo
spingono perché il monarca mantenga un ruolo pubblico, almeno a titolo
cerimoniale, visto che il re è considerato dai fedeli induisti come
l’incarnazione di una divinità. Naoki Tomasini