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I fatti. 6 aprile 1994: un
Falcon 50, in fase di atterraggio all’aeroporto di Kigali, viene colpito da
alcuni missili Sam 14 e Sam 16. Il velivolo esplode e si schianta a terra. Oltre
all’equipaggio francese e a personalità politiche di spicco, muoiono
Habyarimana e Cyprien Ntaryamira, presidente del Burundi. L’attentato,
attribuito dai vertici Hutu di Kigali ai ribelli Tutsi del Rwandan Patriotic Army guidati da Kagame, scatena la reazione delle
milizie Interahamwe, che danno vita al massacro più grave dagli anni ’90 a
oggi: in cento giorni almeno 800 mila persone, tra Tutsi e Hutu moderati,
vengono uccisi a colpi di machete e fucile, sotto gli occhi indifferenti della
comunità internazionale. Tre mesi dopo, il Rpa
entra a Kigali costringendo alla fuga il regime e le milizie Hutu. Ma se dal
punto di vista politico e dell’ordine pubblico la situazione torna alla
normalità dopo pochi mesi, il dibattito sulle responsabilità del genocidio è
tuttora aperto.
Responsabilità. La ricostruzione di
Bruguière è plausibile? “L’assassinio di Habyarimana, così come il genocidio
ruandese, è una questione su cui non potremo mai fare piena luce – dichiara
a
PeaceReporter Linda Melvern,
giornalista e autrice del libro Conspiracy to Murder: The Rwanda Genocide and
the International Community
– Mi auguro che il giudice renda pubbliche le conclusioni delle sue indagini,
ma mi permetto di dire che un’inchiesta in cui non sono neanche stati sentiti
gli uomini della torre di controllo dell’aeroporto di Kigali (che assistettero
all’attentato in diretta, ndr) non può essere giudicata rigorosa”. Alla stessa
conclusione sono arrivate le autorità ruandesi, che per bocca del ministro
della Giustizia, Tharcisse Karugarama, hanno parlato di “un’indagine
politica”, conclusa proprio nei giorni in cui, da Kigali, sono emerse nuove
accuse sul ruolo dei militari francesi dell’Operation
Turquoise. Organizzata per dare assistenza ai civili aprendo corridoi
umanitari durante il genocidio, l’Ot
è stata accusata di aver prima fornito armi al regime dei genocidaires (di cui la Francia era la più fedele alleata) e di
aver poi permesso ai vertici politico-militari Hutu di fuggire all’estero.
Ferite aperte. La questione Bruguière
peggiorerà ulteriormente i rapporti tra Kigali e Parigi, mai ripresisi dopo il
genocidio: il Ruanda ha chiesto alla Francia di ammettere le proprie responsabilità
nel genocidio, ma da quest’orecchio l’Eliseo non ci sente. “Il ruolo dei
francesi è una delle tante questioni ancora aperte, così come l’attentato a Habyarimana
– conclude la Melvern - E’ uno scandalo che la comunità internazionale non
abbia mai creato una commissione d’inchiesta per far luce su questi fatti”. Da
oggi, a Kigali, potrebbero pensare che la Francia si sia intromessa fin troppo
nella questione.Matteo Fagotto