Le prostitute di Rio de Janeiro lanciano una linea di abbigliamento che incanta il Brasile... e sbarca a Parigi

Dimenticate dai politici e snobbate dalla società, le
prostitute brasiliane sono scese in campo per reclamare i propri diritti,
usando un’arma che sta mietendo migliaia di vittime: stravaganti abiti alla
moda.
Concorrenza spietata. Sta accadendo a Rio de Janeiro dove, scandendo il motto
“prostitute e fiere di esserlo”, le donne di strada hanno ideato magliette,
vestitini sexy e borsette rigorosamente ispirati al loro stile di vita. Marchio
della linea fashion: Daspu, dal portoghese “das putas”, letteralmente
“delle puttane”.
L’intento è racimolare quanto basta per mettere in atto una
vera e propria campagna di sensibilizzazione e di riscatto. Convinte che il
loro sia un lavoro al pari di ogni altro, le prostitute pretendono leggi
adeguate a garantire loro assistenza e anche una pensione. Perché se in Brasile
prostituirsi è legale, manca ancora ogni tutela.
“A 60 anni alcune di noi sono ancora obbligate a battere il
marciapiede – raccontano –, la concorrenza delle giovani è spietata e i clienti
sempre più rari”.
Successo inatteso. Ad aiutarle, un’organizzazione non governativa brasiliana,
Davida, che da sempre lotta per il riconoscimento della prostituzione quale
attività professionale e si batte contro le malattie sessualmente
trasmissibili. È stata la direttrice della Ong, Gabriela Leite, ex prostituta,
a far sì che la nuova firma esplodesse nel mondo della moda, tanto da essere
ospitata alla Biennale delle arti di San Paolo, in ottobre, dove ha ricevuto
diversi riconoscimenti.
Dalla maglietta alla passerella. Con le “
putas”, che oltre a ispirare l’abbigliamento
fungono da indossatrici, lavora una stilista a tempo pieno, Rafaela Monteiro,
che cura i dettagli. La prima collezione si è intitolata “Strada 69” e ha
girato intorno al cliente ideale, “l’uomo che passa e che non resta”, ovvero il
camionista. L’impronta scelta è stata “femminile ma non volgare”, dato che
l’abbigliamento Daspu “si rivolge a tutte le donne”, ha spiegato la stilista,
la quale ha attinto le proprie idee per le strade di Rio e a Copacabana, la
famosa spiaggia carioca. Abiti volutamente “molto brasiliani” sia nei colori
che nello stile.
Nata con magliette militanti a sostegno dei loro diritti,
questa linea è diventata in sei mesi pret-a-porter e le sfilate di
presentazione della collezione si moltiplicano. Con loro, i clienti e la fama.
In poco tempo i negozi di grido della capitale carioca hanno venduto più di
cinquemila magliette. Un successo inaspettato.
Non solo moda. Grazie a questo impatto, anche le rivendicazioni sostenute
da Davida hanno guadagnato visibilità. “Vogliamo far sparire ogni pregiudizio
e
ogni discriminazione contro le prostitute facendole salire in passerella – ha
spiegato Gabriela Leite - A tutte le
età e con le loro forme generose, in modo che rompano i canoni della bellezza.
È anche un tentativo per dar loro fiducia in se stesse”. L’associazione, infatti,
lavora molto nel sostegno psicologico di queste donne.
Contro la tradizione. La speranza è che il successo del marchio, che ha
letteralmente stregato Rio e si sta diffondendo a macchia d’olio in tutto
il paese, riesca a scuotere la società e ad arrivare in Parlamento. Da tre anni
è in sospeso un progetto di legge presentato da Fernando Gabeira, deputato
federale dei Verdi, che prevede la regolamentazione del mestiere più vecchio
del mondo e che è probabile venga discusso quanto prima. Anche se è opinione
comune che la società brasiliana non sia ancora pronta a tanto. Dopotutto, il
Brasile è un paese tradizionalista, dove la società e la politica sono molto
influenzate dalla Chiesa, cattolica o evangelica che sia e quindi la strada è
lunga.
Intanto però le prostitute, almeno quelle di Rio, si
consolano con il successo della loro iniziativa. La loro griffe sta addirittura
per fare il grande salto: quello oceanico. Destinazione? Niente meno che
Parigi, la capitale della moda, dove si sono già dette interessate alla collezione
le Gallerie Lafayette.