
Abashidze è a Mosca. Alla fine ha ceduto alle pressioni del governo centrale
georgiano e ha accettato il lasciapassare per ritirsrsi in Russia.
Lo stesso Saakashvili aveva annunciato che entro sera il governo di Tblisi riprenderà
il controllo dell'Ajaria e aveva offerto una via di fuga per Abashidze e la sua
famiglia.
Le trattative sono state condotte da Zurab Zhvania, ministro degli Interni georgiano
e alcuni componenti del governo della provincia dell'Ajaria, ma sembra che Yuri
Luzhkov, potente sindaco di Mosca, abbia svolto un importante ruolo di mediazione,
almeno per garantire a Abashidze l'immunità.
Ha prevalso la soluzione negoziale alla crisi seguita alle dichiarazioni di Abashidze,
che ha dichiarato lo stato di emergenza lunedì 3 maggio 2004, chiudendo scuole
e università e reprimendo qualunque manifestazione di solidarietà al governo centrale
di Tblisi.
“Abbiamo concesso ad Aslan Abashidze 10 giorni per tornare all'ordine costituzionale
georgiano e per disarmare”, aveva dichiarato alla BBC il presidente Saakashvili, “ogni colpo di mano di Abashidze comporterebbe la
dissoluzione delle istituzioni locali, nuove elezioni e il ritiro dalla vita pubblica
di Abashidze”.
Il leader ribelle aveva ordinato di far saltare i ponti e bloccare le strade
che collegano la Georgia all'Ajaria, perché riteneva che i corpi speciali di Tblisi
(addestrati dagli Usa) si apprestavano a riprendere con la forza il controllo
della regione, con una spedizione fulminea dal porto georgiano di Poti.
La situazione è precipitata ieri, quando il ministro della Difesa della Georgia
ha dichiarato che i ribelli avrebbero minato il terminale petrolifero di Bitumi.
A quel punto ad Abashidze sono state concesse tre ore per dimettersi.
La disputa tra il governo centrale della Georgia e la regione ribelle dell'Ajaria
è cominciata a marzo del 2004, quando è stata negata una visita al presidente
Saakashvili che aveva preso il potere al posto del vecchio Shevarnadze, ex ministro
degli Esteri di Gorbaciov, con un colpo di stato non violento nel novembre del
2003, benedetto dagli stati Uniti.
Abashidze non riconosceva come regolare l'ascesa al potere di Saakashvili e,
vista anche la presenza di una base militare russa nei pressi di Bitumi, capitale
della regione ribelle, ha minacciato la secessione con la protezione di Mosca.
La regione dell'Ajaria si rifiuta di pagare le tasse a Tblisi e, seppur non abbia
mai dichiarato l’indipendenza come l'Ossezia del sud e l'Abkhazia, altre due regioni
della Georgia, mantiene milizie paramilitari autonome dall’esercito georgiano.
Saakashvili ha imposto un blocco economico alla regione, dai cui porti partono
le petroliere con il carico proveniente da Kazakistan e Turkmenistan. Sempre più,
infatti, i due leader sembrano gli interpreti di un vecchio film sulla Guerra
Fredda, con gli Stati Uniti impegnati nel costruire nuove alleanze con le vecchie
repubbliche sovietiche e la Russia che gioca in difesa nel tentativo di mantenere
il suo secolare controllo sul Caucaso.
Le vittorie diplomatiche vengono poi sancite da nuove basi militari che si moltiplicano
come funghi nella zona. La Russia per ora, a livello ufficiale, non prende posizione,
ma Alexander Yakovenko, portavoce del ministero degli Esteri russo, ha dichiarato
all’agenzia Itar-Tass , che “ogni tentativo di risolvere la situazione dell’Ajaria con la forza avrà
conseguenze disastrose”.
Non a caso una delle condizioni poste dal governo di Tblisi per il ripristino
della normalità è lo smantellamento della base russa nella regione ribelle. Per
il momento la tensione si allenta in riva al Mar Nero, ma da li passerà l'oleodotto
che permetterebbe agli Stati Uniti di rendersi più autonomi per il rifornimento
energetico rispetto al Medio Oriente.