L’omicidio del leader falangista minaccia di far precipitare i fragili equilibri libenesi
Il politico cristiano e antisiriano, Pierre Gemayel, ministro dell’Industria
nel governo libanese, è stato ucciso in un agguato.
Fonti della sicurezza
libanese riferiscono che poco fa, uomini armati hanno aperto il fuoco sul suo
convoglio
che viaggiava nel quartiere cristiano di Sin al Fil, di Beirut. Gemayel è morto
per la gravità delle ferite mentre veniva trasportato in ospedale. Pierre
Gemayel era figlio del fondatore del partito falangista cristiano, Amin Gemayel,
e un sostenitore della coalizione antisiriana al governo, che si oppone al blocco
composto da Hezbollah e Amal e Aoun.

Sulla Tv cristiana, sulla Lbc (Lebanese Broadcasting Corporation ) e su
Voice of Lebanon, l’emittente del partito falangista, si susseguono le immagini
dell’ennesimo omicidio. Inizialmente riportavano che il leader falangista era
solo ferito, ma ora il decesso è stato confermato. Saad Hariri, leader della coalizione
antisiriana e
figlio dell’ex Premier Rafiq Hariri -ucciso a Beirut nel 2005- ha interrotto la
conferenza stampa che stava tenendo per confermare la notizia. “La rivoluzione
dei cedri -ha dichiarato - è sotto attacco. Oggi una delle persone
che più
credevano in un Libano libero e democratico è stata uccisa. Crediamo che dietro
tutto ciò ci sia la mano della Siria”. Si tratta dell’ennesimo
episodio di assassinio di un personaggio pubblico che si opponeva all’influenza
siriana sul Libano. Un omicidio che, indipendentemente da chi siano gli autori,
potrebbe fare precipitare la già precaria situazione del Paese, particolarmente
ora che il governo di Beirut è orfano della componente sciita. Recentemente
infatti sei ministri del governo libanese, vicini a Hezbollah hanno dato le
dimissioni, lasciando al potere un governo che non rappresenta più la componete
sciita, maggioritaria nel Paese.
“Siamo sgomenti –ha commentato il ministro degli Esteri britannico Margaret
Beckett – ci sono già abbastanza problemi in Libano”. “Crediamo che ora ogni
nazione abbia il dovere di sostenere il governo di Siniora” ha aggiunto il sottosegretario
di Stato Usa, Nicholas Burns. La notizia dell’omicidio è volata di bocca in bocca
e molta gente è già scesa in strada per manifestare la propria rabbia contro il
regime siriano, ma non solo. Mentre
da più parti si punta già il dito contro la Siria, alcune voci accusano il
governo antisiriano: “alla vigilia della manifestazione di giovedì prossimo,
che vedrà uniti Hezbollah, Amal, Aoun, nazionalisti e comunisti, l’uccisione di
Gemayel riporta l’attenzione e il risentimento popolare verso la Siria - commenta
Yarub, un sunnita libanese – penso che la coalizione di Hariri e Siniora abbia
sacrificato Gemayel per mantenersi al potere”.