Karim Sa’id e la sua famiglia sembravano tristi mentre salutavano
i loro parenti.Sa’id, 54 anni, che ha un negozio di pelletteria a
Baghdad, ha deciso di portare in Siria la moglie e i figli, dopo essere
stato minacciato dai ricattatori. Questi si sono presentati al suo
negozio, e gli hanno chiesto di pagare il pizzo. Se lui avesse
rifiutato, hanno detto che avrebbero dato fuoco al locale o avrebbero
rapito lui stesso o uno dei suoi figli.
Violenza quotidiana.
Piuttosto che pagare, ha deciso di lasciare il Paese, ha venduto la
macchina, ha chiesto in prestito soldi al fratello e gli ha chiesto di
vendere i beni di famiglia. Con quei soldi, intende iniziare una nuova
attività in Siria. ''Non avevo mai pensato di lasciare il mio paese
prima'', ha detto Sa’id, ''ho lavorato duro per farmi una vita
qui, ma questi tempi duri ti forzano ad andartene''. Ogni giorno,
famiglie irachene fanno le valige ed emigrano per fuggire alla violenza
che sconvolge il loro paese. L’agenzia dei rifugiati delle Nazioni
Unite, l'Unhcr, ha stimato che 1,8 milioni di persone sono fuggiti
dall'Iraq nei paesi vicini e 1,6 milioni sono stati deportati dalla
caduta di Saddam. Nel solo 2006, 425mila iracheni hanno cercato di
fuggire all’estero. Il generale Sabah Mahdi, capo del servizio
passaporti nella capitale, ha detto che la richiesta per documenti di
viaggio non è mai stata così alta. ''Nei nostri sei uffici a Baghdad,
abbiamo notato che il numero è aumentato notevolmente''. La maggior
parte delle persone va in Siria, Giordania o Egitto. La Siria è
popolare perchè le abitudini e le tradizioni sono simili a quelle
irachene, e i costi della vita sono relativamente bassi. Sa’id spera di
affittare un appartamento per 200 dollari al mese, un terzo in meno a
quanto costa un appartamento simile nel Kurdistan iracheno, dove un
crescente numero di iracheni si sta affollando.
Pochi immigrati possono permettersi voli aerei, quindi rischiano la
vita viaggiando con pullman e taxi, passando attraverso aree senza
leggi dove gli insorti e i criminali operano liberamente.
Un agente di viaggio, che non ha voluto dire il suo nome, ha detto che
coloro che portano gli iracheni all’estero si tengono in stretto
contatto tra di loro sui punti pericolosi. Ha stimato che tra le 3 e le
4mila persone lasciano il paese ogni giorno.
Speranze future. Molte famiglie sperano di tornare appena la situazione migliorerà e la
sicurezza sarà di nuovo restaurata. Majid Hamid, 50 anni, che ha una
tipografia, ha detto che ha chiesto ad un parente di vivere in casa sua
finchè non torna. ''Aspetterò pazientemente finchè le cose non si
ristabiliranno'', ha detto, ''la cosa importante è stare lontano dalle
autobomba, dalle esplosioni e dagli assassinii quotidiani''.
Tra quelli che lasciano il paese ci sono tra le persone più capaci,
come avvocati, dottori e scienziati e accademici. L’anno scorso, il
governo ha cercato di arrestare la fuga di cervelli offrendo il doppio
dei salari agli immigrati esperti. La fuga dei migliori cervelli del paese aggrava
il problema della
mancanza di professionisti che già emergeva ai tempi di Saddam quando
centinaia di migliaia di persone esperte lasciò il paese.Husam Jamal, professore
di archeologia, si sta preparando a lasciare
l’Iraq per la Siria. Teme che l’esodo di professionisti porterà ad un
collasso in tutti i settori, specialmente nell’educazione.
L’educazione sembra essere stata scelta dagli insorti, con 89
professori universitari uccisi dalla caduta di Saddam, secondo il
ministro dell’educazione superiore. Alcuni hanno suggerito che le
intimidazioni dei militanti verso gli insegnanti, dottori e altri
professionisti è volta a paralizzare i servizi primari.
Molti iracheni credono che i paesi confinanti finanzino gli estremisti
per mantenere instabile l’Iraq. ''Ci sono altre mani nascoste dietro
l’esodo'', ha detto Jamal.
Nel mentre, la gente fa lunghe file fuori dagli uffici passaporto. Ci
vogliono fino a 20 giorni per ottenere le carte, ed è per questo che
molti si rivolgono al mercato nero sebbene debbano pagare 15 volte la
cifra ufficiale di 40 dollari. Mohammad Abdul-Qadir, 45 anni, fa la fila per un
nuovo passaporto. Dice
di non sentirsi più al sicuro nel suo quartiere. ''E' deserto. Tutti
hanno lasciato il paese per andare in un posto più sicuro'', ha detto.