Haiti, le manifestazioni degenerano spesso in incidenti fra studenti e soldati della Minustah
Fitte sassaiole, spari in aria, lancio di ogni tipo di oggetto. Ecco, oggi Port
au Prince è ridotta così.
Da una parte i militari delle Nazioni Unite, armati fino ai denti e determinati
a riportare sulla retta via un paese allo sbando. Dall’altra gli studenti delle
università haitiane, i disoccupati (tanti e arrabbiati) e i ‘semplici’ delinquenti
calati dalle bidonville che nel corso degli ultimi due anni hanno alimentato,
soprattutto nella capitale, il fuoco della violenza con comportamenti incivili
e pericolosi.
Da qualche giorno, poi, le violente manifestazioni che hanno contrapposto la
popolazione haitiana, sempre più ostile nei confronti dei caschi blu, ai militari
della Minustah (la Missione di stabilizzazione delle Nazioni Unite in Haiti),
hanno fatto aumentare notevolmente gli scontri e il numero dei feriti, e hanno
fatto suonare ancor più forte l’allarme sulla situazione sociale.
I fatti. Questa volta le cronache raccontano che ad avere la peggio sono stati tre caschi
blu dell’Onu, feriti gravemente durante una manifestazione che attraversava la
capitale Port au Prince.
I partecipanti al corteo, (c’è chi, come gli organizzatori, sostiene siano stati
più di 1000 e chi, come le forze dell’ordine che siano stati duecento) in maggioranza
studenti universitari, non si sono fatti pregare due volte e non appena radunatisi hanno
iniziato un fitto lancio di oggetti contro i militari dell’Onu, quasi tutti di
origine filippina. Si ipotizza anche l’intervento di qualche signore della droga
preoccupato per i suoi traffici illeciti dalla presenza costante dei militari
Onu.
Non solo. Numerosi gli slogan gridati dai dimostranti: “Onu via da Haiti” e “Questa
non è casa vostra”, hanno fatto in modo che gli animi si surriscaldassero.
Ma siamo alle solite. Tutti i giorni a Port au Prince accade qualcosa di simile
e questa è solo l’ultima fase delle numerose proteste che si sono susseguite nel
corso degli ultimi mesi e tutte contro la presenza delle truppe dell’Onu. In più
secondo gli abitanti della capitale, i militari Onu farebbero ben poco per portare
alla calma la situazione. E’ di qualche giorno fa, infatti, la notizia secondo
la quale i caschi blu sparerebbero in maniera indiscriminata causando molti morti
e molti feriti fra la popolazione civile inerme.
La situazione. La Minustah è arrivata a Haiti circa due anni fa per aiutare l’amministrazione
del Paese a controllare la violenza e i disordini che portarono Port au Prince,
ma anche tutte le altre città, sull’orlo della disfatta, subito dopo la fuga di
Jean Bertrande Aristide, attualmente in esilio in Sud Africa, che fino al febbraio
2004 fu presidente (democraticamente eletto) del paese caraibico. Da quel momento
i caschi blu dell’Onu hanno preso il controllo della capitale e di tutte le maggiori
città del paese scontrandosi di sovente, però, con i ribelli delle bidonville
che osteggiano la loro presenza sull’isola. Gli scontri fra opposte fazioni, i soldati della Minustah sono all’incirca 9.000,
hanno già causato 14 morti fra i peacekeeping (sei solo fra quelli di origine
giordana).