21/11/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Haiti, le manifestazioni degenerano spesso in incidenti fra studenti e soldati della Minustah
Fitte sassaiole, spari in aria, lancio di ogni tipo di oggetto. Ecco, oggi Port au Prince è ridotta così.
 
Un soldato dell'Onu ferma un ragazzino haitiano ad un normale posto di blocco in città. Scene che si vedono tutti i giorni a Port au PrinceDa una parte i militari delle Nazioni Unite, armati fino ai denti e determinati a riportare sulla retta via un paese allo sbando. Dall’altra gli studenti delle università haitiane, i disoccupati (tanti e arrabbiati) e i ‘semplici’ delinquenti calati dalle bidonville che nel corso degli ultimi due anni hanno alimentato, soprattutto nella capitale, il fuoco della violenza con comportamenti incivili e pericolosi.
Da qualche giorno, poi, le violente manifestazioni che hanno contrapposto la popolazione haitiana, sempre più ostile nei confronti dei caschi blu, ai militari della Minustah (la Missione di stabilizzazione delle Nazioni Unite in Haiti), hanno fatto aumentare notevolmente gli scontri e il numero dei feriti, e hanno fatto suonare ancor più forte l’allarme sulla situazione sociale.
 
La polizia haitiana in assetto antisommossa durante le violente sparatorie che nel mese di giugno del 2005 sconvolsero la capitale dell'isolaI fatti. Questa volta le cronache raccontano che ad avere la peggio sono stati tre caschi blu dell’Onu, feriti gravemente durante una manifestazione che attraversava la capitale Port au Prince.
I partecipanti al corteo, (c’è chi, come gli organizzatori, sostiene siano stati più di 1000 e chi, come le forze dell’ordine che siano stati duecento) in maggioranza studenti universitari, non si sono fatti pregare due volte e non appena radunatisi hanno iniziato un fitto lancio di oggetti contro i militari dell’Onu, quasi tutti di origine filippina. Si ipotizza anche l’intervento di qualche signore della droga preoccupato per i suoi traffici illeciti dalla presenza costante dei militari Onu.
Non solo. Numerosi gli slogan gridati dai dimostranti: “Onu via da Haiti” e “Questa non è casa vostra”, hanno fatto in modo che gli animi si surriscaldassero.
Ma siamo alle solite. Tutti i giorni a Port au Prince accade qualcosa di simile e questa è solo l’ultima fase delle numerose proteste che si sono susseguite nel corso degli ultimi mesi e tutte contro la presenza delle truppe dell’Onu. In più secondo gli abitanti della capitale, i militari Onu farebbero ben poco per portare alla calma la situazione. E’ di qualche giorno fa, infatti, la notizia secondo la quale i caschi blu sparerebbero in maniera indiscriminata causando molti morti e molti feriti fra la popolazione civile inerme.
 
Esiste una grande fetta di popolazione che chiede a gran voce il rientro del presidente jean Bertrande AristideLa situazione. La Minustah è arrivata a Haiti circa due anni fa per aiutare l’amministrazione del Paese a controllare la violenza e i disordini che portarono Port au Prince, ma anche tutte le altre città, sull’orlo della disfatta, subito dopo la fuga di Jean Bertrande Aristide, attualmente in esilio in Sud Africa, che fino al febbraio 2004 fu presidente (democraticamente eletto) del paese caraibico. Da quel momento i caschi blu dell’Onu hanno preso il controllo della capitale e di tutte le maggiori città del paese scontrandosi di sovente, però, con i ribelli delle bidonville che osteggiano la loro presenza sull’isola.
Gli scontri fra opposte fazioni, i soldati della Minustah sono all’incirca 9.000, hanno già causato 14 morti fra i peacekeeping (sei solo fra quelli di origine giordana).

Alessandro Grandi

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