Dopo mesi di minacce più o meno velate, domenica le truppe
etiopi di stanza in Somalia e le milizie vicine alle Corti islamiche si sono
scontrate per la prima volta nei pressi di Mogadiscio, facendo materializzare
gli
spettri di un nuovo conflitto nel Corno d’Africa.
Scontri. Il
momento tanto temuto è arrivato in mattinata: un convoglio di ventuno
mezzi
militari etiopi, diretti a Baidoa, è saltato su due mine nei pressi di
Bardaleh,
città a 85 km a sud-ovest della capitale
Mogadiscio. Secondo quanto riferito da un portavoce delle Corti, negli
scontri susseguenti sono morti sei soldati etiopi. Una versione
confermata
dai residenti di Bardaleh, ma non dai governi somalo ed etiope, che
hanno
preferito non commentare la notizia. I superstiti del convoglio
sarebbero
giunti in serata a Baidoa, la città meridionale sede delle istituzioni
di
transizione circondata dagli uomini delle Corti.
Etiopia. Finora, nonostante
i proclami bellicosi provenienti da entrambe le parti, Corti ed esercito etiope
erano riusciti a evitarsi. Stanziati prudentemente a Baidoa, gli etiopi erano
arrivati al massimo a dare supporto alle truppe governative negli sporadici
scontri avvenuti con le milizie delle Corti. Le quali, con l’attacco di
domenica, hanno deciso di alzare il livello dello scontro. Ora la palla passa
al
governo etiope, che dovrà decidere se rispondere colpo su colpo, rischiando
così di scatenare una guerra regionale, o se fare buon viso a cattivo gioco.
Finora, infatti, la presenza etiope in Somalia è stata di basso profilo: il
premier dell'Etiopia Meles Zenawi ha più volte ammesso la presenza di alcuni contingenti
militari incaricati di addestrare l’esercito locale, senza però confermare il
dispiegamento
di migliaia di forze presso la regione di Baidoa, denunciato invece dalle Corti.
Baidoa. Una versione
confermata dalle testimonianze della popolazione locale, che parla di
un nutrito aumento di contingenti etiopi in Somalia nelle ultime settimane. Se
si aggiunge che le Corti hanno recentemente ammassato centinaia di combattenti
attorno a Baidoa, si comprende la gravità della situazione. Da una parte,
infatti, Zenawi non è disposto a veder cadere l’attuale governo somalo, uno dei
pochi alleati di Addis Abeba nella regione; dall’altra, le Corti mantengono nei
confronti delle autorità somale un atteggiamento ambiguo, fatto di periodiche
offensive intervallate da aperture diplomatiche che, finora, hanno portato a
poco. L’attacco di domenica potrebbe aver precluso alle Corti la possibilità di
giocare su due tavoli.
Trattative. La situazione è talmente grave
che lunedì mattina Francois Fall, inviato speciale dell’Onu per la Somalia, è
arrivato
a Baidoa per colloqui d’urgenza con il presidente Abdullahi Yusuf e il
premier Mohammed Ghedi. L’obiettivo è quello di riavviare le
trattative di pace con le Corti, dopo che, la scorsa settimana, la mediazione
tentata dal portavoce del Parlamento era stata apertamente sconfessata dal
governo. Difficile che Fall riesca a cavare qualcosa di più dai colloqui, visto
il radicalizzarsi delle posizioni nelle ultime settimane. Per la prima volta,
la guerra santa lanciata dalle Corti contro l’Etiopia non sembra più una vuota
minaccia.