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Multe ai pigri. A livello statale o locale, già in nove stati sono state prese disposizioni
per accelerare le operazioni di pulizia. Il Delaware ha dato 30 giorni di tempo
alle macchine elettorali dei vari candidati, pena 25 dollari di multa per ogni
cartello lasciato al suo posto. A Columbus, in Ohio, l’ente locale per il traffico
ha implorato i candidati di rimuovere i cartelli entro due settimane. In Virginia,
l’azienda che supervisiona le autostrade è ricorsa ai volontari per ripulire i
margini delle strade. Ma iniziative per incentivare l’operazione sono venute anche
dai privati. Chick-fil-A, una catena di ristoranti, offre un panino al pollo gratuito a ogni cliente
che si presenta con un cartello della campagna elettorale. Sticky Fingers, un’altra big della ristorazione, fa lo stesso regalando antipasti.
Più cartelli per tutti. La proliferazione dei cartelli elettorali – si calcola che, a seconda della
grandezza degli stati, ogni candidato ne compri tra i 10.000 e i 50.000 – è dovuta
anche al crollo dei costi di produzione. Un tipico cartello da 48 centimetri per
60 costa circa un dollaro, se fa parte di un ordine di almeno 5.000 pezzi. Comprensibilmente,
di solito è il candidato sconfitto ad essere più restio nel fare pulizia. Come
a dire: ha vinto il mio rivale, ora ha gli onori ma anche gli oneri. Spesso, però,
sono proprio i sostenitori del vincitore a dare una mano, portandosi a casa a
mo’ di trofeo i cartelli elettorali dello sconfitto. In passato, è anche successo
che si cominciasse a fare pulizia troppo presto: nel 2004, due radio del Kansas
iniziarono a offrire ricompense in denaro agli ascoltatori che si fossero presentati
con un cartello elettorale. Solo che lo fecero prima delle elezioni, scatenando
una piccola caccia al tesoro che provocò la condanna dei politici locali.Alessandro Ursic