18/11/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Paese al test delle urne, dopo 16 mesi di transizione
Il momento tanto atteso è arrivato. Dopo quasi un anno e mezzo di governo straordinario, retto dalla giunta militare con a capo il colonnello Ely Ould Mohammed Vall, la Mauritania è pronta per il primo, vero test elettorale dopo il golpe dell’agosto 2005. Le parlamentari di domenica 19 novembre sono il primo passo verso il ritorno al potere di un governo civile.
 
Ely Ould Mohammed Vall, leader della giunta militare mauritanaElezioni. Allo storico appuntamento si sono presentati 28 partiti politici, tra formazioni nuove, storiche e riabilitate dopo il rovesciamento, avvenuto il 2 agosto 2005, dell’ex-presidente Maaouiya Ould Taya, attualmente in esilio in Qatar. In palio ci sono 95 seggi al Parlamento, a cui concorreranno più di mille candidati, un quarto dei quali indipendenti. Segno inequivocabile che nel Paese si respira voglia di cambiamento, dopo le elezioni farsa condotte dal 1992 in poi dal vecchio regime. La campagna elettorale si è svolta senza incidenti, nel segno di una democrazia che pare ritrovata anche grazie alle riforme apportate dal governo militare. “Ironia della sorte, sono state le Forze Armate a garantirci quello che il governo 'civile' di Taya non si è mai preoccupato di darci: la democrazia”, confida amaramente a PeaceReporter A. R., dipendente di una società di informatica nella capitale Nouakchott. Il nostro interlocutore ha chiesto di rimanere anonimo, “perché solamente lunedì prossimo, a scrutinio finito, potremo avere la garanzia che le cose sono davvero cambiate”, aggiunge.
 
L'ex-presidente Maaouiya Ould TayaScetticismo. La visione di A. R. è condivisa da buona parte della popolazione: nonostante le riforme costituzionali, che hanno ripristinato le libertà politiche e limitato i poteri del presidente, la gente non si fida appieno della nuova giunta. Una scelta comprensibile, visto che dall’indipendenza (ottenuta dalla Francia nel 1960) ad oggi la Mauritania non ha mai conosciuto un avvicendamento politico democratico. Dopo i 24 anni di dominio incontrastato del presidente Moktar Ould Daddah, rovesciato nel 1984 da Taya, e il colpo di stato del 2005, la Mauritania spera domenica di poter voltare pagina. Se tutto andrà come previsto, a marzo 2007 si terranno le presidenziali, e la giunta militare potrà cedere il potere, come più volte promesso da Vall. Il quale, per rendere la transizione ancora più trasparente, ha garantito che nessun membro dell’attuale giunta si candiderà alle elezioni.
 
Spoglio delle schede in occasione del referendum sulla CostituzioneFuturo. Le elezioni di domenica dovrebbero registrare un altro precedente storico: per la prima volta, infatti, nessun candidato verrà sostenuto con fondi statali e tutti partiranno dallo stesso piano. Una visione contestata però da alcuni aspiranti deputati, i quali hanno denunciato con preoccupazione la presenza di troppi candidati indipendenti. Salutati dalla giunta militare come l’espressione di una ritrovata democrazia, questi candidati suscitano perplessità in alcuni perché ritenuti dei “cavalli mascherati” su cui punterebbero i militari per far arrivare al potere uomini a loro fedeli. D’altronde, la scoperta di giacimenti petroliferi nell’oasi di Chinguetti ha dato una forte accelerata anche alla competizione politica, perché controllare il Parlamento significherà anche controllare buona parte dei proventi derivanti dall’oro nero. Se questo, per la giovane democrazia mauritana, sia un vantaggio, resta tutto da dimostrare.

Matteo Fagotto

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