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Elezioni. Allo storico appuntamento si sono presentati 28 partiti politici, tra formazioni
nuove, storiche e riabilitate dopo il rovesciamento, avvenuto il 2 agosto 2005,
dell’ex-presidente Maaouiya Ould Taya, attualmente in esilio in Qatar. In palio
ci sono 95 seggi al Parlamento, a cui concorreranno più di mille candidati, un
quarto dei quali indipendenti. Segno inequivocabile che nel Paese si respira voglia
di cambiamento, dopo le elezioni farsa condotte dal 1992 in poi dal vecchio regime.
La campagna elettorale si è svolta senza incidenti, nel segno di una democrazia
che pare ritrovata anche grazie alle riforme apportate dal governo militare. “Ironia
della sorte, sono state le Forze Armate a garantirci quello che il governo 'civile'
di Taya non si è mai preoccupato di darci: la democrazia”, confida amaramente
a PeaceReporter A. R., dipendente di una società di informatica nella capitale Nouakchott. Il
nostro interlocutore ha chiesto di rimanere anonimo, “perché solamente lunedì
prossimo, a scrutinio finito, potremo avere la garanzia che le cose sono davvero
cambiate”, aggiunge.
Scetticismo. La visione di A. R. è condivisa da buona parte della popolazione: nonostante
le riforme costituzionali, che hanno ripristinato le libertà politiche e limitato
i poteri del presidente, la gente non si fida appieno della nuova giunta. Una
scelta comprensibile, visto che dall’indipendenza (ottenuta dalla Francia nel
1960) ad oggi la Mauritania non ha mai conosciuto un avvicendamento politico democratico.
Dopo i 24 anni di dominio incontrastato del presidente Moktar Ould Daddah, rovesciato
nel 1984 da Taya, e il colpo di stato del 2005, la Mauritania spera domenica di
poter voltare pagina. Se tutto andrà come previsto, a marzo 2007 si terranno le
presidenziali, e la giunta militare potrà cedere il potere, come più volte promesso
da Vall. Il quale, per rendere la transizione ancora più trasparente, ha garantito
che nessun membro dell’attuale giunta si candiderà alle elezioni.
Futuro. Le elezioni di domenica dovrebbero registrare un altro precedente storico: per
la prima volta, infatti, nessun candidato verrà sostenuto con fondi statali e
tutti partiranno dallo stesso piano. Una visione contestata però da alcuni aspiranti
deputati, i quali hanno denunciato con preoccupazione la presenza di troppi candidati
indipendenti. Salutati dalla giunta militare come l’espressione di una ritrovata
democrazia, questi candidati suscitano perplessità in alcuni perché ritenuti dei
“cavalli mascherati” su cui punterebbero i militari per far arrivare al potere
uomini a loro fedeli. D’altronde, la scoperta di giacimenti petroliferi nell’oasi
di Chinguetti ha dato una forte accelerata anche alla competizione politica, perché
controllare il Parlamento significherà anche controllare buona parte dei proventi
derivanti dall’oro nero. Se questo, per la giovane democrazia mauritana, sia un
vantaggio, resta tutto da dimostrare.
Matteo Fagotto