Le reazioni dei giapponesi di fronte alla prospettiva di 'deterrenti nucleari' contro Pyongyang
Scritto per noi
da Fabio Ghelli
Mentre il ‘nuovo corso’ nazionalista del Premier giapponese Shinzo Abe prevede
il potenziamento dell'esercito, l'ala più conservatrice del partito di governo,
il Partito Liberal Democratico, preme per creare un arsenale nucleare come deterrente
alla minaccia nord-coreana. Quali sono le reazioni dei giapponesi di fronte allo
spettro del riarmo?
Osaka, 15 novembre 2006. Sulle prime pagine dei giornali giapponesi del 15 novembre 2006, campeggia la
foto di una tavoletta dipinta raffigurante un cavallo; l'antico ex voto, proveniente
dal sagrato d'un altare scintoista, pare racchiudere in sé il profondo legame
col passato di cui il Giappone moderno si fa spesso vanto. Accanto alla foto,
un breve articolo ripercorre concisamente l'intervista rilasciata dal neo-premier
Shinzo Abe al quotidiano Usa Washington Post in occasione dell'incontro con il
presidente George W. Bush, avvenuto il 14 ad Hanoi. Poche informazioni essenziali:
il Giappone è pronto ad attivare la propria contraerea nel caso fossero rilevati
missili in transito sul proprio territorio. "In caso di attacco nord-coreano agli
Stati Uniti - si legge nell'articolo - lo Stato Maggiore giapponese sarebbe chiamato
ad una decisione in tempi brevissimi: nell'ipotesi che i missili in rotta verso
il Pacifico cadano in territorio nipponico, è necessario che la contraerea li
intercetti senza esitazioni". Tale presa di posizione del premier non desta particolare
sorpresa, specie se confrontata con le dichiarazioni di Abe afferenti a una maggiore
collaborazione trans-pacifica. Il fulcro della discussione riguarda i limiti imposti
dalla Costituzione giapponese (un documento, è opportuno ricordarlo, dettato dalle
forze statunitensi al termine della Seconda Guerra Mondiale) alle possibilità
di intervento delle forze di autodifesa.
Il 'nuovo spirito' giapponese. Già il predecessore di Abe, Junichiro Koizumi, aveva allargato le maglie del
controverso "articolo 9", autorizzando l'invio di un contingente dapprima in Afghanistan,
poi in Iraq. Stando a quanto riportato dal Washington Post, le intenzioni di Abe
vanno ben oltre la misura di semplici forzature: il premier ha infatti parlato
della precisa volontà di istillare un "nuovo spirito" nel Giappone contemporaneo,
giungendo ad approntare un nuovo testo costituzionale che consenta al paese di
potenziare il proprio apparato di difesa. Da tempo ormai il governo statunitense
sta esercitando pressioni su Tokyo per ottenere una revisione dell'articolo 9
tale da garantire la costituzione di un forte baluardo difensivo nei confronti
delle "nuove minacce asiatiche"; l'amministrazione Bush ritiene in particolare
di dover "delocalizzare" parte del proprio scudo difensivo, utilizzando l'alleato
nipponico come argine strategico alle minacce provenienti dal quadrante estremo
orientale.
I requisiti minimi per la difesa del Paese. La polemica internazionale suscitata dai test nucleari nord-coreani, in particolare,
ha offerto nuovi argomenti a chi, sulle due sponde del Pacifico, ritiene che i
tempi siano maturi per uno "svezzamento" del Giappone dall'egida di Washington.
L'ala conservatrice del Partito Liberal Democratico è giunta a chiedere l'apertura
di un dibattito parlamentare sul tema dello sviluppo nucleare del Paese, sostenendo
che l'unico deterrente efficace contro la politica aggressiva di Pyongyang è un
valido arsenale atomico. Per quanto Abe si sia mostrato finora ostile ad una discussione
pubblica del problema, il numero due del suo governo, Yasuhisa Shiozaki, è tornato
recentemente ad affermare che simili misure potrebbero rientrare nei "requisiti
minimi per la difesa del paese" previsti dalla Costituzione. Se, da un lato, l'opinione
pubblica mostra di considerare seriamente la minaccia posta dai vicini nord-coreani,
dall'altro l'ipotesi di un'apertura al nucleare si scontra con un atavico terrore
nei confronti del palese richiamo alla tragedia di Hiroshima e Nagasaki. Le reticenze
di carattere storico si attenuano tuttavia nelle nuove generazioni, per le quali
lo spettro della "pioggia sporca" ha da tempo assunto i connotati di un mito.
Nucleare e propaganda. "La minaccia posta dalla Corea del Nord - dice ad esempio Yuko, 25 anni, insegnante
di danza - deve essere presa con la massima serietà. Per quanto sia difficile
ammetterlo, l'idea di dotarsi d'un sistema di difesa efficace appare sempre più
una possbilità concreta per tutelare la sicurezza del Giappone". "Un crescente
numero di persone - commenta Masaki, 30 anni, ricercatore universitario - vede
in uno sviluppo nucleare l'unica risposta possibile all'attuale minaccia; è facile
- aggiunge - riscontrare un'opinione favorevole ai progetti di militarizzazione
nella popolazione giovanile, dal momento che questa è del tutto estranea all'esperienza
della guerra e quindi più sensibile alla propaganda neo-nazionalista". Di parere
diverso appaiono i figli del "boom" economico: Sueko, 56 anni, direttrice di una
scuola di lingue, parla di una "memoria viva": "E' impossibile pensare alla costruzione
di una bomba atomica in Giappone: il ricordo di Hiroshima è ancora troppo forte;
l'America dovrebbe avere un occhio di riguardo per la tragedia che ci ha colpito".
Ancora più decisa è l'opinione di Jinan, 54 anni, operatore sociale: "Il Giappone
ha bisogno d'un arsenale nucleare? Partiamo anzi dal presupposto che nessun Paese
al mondo dovrebbe possedere simili strumenti di distruzione".
"Contrario allo sviluppo nucleare". "Non è che propaganda - esclama Cocoro, 24 anni, studentessa di sociologia -,
ad ogni ora del giorno veniamo informati dalla televisione su cos'ha mangiato
a pranzo e a cena Kim Jong Il. Il governo ha addirittura diffuso una circolare
per incoraggiare la rete nazionale Nhk a trasmettere un maggior numero di servizi
sulla Corea del Nord. La deriva nazionalista del Paese - conclude con amarezza
- sta assumendo dimensioni preoccupanti: non dubito che arriverebbero a mettere
in campo anche l'atomica se questo servisse alla politica terroristica di Abe
e soci". "Il problema è serio - dice Toyooka, 23 anni, laureando in letteratura
- il Giappone è circondato da potenze atomiche: Russia, Cina, e adesso anche la
Corea del Nord. E' ovvio che in questa situazione il paese non è al sicuro. Se
avessimo la bomba atomica, questo servirebbe di certo a ristabilire un certo equilibrio.
Detto questo - aggiunge dopo una pausa - il Giappone è l'unico Paese ad aver conosciuto
l'esperienza d'un bombardamento atomico. Io vengo da Hiroshima, i miei nonni hanno
visto quello che è successo: l'orrore della distruzione e l'infamia delle discriminazioni
sono nel cuore di ognuno che venga da laggiù. Per questo sono contrario ad ogni
forma di sviluppo nucleare."