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Nuku'alofa, capitale delle isole Tonga, un arcipelago di centomila abitanti a est dell'Australia, è stata scossa ieri, 16 novembre, da una rivolta sfociata nell'assalto al palazzo del Primo ministro. Otto persone sono state trovate carbonizzate stamattina trai resti di automobili incendiate e il governo ha proclamato lo stato d'emergenza.
Contro il regime. Alcune centinaia di manifestanti, riuniti per protestare contro i continui ritardi
del governo nell'approvazione di riforme politiche in senso democratico, hanno
lanciato sassi contro le finestre della residenza del premier, sfondando alcune
finestre, e dato fuoco ad alcune macchine della polizia parcheggiate in corrispondenza
degli edifici del governo. La polizia ha annunciato che ulteriori vittime potrebbero
essere rinvenute tra le macerie dei palazzi attaccati dai manifestanti. Il governo,
che ha annunciato che nel 2008 si terranno nuove elezioni, ha chiesto a Nuova
Zelanda e Australia l'invio di 200 uomini per garantire la sicurezza degli edifici
chiave. Le pressioni popolari esercitate su Feleti Sevele, Primo ministro dall'11
febbraio 2006, si sono esacerbate in seguito alla morte, avvenuta a settembre,
del sovrano di Tonga, re Tupou IV. La scomparsa di un regnante da sempre contrario
alla rappresentanza popolare, e l'elezione a suo successore del figlio, Flaofi
Tupou V, avevano acceso le speranze su un'apertura democratica, in un Paese fortemente
conservatore, dove le televisioni e le radio di Stato controllano l'informazione
e i parlamentari sono nominati direttamente dal re o dall'aristocrazia di Nuku'alofa.
Lo stesso sovrano e i nobili ereditari delle isole hanno infatti la maggioranza
dei seggi in Parlamento.
Un reame vitalizio. Il Paese si regge quasi esclusivamente sull'agricoltura, mentre importanti fonti
di reddito sono le attività turistiche, la cessione dei diritti di pesca e le
attività finanziare off-shore. Dal 2005 sono in vigore limitate norme anti-riciclaggio.
Lo stipendio medio di un tongano supera di poco i 1.600 euro all'anno. Nel 2005,
una serie di manifestazioni a favore della democrazia ha provocato scioperi selvaggi
che hanno bloccato la capitale, ed una commissione governativa è stata nominata
per discutere delle riforme costituzionali. La commissione ha decretato che l'elezione
dei parlamentari debba spettare al popolo, ma l'assemblea generale continua a
ritardare il via libera per modificare la Carta costituzionale. Il re Tupou IV
ha regnato per 41 anni opponendosi strenuamente a qualsiasi tipo di riforma, mentre
dal momento della sua elezione il figlio si è da sempre dichiarato disponibile
a considerare le istanze dei tongani.
Luca Galassi