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I nuovi schiavi. Non va per il sottile Sarah Leah
Whitson, direttore per il Medio Oriente di Human Rights Watch (la
principale organizzazione non governativa che si batte per il rispetto dei
diritti umani nel mondo), nel presentare alla stampa, il 7 novembre scorso, il
rapporto di Hrw sulle condizioni dei lavoratori stranieri negli Emirati. Il
giorno stesso, mentre a New York la Whitson incontrava i giornalisti, lo
sceicco Mohammed bin Rashid al-Maktoum, primo ministro e vice-presidente, ha
ordinato al ministro del Lavoro Ali bin Abdullah al-Ka’abi di dare immediata
attuazione a un pacchetto di riforme tese a migliorare le condizioni di tutela
dei lavoratori migranti, che tengono in parte conto anche delle raccomandazioni
di Hrw. “Il decreto del primo ministro per proteggere i diritti dei lavoratori
migranti è un passo nella giusta direzione”, ha commentato la Whitson, “ma
bisogna fornire ai migranti stessi gli strumenti per difendersi dalle
violazioni delle grandi aziende che vincono gli appalti per la costruzione
delle grandi opere”. Queste violazioni sono elencate nelle 71 pagine del
rapporto, che raccoglie interviste ai lavoratori, a funzionari del governo e a
rappresentanti delle aziende.
Una vita d’inferno. E l’elenco è impressionante:
paghe misere che a volte non vengono neanche saldate, condizioni di lavoro con
orari inumani e la totale assenza delle minime condizioni di sicurezza,
associate alla decisione di trattenere il passaporto a molti lavoratori che
poi, a costi elevati, vengono costretti a ‘riscattarli’ per essere liberi di
tornare a casa. Christian Elia
Parole chiave: emirati, nuovi schiavi, migranti, immigrati