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Nove anni per combattere la povertà. Il vicepresidente
dell’Uruguay, Rodolfo Nin Novoa, si è impegnato ufficialmente in una guerra
senza esclusione di colpi alla fame e alla miseria. Si tratta di un compromesso
in cui il paese sudamericano si impegna a ridurre della metà il numero di poveri
e di
bisognosi, in un paese che conta un milione di persone sotto la soglia minima
di povertà e quasi centomila indigenti. Un impegno che il rappresentante del
governo ha preso davanti ai partecipanti del Summit globale sul microcedito,
svoltosi ad Halifax, in Canada, dal 12 al 16 novembre. Si tratta di un incontro
internazionale a cui hanno aderito 2.300 delegati di un centinaio di paesi, con
un obiettivo unico e “audace”, come lo ha definito il direttore della Campagna
per il microcredito Sam Daley-Harris, ex musicista che 30 anni fa, dopo aver
assistito a una conferenza sulla fame nel mondo, lasciò l’Orchestra filarmonica
di Miami per dedicare tutto se stesso a combatterla. Elaborare le strategie
affinché entro il 2015 cento milioni di famiglie riescano a superare la soglia
di un dollaro al giorno è infatti l’obiettivo ultimo e l’Uruguay ha accettato
la sfida.
Corsa a ostacoli. Un percorso non privo di ostacoli e
trabocchetti, che ha
come punto chiave il rapporto fra le banche e i cittadini. Secondo il
vicepresidente uruguaiano è nel rapporto fra le banche e la gente che
risiedono
i nodi da sciogliere. Novoa è convinto che gli istituti di credito
dovrebbero andare incontro agli abitanti, concedendo a tutti le stesse
opportunità, mentre in Uruguay solo 17 persone appartenenti alla classe
media
su 100 hanno stretto rapporti con una banca, e questa percentuale
scende al 7
percento nei ceti bassi. Stella Spinelli
Parole chiave: fame, povertà, microcredito, Uruguay, Muhammad Yunus, premio Nobel