19/11/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Nove anni per combattere la povertà: l'Uruguay accetta la sfida del Summit globale sul microcedito
 
Vazquez, presidente dell'Uruguay, e il suo vice, NovoaNove anni per combattere la povertà. Il vicepresidente dell’Uruguay, Rodolfo Nin Novoa, si è impegnato ufficialmente in una guerra senza esclusione di colpi alla fame e alla miseria. Si tratta di un compromesso in cui il paese sudamericano si impegna a ridurre della metà il numero di poveri e di bisognosi, in un paese che conta un milione di persone sotto la soglia minima di povertà e quasi centomila indigenti. Un impegno che il rappresentante del governo ha preso davanti ai partecipanti del Summit globale sul microcedito, svoltosi ad Halifax, in Canada, dal 12 al 16 novembre. Si tratta di un incontro internazionale a cui hanno aderito 2.300 delegati di un centinaio di paesi, con un obiettivo unico e “audace”, come lo ha definito il direttore della Campagna per il microcredito Sam Daley-Harris, ex musicista che 30 anni fa, dopo aver assistito a una conferenza sulla fame nel mondo, lasciò l’Orchestra filarmonica di Miami per dedicare tutto se stesso a combatterla. Elaborare le strategie affinché entro il 2015 cento milioni di famiglie riescano a superare la soglia di un dollaro al giorno è infatti l’obiettivo ultimo e l’Uruguay ha accettato la sfida.
 
Sempre più in su. Novoa ha assicurato che il suo paese sta già facendo molto in questo senso. Due anni fa ha inaugurato un piano di emergenza fame, che ha portato benefici a ottantamila persone e ha lanciato i planes di “sviluppo e opportunità”, destinati a chi vive ai margini e che comprendono forme di microcredito ancora tutte da perfezionare. È comunque evidente che l’Uruguay di Vazquez, presidente dal marzo 2005, sta seriamente tentando di imboccare la via del riscatto sociale e il fatto di aver rialzato la posta davanti all’assemblea internazionale, ponendosi un obiettivo ancora più alto, lo dimostra.
 
Una donna indigente, accampata per stradaCorsa a ostacoli. Un percorso non privo di ostacoli e trabocchetti, che ha come punto chiave il rapporto fra le banche e i cittadini. Secondo il vicepresidente uruguaiano è nel rapporto fra le banche e la gente che risiedono i nodi da sciogliere. Novoa è convinto che gli istituti di credito dovrebbero andare incontro agli abitanti, concedendo a tutti le stesse opportunità, mentre in Uruguay solo 17 persone appartenenti alla classe media su 100 hanno stretto rapporti con una banca, e questa percentuale scende al 7 percento nei ceti bassi.
 
Microcredito. Spiegando le linee guida del suo governo, il vice di Vazquez ha voluto precisare che la vera giustizia non è trattare tutti nello stesso modo, bensì fare attenzione alle differenze, alle particolarità di ogni specifico caso. Per questo punto il paese sudamericano propone di stringere un personalissimo rapporto con la Banca interamericana di sviluppo, in modo da formulare un programma di appoggio specifico secondo le esigenze del suo paese. Sulla linea del premio Nobel bengalese, Muhammad Yunus, re del mircrocredito, l’Uruguay vuol sviluppare il lavoro delle donne, motore economico del futuro.
 

Stella Spinelli

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità