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I numeri. Le matricole straniere che si sono iscritte quest’autunno sono state oltre 142mila,
l’8 per cento in più rispetto all’anno scorso. Dall’altra parte, i ragazzi americani
che sono andati a studiare all’estero sono saliti a quasi 206mila. Certo, sono
perlopiù programmi di studio limitati, da qualche settimana a un semestre: solo
il 6 per cento degli statunitensi all’estero ci rimane per un intero anno accademico.
Ma gli accresciuti incroci culturali sono visti come un fatto positivo dagli esperti
del settore. Un indizio del fatto che, nonostante le paure e le diffidenze dovute
al terrorismo, la tendenza verso la globalizzazione torna a farsi largo, anche
nel campo del sapere. Inoltre, dal loro punto di vista, gli Usa sono contenti
se aumenta l’affluenza degli studenti stranieri, perché ciò aumenta le possibilità
che poi le future classi dirigenti di molti paesi abbiano atteggiamenti favorevoli
verso Washington.
Inversione di tendenza. Il numero degli studenti stranieri negli Usa, dove hanno sede molte tra le università
più prestigiose al mondo, era cresciuto ininterrottamente dagli anni Sessanta
al 2001. Dopo gli attentati di New York e Washington ci fu un brusco calo, anche
per le nuove restrizioni del governo in materia di visti. Ma si ritiene che i
motivi furono anche un crescente antiamericanismo, nonché una concorrenza più
spietata da parte delle università britanniche e australiane. I college statunitensi hanno così iniziato a fare una campagna attiva di reclutamento
all’estero, mentre prima gli studenti venivano da sé. Come risultato di tutti
questi fattori, negli ultimi dodici mesi il dipartimento di Stato ha emesso oltre
591mila visti studenteschi, il 14 per cento in più rispetto all’anno precedente.Alessandro Ursic
Parole chiave: studenti, stranieri, visti, terrorismo, attentati, 2001, globalizzazione