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La legge. La strada verso l’approvazione della legge è cominciata
un anno fa, con una sentenza della Corte Costituzionale che accoglieva
l’istanza di una coppia gay, dando al Parlamento un anno di tempo per
legiferare togliendo le limitazioni alle unioni omosessuali. La Costituzione
sudafricana è infatti la prima al mondo a vietare esplicitamente qualsiasi
discriminazione basata sulle inclinazioni sessuali dei cittadini. A undici mesi
di distanza il Parlamento ha approvato, con 230 voti a favore e 41 contrari, il
Civic Union Bill, che modifica il
precedente Marriage Act definendo il
matrimonio “un’unione volontaria tra due persone”, senza specificare il loro
sesso. Il provvedimento è passato grazie alla disciplina di partito imposta
dall’African National Congress, che
ha ordinato ai suoi parlamentari di non farsi scrupoli di coscienza e di
approvare la legge. Così, buona parte del mondo religioso ha avuto buon gioco
nell’insorgere, dichiarando che il provvedimento non avrebbe l’appoggio della
maggioranza dell’opinione pubblica.
Precedente.
Il provvedimento non ha neanche incontrato il
favore di tutti gli omosessuali. Particolarmente controversa è la possibilità
data agli ufficiali di rifiutarsi di officiare i matrimoni per scrupoli di
coscienza o religione. Una discriminante importante per la Bell, che contesta
anche il fatto che “i matrimoni omosessuali siano stati regolamentati con una
legge apposita. La Costituzione garantisce gli stessi diritti,
indipendentemente dalle inclinazioni sessuali dei cittadini. Allora perché non
disciplinare la materia con un solo provvedimento? Per questo ritengo, e non
sono la sola, che questa legge sia incostituzionale”. Nonostante i difetti, è
innegabile l’importanza della legge, che segna un momento storico per l’intero
continente. Non sono pochi i Paesi africani, Camerun in primis, in cui essere
omosessuali è ancora un reato. La decisione sudafricana potrebbe significare
che il clima nel continente è cambiato.
Matteo Fagotto