16/11/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Parlamento sudafricano autorizza le unioni omosessuali
Il 14 novembre 2006 diventerà una data storica per le comunità omosessuali africane. Per la prima volta, infatti, il Parlamento sudafricano ha passato una legge che autorizza le unioni omosessuali, seppur con alcuni limiti. Una legge controversa, a cui si oppone buona parte della Chiesa e che non soddisfa appieno neanche i diretti interessati.
 
Una coppia gay in SudafricaLa legge. La strada verso l’approvazione della legge è cominciata un anno fa, con una sentenza della Corte Costituzionale che accoglieva l’istanza di una coppia gay, dando al Parlamento un anno di tempo per legiferare togliendo le limitazioni alle unioni omosessuali. La Costituzione sudafricana è infatti la prima al mondo a vietare esplicitamente qualsiasi discriminazione basata sulle inclinazioni sessuali dei cittadini. A undici mesi di distanza il Parlamento ha approvato, con 230 voti a favore e 41 contrari, il Civic Union Bill, che modifica il precedente Marriage Act definendo il matrimonio “un’unione volontaria tra due persone”, senza specificare il loro sesso. Il provvedimento è passato grazie alla disciplina di partito imposta dall’African National Congress, che ha ordinato ai suoi parlamentari di non farsi scrupoli di coscienza e di approvare la legge. Così, buona parte del mondo religioso ha avuto buon gioco nell’insorgere, dichiarando che il provvedimento non avrebbe l’appoggio della maggioranza dell’opinione pubblica.
 
Controversie. E’ quanto ha sostenuto in un comunicato stampa la South African Catholic Bishop's Conference, che PeaceReporter ha più volte provato a contattare telefonicamente, ma senza risultati. Secondo la Sacbc, tradire la volontà della maggioranza della popolazione significa infliggere un duro colpo alla democrazia sudafricana. Una visione non condivisa invece da Deborah Bell, reverendo della Deo Gloria Family Church, nata nel 1991, che sostiene i matrimoni omosessuali: “La questione della percezione dell’omosessualità da parte della società è molto complessa – dichiara la Bell a PeaceReporter – visto che ogni società in ogni parte del mondo ha una componente di omofobia. E’ anche vero però che in molte città del Paese, Città del Capo in primis, gli omosessuali sono ormai accettati. Tanto che la visione della Sacbc non è condivisa neanche da tutte le Chiese e comunità religiose sudafricane”.
 
Partecipanti al Gay Pride in SudafricaPrecedente. Il provvedimento non ha neanche incontrato il favore di tutti gli omosessuali. Particolarmente controversa è la possibilità data agli ufficiali di rifiutarsi di officiare i matrimoni per scrupoli di coscienza o religione. Una discriminante importante per la Bell, che contesta anche il fatto che “i matrimoni omosessuali siano stati regolamentati con una legge apposita. La Costituzione garantisce gli stessi diritti, indipendentemente dalle inclinazioni sessuali dei cittadini. Allora perché non disciplinare la materia con un solo provvedimento? Per questo ritengo, e non sono la sola, che questa legge sia incostituzionale”. Nonostante i difetti, è innegabile l’importanza della legge, che segna un momento storico per l’intero continente. Non sono pochi i Paesi africani, Camerun in primis, in cui essere omosessuali è ancora un reato. La decisione sudafricana potrebbe significare che il clima nel continente è cambiato.

Matteo Fagotto

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