16/11/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Per la prima volta nella storia del Guatemala, tre persone saranno giudicate per genocidio, terrorismo di Stato e torture
Quasi trecentomila morti: finalmente qualcuno ne risponderà. Per la prima volta nella storia del Guatemala, 3 persone saranno giudicate per genocidio, terrorismo di Stato e torture per i fatti accaduti durante la cosiddetta guerra sucia che ha insanguinato il paese per ben 36 anni (dal 1960 al 1996).
 
Rios Montt, capo di stato in Guatemala dal 1982 al 1983, accusato di genocidioLa lista. Si tratta del generale Angel Guevara, ministro della Difesa durante il regime di Romero Lucas Garcia (1978-1982) quando fu assaltata l’ambasciata spagnola, di German Chupina, direttore generale della polizia durante lo stesso periodo, e di Pedro Garcia Arredando, capo del terribile Comando 5 della polizia, incaricato di reprimere gli oppositori politici.
E poco importa se Oscar Humberto Mejía, anche lui ministro della Difesa del regime luquista, e il famigerato capo di stato Rios Montt, siano riusciti a scamparla grazie a cavilli burocratici: il procedimento è ormai avviato, i tabù sono crollati e anche i più intoccabili sono ormai all’angolo. E' solo questione di tempo.
A giudicarli sarà la Audiencia Nacional di Spagna che ha appena emesso gli ordini internazionali di cattura.
 
Una giovane guatemalteca volta le spalle a un cumulo di resti di vittime del genocidioPerché un tribunale straniero? I fatti specifici intorno ai quali è stato montato il caso sono l’omicidio di quattro missionari spagnoli, la sparizione di un quinto e l’assalto all’ambasciata spagnola condotto dalla polizia il 31 gennaio 1980, nel quale morirono 37 persone. Fra questi il padre del premio Nobel per la Pace, Rigoberta Menchù, e tre diplomatici spagnoli. Fu lei, infatti, nel ’99 a sporgere denuncia di genocidio all’Audiencia Nacional, accettata nel 2000. Fu così che partirono le indagini preliminari che compresero anche il caso dei cinque sacerdoti. Solo nel 2005, però, arrivò il definitivo via libera dal Tribunale Costituzionale spagnolo, e nel giugno di quell’anno un giudice del paese europeo potè finalmente raggiungere il paese centroamericano, nel tentativo di parlare con i testimoni e rimettere assieme i pezzi di un puzzle molto complesso. Il risultato, però, fu un nulla di fatto: i militari inquisiti risposero con una pioggia di ricorsi legali che bloccarono ogni indagine. Ma il giudice madrileno non si arrese ed emise una serie di ordini internazionali di cattura diventati effettivi questa settimana.
 
Rigoberta Menchù in preghiera davanti alle tombe delle vittime del genocidioUn paese spaccato. Un gioco delle parti, dunque, che ha messo in evidenza le profonde divisioni della società guatemalteca. Da una parte le organizzazioni umanitarie e le associazioni delle famiglie dei desaparecidos hanno interpretato questo processo spagnolo come l’inizio della fine di una vergognosa impunità; dall’altra i settori reazionari e legati al potere hanno qualificato la misura come “inaccettabile” intervento di un paese straniero negli affari interni di un stato sovrano, sbandierando vecchi cliché sugli spagnoli conquistatori, origine di tutti i mali.
 
I due esclusi. Naturalmente, l’ordine di cattura riguarda anche Oscar Humberto Mejia e Rios Montt, che molti additano come uno dei maggiori responsabili del terrore. Secondo quanto riferiscono lo studio eseguito dal vescovo assassinato Juan Gerardi “Guatemala, nunca mas” e la documentazione raccolta dall’Onu “Guatemala, memoria del silenzio”, quando Montt fu al potere, 1982-1983, si registra il 69 percento delle esecuzioni avvenute in 36 anni; il 41 percento degli stupri, perlopiù a danno delle contadine indigene; il 45 percento delle torture. Eppure, grazie a cavilli burocratici, sono rimasti fuori dal procedimento. Per ora.
 
“Non per molto”. È quello che si augurano la Fondazione Rigoberta Menchú Tum e altre Ong che tenteranno di correggere l’errore che sta alla base di tutto. La difesa dei due intoccabili si è trincerata dietro al fatto che nel periodo dell’assalto all’ambasciata nessuno dei due fosse al governo. La Fondazione, però, ha spiegato che dato che adesso la Audiencia Nacional ha incluso nell’indagine anche i casi dei sacerdoti ammazzati e l’accusa di genocidio, sono inclusi tutti i crimini commessi nell’intero periodo della guerra sporca.
Intanto, per far sentire la loro voce, scendono in piazza oggi migliaia di sopravvissuti al genocidio. L'intento è riunirsi davanti alla Corte Suprema di giustizia e ricoprirla di graffiti. Un atto di protesta per pretendere la fine dell'impunità e la cattura del responsabile dei responsabili, Montt.

Stella Spinelli

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