14/11/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Rapimento di massa a Baghdad, nell'ennesima giornata di sangue in Iraq
Come ogni mattina, in fila, gli impiegati del ministero dell’Istruzione superiore si apprestavano a entrare in ufficio. All’improvviso, a bordo di un numero imprecisato di pick-up nuovi di zecca, è arrivato un commando di uomini armati. Tutti vestiti con le uniformi dei corpi speciali iracheni.
E hanno portato via, sotto la minaccia delle armi, non meno di cento persone.
 
un gruppo di persone arrestate a baghdadSequestro di massa. Il dicastero si trova a Karrada, un quartiere nel centro della capitale, una delle zone più pericolose della città, dove convivono sunniti e sciiti e non c’è una maggioranza ben definita. Gli aggressori hanno intimato a tutte le donne presenti nell’edificio di entrare in una stanza, dopo averle private dei telefoni cellulari, e le hanno chiuse dentro. A quel punto, con le armi spianate, il commando ha costretto tutti gli uomini a seguirli. Non tutti i rapiti sono impiegati, ci sono anche addetti alla sicurezza e visitatori. Le agenzie di stampa internazionali, in un primo momento, citando fonti del ministero degli Interni, parlavano di venti rapiti, mentre altre fonti stimavano in 150 il numero delle persone sequestrate. Al momento non è chiaro se il rapimento di massa sia a sfondo religioso, ma è più probabile che si tratti di un rapimento per ottenere un riscatto, visto l’elevato numero di sequestrati e il poco tempo trascorso dall’arrivo alla partenza, che non dovrebbe aver permesso di verificare ai rapitori la fede religiosa dei rapiti. Il ministro dell’Istruzione superiore è sunnita.
Un numero impressionante che però, nella Baghdad liberata, non rappresenta una novità. Era già accaduto in altri edifici ministeriali.
 
uomini dell'esercito iracheno addestrati dai militari usaUn massacro quotidiano. La situazione è sempre più fuori controllo in Iraq. Solo oggi, oltre al rapimento di massa a Baghdad, che vista la fine fatta dai rapiti in altre occasioni non fa presagire nulla di buono, sono tanti gli episodi di violenza in tutto il Paese. A Ramadi, città principale della provincia di al-Anbar, al confine della Siria, dove si combattono guerriglieri e militari Usa, oggi sono state uccise trenta persone, e 17 sono rimaste ferite, in un’incursione dei corpi speciali statunitensi. Sempre oggi, sei civili sono morti, e 13 sono rimasti feriti, a causa di un attacco sferrato delle truppe Usa a Shouala, sobborgo alla periferia nord-occidentale di Baghdad, a maggioranza sciita. Lo hanno reso noto fonti delle forze di sicurezza irachene, secondo cui i soldati, coperti dall'azione di elicotteri da combattimento, hanno effettuato un'incursione nel quartiere e una serie di bombardamenti. Un gruppo di uomini armati ha reagito all’azione dei militari Usa e si è cominciato a combattere casa per casa, mentre gli elicotteri colpivano le case. Dal 2003 a oggi, secondo Iraq Body Count, sono 52.142 i civili che hanno perso la vita. 

red

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità