13/11/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Sdegno iraniano per un video su google che definisce Tabriz come città azera
Una coppia in vacanza e il suo video turistico messo in rete, nella sezione video di Google, sono bastati a provocare lo sdegno delle autorità iraniane.
 
Tabriz vista da goole earthDov’è Tabriz? Il video presenta le immagini dei luoghi più caratteristici di Tabriz, la principale città del nord dell’Iran, nella provincia dell’Azerbaigian orientale, ma la scintilla che ha provocato la reazione delle autorità di Teheran e di centinaia di navigatori della rete è stata la didascalia con cui viene presentato. “Questo video –si legge- mostra Tabriz, una città che si trova nel sud dell’Azerbaigian, attualmente parte del territorio iraniano”. Tabriz fa parte dell’Iran da sempre e la dicitura nella presentazione del video è ambigua. Le sospettose autorità iraniane, però, non hanno perso l’occasione per attaccare il popolare motore di ricerca statunitense, accusandolo di minare l’integrità territoriale del Paese. “E’ un tipico esempio di ingerenza negli affari di un'altra nazione” ha commentato Saman Mahmen Bela, che si occupa di Information Technology per il parlamento iraniano. “Un iraniano non può accettare queste leggerezze –ha ribadito Valiallah Azarvash, un altro parlamentare – Tabriz e l’Azerbaigian orientale non sono mai stati separati dall’Iran, sin dal secondo millennio avanti Cristo.” Anche un quotidiano riformista iraniano, Etemad, ha accusato Google di atti “strani, sospetti e ambigui” nel tentativo di ricollocare Tabriz, uno dei luoghi simbolo della rivoluzione islamica del 1979, nella repubblica ex sovietica dell’Azerbaigian, che si trova a nord del confine iraniano. Il ministro Mahmen Bela ha invitato gli internauti iraniani a reagire alla provocazione, scrivendo montagne di e-mail di protesta alla direzione di google.
 
La tomba dei poeti, uno dei monumenti più celebri di TabrizSeparatismi. L’accusa per i produttori del video è quella di fomentare i sentimenti separatisti della provincia, in cui la lingua più parlata è l’azero, un dialetto derivato dal turco, anziché il farsi. La provincia, che fu in prima linea nella rivolta contro lo Scià nel ’79, è stata a lungo un luogo di contrasti tra la popolazione persiana e la minoranza azera che, come le altre minoranze nel Paese, è discriminata. L’uso della lingua azera venne legalizzato nelle tv e nelle moschee locali solo negli anni novanta, e ancora, nel 2003, è rimasto celebre il caso di un attivista azero che venne incarcerato per aver proposto la secessione della provincia. All’inizio del 2006 ci sono stati episodi di proteste, da parte della comunità azera, scoppiate dopo che un quotidiano in farsi aveva pubblicato una vignetta a sfondo razzista, in cui si mostrava uno scarafaggio che paralava in lingua azera con un bambino. Anche in quel caso le autorità avevano parlato di un complotto statunitense per seminare discordia tra le etnie. Il governo iraniano è molto duro con le minoranze e, dall’elezione di Ahmadinejad, ha incrementato la repressione per contrastare eventuali spinte centrifughe. Proteste simili a quelle di Tabriz sono avvenute anche nella provincia a maggioranza araba del Khuzestan, al confine con l’Iraq, e con i curdi che abitano il nord ovest del Paese. Il nazionalismo geografico degli iraniani aveva reagito duramente anche in un episodio simile avvenuto due anni fa, quando il National Geographic definì il golfo Persico col nome di golfo Arabico. Anche allora era partito un net-strike, una protesta telematica, e i rappresentanti della rivista erano stati espulsi dal Paese come dei sediziosi.
 

Naoki Tomasini

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