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Dov’è Tabriz? Il video presenta le immagini dei
luoghi più caratteristici di Tabriz, la principale città del nord dell’Iran,
nella provincia dell’Azerbaigian orientale, ma la scintilla che ha provocato la
reazione delle autorità di Teheran e di centinaia di navigatori della rete è
stata la didascalia con cui viene presentato. “Questo video –si legge- mostra
Tabriz, una città che si trova nel sud dell’Azerbaigian, attualmente parte del
territorio iraniano”. Tabriz fa parte dell’Iran da sempre e la dicitura nella
presentazione del video è ambigua. Le sospettose autorità iraniane, però, non
hanno perso l’occasione per attaccare il popolare motore di ricerca
statunitense, accusandolo di minare l’integrità territoriale del Paese. “E’ un
tipico
esempio di ingerenza negli affari di un'altra nazione” ha commentato Saman
Mahmen Bela, che si occupa di Information Technology per il parlamento
iraniano. “Un iraniano non può accettare queste leggerezze –ha ribadito
Valiallah Azarvash, un altro parlamentare – Tabriz e l’Azerbaigian orientale
non sono mai stati separati dall’Iran, sin dal secondo millennio avanti
Cristo.” Anche un quotidiano riformista iraniano, Etemad, ha accusato Google di
atti “strani, sospetti e ambigui” nel tentativo di ricollocare Tabriz, uno dei
luoghi simbolo della rivoluzione islamica del 1979, nella repubblica ex
sovietica dell’Azerbaigian, che si trova a nord del confine iraniano. Il
ministro Mahmen Bela ha invitato gli internauti iraniani a reagire alla
provocazione, scrivendo montagne di e-mail di protesta alla direzione di
google.
Separatismi. L’accusa per i produttori del video è
quella di fomentare i sentimenti separatisti della provincia, in cui la lingua
più parlata è l’azero, un dialetto derivato dal turco, anziché il farsi. La
provincia, che fu in prima linea nella rivolta contro lo Scià nel ’79, è stata
a lungo un luogo di contrasti tra la popolazione persiana e la minoranza azera
che, come le altre minoranze nel Paese, è discriminata. L’uso della lingua
azera venne legalizzato nelle tv e nelle moschee locali solo negli anni
novanta, e ancora, nel 2003, è rimasto celebre il caso di un attivista azero
che venne incarcerato per aver proposto la secessione della provincia.
All’inizio del 2006 ci sono stati episodi di proteste, da parte della comunità
azera, scoppiate dopo che un quotidiano in farsi aveva pubblicato una vignetta
a sfondo razzista, in cui si mostrava uno scarafaggio che paralava in lingua
azera con un bambino. Anche in quel caso le autorità avevano parlato di un
complotto statunitense per seminare discordia tra le etnie. Il governo iraniano
è molto duro con le minoranze e, dall’elezione di Ahmadinejad, ha incrementato
la repressione per contrastare eventuali spinte centrifughe. Proteste simili a
quelle di Tabriz sono avvenute anche nella provincia a maggioranza araba del
Khuzestan, al confine con l’Iraq, e con i curdi che abitano il nord ovest del
Paese. Il nazionalismo geografico degli iraniani aveva reagito duramente anche
in un episodio simile avvenuto due anni fa, quando il National Geographic
definì il golfo Persico col nome di golfo Arabico. Anche allora era partito un
net-strike, una protesta telematica, e i rappresentanti della rivista erano
stati espulsi dal Paese come dei sediziosi. Naoki Tomasini