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I numeri. Negli Stati Uniti muoiono oltre 1.800 veterani al giorno, due terzi del bilancio
di caduti in Iraq dall’invasione del 2003. Il numero sembra enorme, ma bisogna
tener conto che “veterano” è chiunque abbia prestato servizio nelle forze armate,
non necessariamente in guerra. Circa 9,5 milioni di veterani in vita, fin da prima
della seconda guerra mondiale, hanno oltre 65 anni. E proprio l’anzianità di centinaia
di migliaia di ex soldati che hanno combattuto il nazifascismo, ora ultraottantenni,
contribuisce ad alzare le morti di veterani a numeri record. Alla fine del 2006,
si prevede che quest’anno saranno state 688mila. Considerando che in media un
veterano su otto sceglie una sepoltura con gli onori militari, il risultato è
che ogni anno servono 85mila tombe in più.
Soluzioni provvisorie. Nel frattempo, si fa quel che si può. Alcuni cimiteri hanno costruito loculi
per i resti cremati. Molti soldati riposano in urne provvisorie, in attesa di
ricevere la sepoltura che hanno scelto. Le liste di attesa sono lunghe, possono
passare fino a sei anni, anche perché gli spazi utili possono essere occupati
da chi veterano non è: moglie e figli di un veterano hanno il diritto di essere
anch’essi sepolti in un cimitero militare. Milioni di soldati, milioni di veterani,
milioni di persone che poi hanno diritto a benefit medici e a una sepoltura militare. Non a caso, dopo quello della Difesa, il
dipartimento per gli Affari dei veterani è il secondo più grande ministero statunitense,
con oltre 210mila dipendenti e un bilancio annuale di quasi 60 miliardi di euro.Alessandro Ursic
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