13/11/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Ogni giorno, negli Usa, muoiono migliaia di veterani. Ma non c'è più posto per seppellirli
Gli Stati Uniti non hanno più posto per seppellire i soldati che hanno combattuto in oltre mezzo secolo di guerre. Dopo aver appena festeggiato il Veterans Day, nell’anniversario dell’armistizio della prima guerra mondiale (11 novembre), il paese si è trovato a fare i conti con cimiteri al limite della capacità, attese per una sepoltura con gli onori militari che durano anni, e un’unica soluzione per risolvere una situazione che peggiorerà ancora: prevedere nuovi spazi di sepoltura.
 
Uno scorcio del cimitero nazionale di Arlington, alla periferia di Washington (foto di A. Ursic)I numeri. Negli Stati Uniti muoiono oltre 1.800 veterani al giorno, due terzi del bilancio di caduti in Iraq dall’invasione del 2003. Il numero sembra enorme, ma bisogna tener conto che “veterano” è chiunque abbia prestato servizio nelle forze armate, non necessariamente in guerra. Circa 9,5 milioni di veterani in vita, fin da prima della seconda guerra mondiale, hanno oltre 65 anni. E proprio l’anzianità di centinaia di migliaia di ex soldati che hanno combattuto il nazifascismo, ora ultraottantenni, contribuisce ad alzare le morti di veterani a numeri record. Alla fine del 2006, si prevede che quest’anno saranno state 688mila. Considerando che in media un veterano su otto sceglie una sepoltura con gli onori militari, il risultato è che ogni anno servono 85mila tombe in più.
 
Al completo. Il problema, però, è che circa metà dei 124 cimiteri militari negli Usa sono al completo. Oltre a quello di Arlington, che accoglie più di300mila salme, gli altri sono sparpagliati sul territorio, ma spesso la famiglia di un veterano morto è costretta a viaggiare diverse ore per rendere visita al defunto. La situazione attuale è figlia di una cattiva programmazione passata: tra il 1940 e il 1970, non fu costruito nessun cimitero. Quelli esistenti erano sorti su terreni già di proprietà governativa, e le amministrazioni di quel periodo non pensarono a procurarsi altri siti per il futuro. Nel 1999, il dipartimento per gli Affari dei veterani cercò di rovesciare questa tendenza, identificando dodici zone che avevano disperatamente bisogno di nuovi cimiteri. Cinque sono già stati costruiti. Ma per normalizzare la situazione, secondo il dipartimento, serviranno altri tre anni.
 
Una coppia di veterani si commuove davanti ai ritratti dei caduti in Iraq (foto di A. Ursic)Soluzioni provvisorie. Nel frattempo, si fa quel che si può. Alcuni cimiteri hanno costruito loculi per i resti cremati. Molti soldati riposano in urne provvisorie, in attesa di ricevere la sepoltura che hanno scelto. Le liste di attesa sono lunghe, possono passare fino a sei anni, anche perché gli spazi utili possono essere occupati da chi veterano non è: moglie e figli di un veterano hanno il diritto di essere anch’essi sepolti in un cimitero militare. Milioni di soldati, milioni di veterani, milioni di persone che poi hanno diritto a benefit medici e a una sepoltura militare. Non a caso, dopo quello della Difesa, il dipartimento per gli Affari dei veterani è il secondo più grande ministero statunitense, con oltre 210mila dipendenti e un bilancio annuale di quasi 60 miliardi di euro.

Alessandro Ursic

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