13/11/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Palestina: inizia la raccolta delle olive, una risorsa essenziale per un’economia in crisi
All’inizio di novembre è iniziato nei territori palestinesi il periodo della raccolta delle olive, che durerà due mesi. Il ministro della Difesa israeliano, Peretz, aveva promesso che quest’anno la raccolta sarebbe stata diversa e anche un’ingiunzione dell’Alta Corte israeliana –che impone all’esercito di proteggere i raccoglitori palestinesi e consentire loro l’accesso ai campi - sembrava confermare l’ottimismo.

Donna palestinese durante la raccolta delle oliveRaccolta a ostacoli. Da giugno a oggi però la situazione è cambiata: sono arrivate le sanzioni dell’Unione Europea e le tasse sull’esportazione trattenute da Israele, la cattura del caporale Shalit e i continui raid nella Striscia di Gaza, la guerra in Libano e la fine del piano di Olmert per il disimpegno dalla Cisgiordania, fino all’ingresso dell’estrema destra di Liebermann nel governo israeliano. Tutti questi fattori hanno fatto sì che l‘indigenza dei palestinesi si sia aggravata. Sempre più persone nei Territori Occupati fanno affidamento sulla raccolta delle olive per sopravvivere, ma anche quest’anno le difficoltà si annunciano numerose. I volontari di un’organizzazione israeliana per i diritti umani, che hanno monitorato la situazione dei raccolti, riferiscono che l’esercito israeliano ha già bloccato l’ingresso alle zone coltivate di cinque villaggi, in altri sei villaggi i campi sono stati chiusi o sequestrati e in altri dieci, l’accesso è stato consentito solo in date specifiche.
 
Famiglia palestiense durante la raccoltaI coloni e il muro. Per i raccoglitori di olive le difficoltà sono le violenze dei coloni e il muro di separazione. In un villaggio vicino a Tulkarem, ad esempio, i campi e il paese sono divisi dal muro, e i cancelli che consentono il passaggio da una parte all’altra vengono aperti solo tre volte al giorno e per pochi minuti. Il muro può essere oltrepassato solo con un permesso speciale, i cui criteri sono molto restrittivi. La raccolta delle olive richiede molta manodopera, eppure capita spesso che solo il proprietario riesca a ottenere l’autorizzazione dall’esercito israeliano, che pretende il permesso anche per gli asini. Quanto ai coloni, gli episodi di attacchi contro agricoltori palestinesi, anche in presenza di osservatori internazionali, sono innumerevoli. I coloni si sono resi responsabili di aggressioni e furti che raramente sono stati sanzionati. Secondo un’ordinanza dell’Alta Corte israeliana, la violenza dei coloni non è un motivo sufficiente per chiudere l’accesso ai terreni, invece, in molti casi si è ugualmente scelto di proibire la raccolta nelle aree a rischio. Un giudice israeliano ha dichiarato: “impedire ai residenti palestinesi di raggiungere i loro campi per proteggerli dagli attacchi dei coloni è come ordinare a delle persone di non entrare in casa per paura dei ladri”. Anche quest’anno molte aree coltivate sono state dichiarate inaccessibili, ma per non violare la disposizione della Corte la motivazione addotta è stata “per proteggere i coloni”.
 
Bulldozer israeliano distrugge un campo di uliviL’economia dell’ulivo. Quasi la metà delle famiglie palestinesi in Cisgiordania vive sotto la soglia della povertà e il tasso di disoccupazione supera il 27 percento. Nella Striscia di Gaza i dati sono peggiori. Oltre alle famiglie proprietarie dei campi, la raccolta delle olive coinvolge direttamente migliaia di persone, dai raccoglitori ai lavoratori delle macine, passando per chi si occupa del trasporto e della vendita dell’olio, che rappresenta il 22 percento della produzione agricola dei Territori. È stato calcolato che gli ostacoli posti tra gli agricoltori palestinesi e i campi coltivati sono oltre 500, cui si aggiungono tutte le complicazioni legate al tracciato del muro, che oggi passa i 700 chilometri di lunghezza e non è ancora terminato. Quando sarà completo, su nove milioni di alberi di ulivo censiti nei Territori Occupati, un milione sarà irraggiungibile.
 

Naoki Tomasini

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