24/09/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



In Venezuela la faziosità politica non conosce pause. Anche nella Chiesa cattolica

“A livello istituzionale la Chiesa sta contro Chavez. Tutta la Conferenza Episcopale è dalla parte dell’opposizione. Ma di preti che lavorano con la gente ce ne sono molti, anche se in genere non escono allo scoperto, non si espongono sui media come certi vescovi”. A parlare è Matias Tamunas, parroco di San Bonaventura, un quartiere alla periferia di Ciudad Guayana, a sud Caracas, sull’Orinoco.

Matias, prete spagnolo, da trent’anni in Venezuela, a San Bonaventura lavora con i poveri, organizza cooperative di lavoro, offre spazi per l’alfabetizzazione degli adulti. Fa parte, cioè, di quella Chiesa che, contrariamente al clero ufficiale, si è schierata dalla parte del proceso innescato da Chavez.
“Stiamo vivendo un momento speciale, qualcosa di assolutamente nuovo”, spiega Matias. La gente si allontana dai riti ufficiali e si avvicina ad una religiosità ‘di strada’, fondata sulla solidarietà. La vita ha preso il posto del tempio. La popolazione si è accorta che i vescovi non sono dove stanno la vita, l’allegria e la sofferenza della gente. Per quest o, sempre più difficilemente accetta i consigli di chi sa solo riempirsi di parole e sentenziare da un pulpito. Qui, a città Guyana, ad esempio, la nostra parrocchia lavora a stretto contatto con i problemi di tutti i giorni: stiamo facilitando le pratiche burocratiche perché le famiglie possano beneficiare dei programmi di credito varati due anni fa dal governo. Si tratta di prestiti minimi, che servono ad avviare delle micro-imprese: un calzolaio, un chiosco per vendere ciambelle, una sala web… L’anno scorso siamo riusciti a farli ottenere a 65 famiglie. Ma è un processo in crescita: quest’anno, le richieste inoltrate sono ben 688.
E ancora: stiamo organizzando corsi di tutti i tipi: per imparare un lavoro, ma anche lezioni di comunicazione, di locuzione, di autostima. E’ proprio l’autostima – degli emarginati, di chi è sempre stato escluso da qualsiasi decisione- quella a cui puntano i moltissimi progetti di istruzione avviati dal governo di Chavez. Per la prima volta, noi preti della Chiesa ‘di base’ abbiamo gli stessi obiettivi del governo. Così, se se questo finanzia dei progetti, noi offriamo gli spazi per realizzarli o aiutiamo la gente a chiederli.
Per le sue posizioni così rigide ed elitarie, la Chiesa cattolica ufficiale,in Venezuela sta perdendo colpi. Nel nostro Paese, più dell’85 percento della gente è battezzata con rito cattolico. Ma i praticanti sono pochi. E molti, negli ultimi anni, si stanno avvicinando all’Evangelismo. Solo qui attorno, nelle periferie di Ciudad Guyana, continuano a nascere nuovi edifici di culto evangelico. A differenza del Cattolicesimo ufficiale, l’Evangelismo ha,nelle sue gerarchie, voci molto più disponibili al dialogo. Ed è meno dogmatico, più umile, sta dalla parte dei poveri e a favore del ‘proceso’ di Chavez”.  Non a caso – conclude scherzando Matias -si dice che Chavez abbia tolto alla Chiesa la bandiera dei poveri”.

C’è anche chi, della Chiesa ufficiale in Venezuela ha dipinto un ritratto poco edificante. Lo ha fatto in un libro: “Venezuela, Iglesia en conflicto”. L’autore, Gilberto Girardo Vergara, sacerdote pentito e ora insegnante a Guarena, sobborgo a 30 chilometri da Caracas, spiega: “Di Chavez, può non piacere la persona, ma non gli si può negare il merito di aver varato una serie di efficaci programmi a favore delle fasce più emarginate della popolazione: proprio quelle che la Chiesa dovrebbe difendere.
Cosa fa, invece, la Chiesa ufficiale in Venezuela? Nient’altro che proclami politici a difesa dell’opposizione antichavista e, nel concreto, della Coordinadora Democratica. Prima di esprimersi, gli alti prelati attendono le dichiarazioni della Coordinadora, per poi ripeterle dal pulpito. O, ancora peggio, serbano un silenzio colpevole di fronte a fatti in cui la Chiesa è implicata, come il golpe dell’aprile 2002 contro il presidente, o lo sciopero e il boicottaggio di PDVSA, costato al Paese danni per 12mila milioni di dollari.
La corruzione di queste alte gerarchie è enorme. Soprattutto, è direttamente proporzionale alla collusione con gli interessi di una minoranza: quella rappresentata dall'opposizione, che in Venezuela ha sempre detenuto e ancora detiene quasi tutta la ricchezza del Paese”.

Categoria: Diritti, Politica, Religione
Luogo: Venezuela