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La grande manifestazione organizzata dal Partito democratico delle Maldive (Mdp) che avrebbe dovuto svolgersi oggi per denunciare il regime e chiedere riforme costituzionali è stata annullata.
L'autocrazia del presidente. Lo stesso Mdp ha deciso di evitare che un pacifico corteo di protesta, che qualcuno
probabilmente tenterà di organizzare comunque, potesse degenerare dopo che il
governo, nei giorni precedenti l'evento, ha organizzato una massiccia campagna
repressiva tesa a scoraggiare ogni forma di opposizione politica. In migliaia
avevano infatti cominciato a mobilitarsi dalle isole vicine per raggiungere la
capitale Malè. Due giorni fa sono state arrestate un centinaio di persone provenienti
dall'atollo di Addu, all'estremità meridionale dell'arcipelago. Altre forme di
protesta, spontanea e pacifica, sono state impedite dal governo nei giorni scorsi,
e alcuni giornalisti stranieri sono stati allontanati dalla regione di Malè. Il
presidente Maumoon Abdul Gayoom, il più longevo capo di Stato di tutta l'Asia,
rieletto per il suo sesto mandato nel 2003, è in carica dal 1978. Il governo,
che controlla la stazione radio Voce delle Maldive e l'unico canale televisivo,
Television Maldives, è messo sotto pressione da numerose organizzazioni umanitarie,
che lo accusano di autocrazia e violazione dei diritti umani. Nel luglio del 2003
Amnesty International ha pubblicato un rapporto sulle violazioni dei diritti umani
perpetrate dal regime del Presidente, in cui si citano casi di maltrattamenti
nelle carceri maldiviane, imprigionamento di giornalisti e politici dell'opposizione.
Nel settembre dello stesso anno vi sono state, in seguito al decesso di tre carcerati,
manifestazioni di massa. Il Presidente Gayoom ha annunciato lo studio di riforme
del sistema giudiziario e dei poteri del Parlamento. Nell'agosto 2004, una grande
manifestazione per il rilascio dei prigionieri politici e una riforma del sistema
politico è stata dispersa dalle forze dell'ordine e nel Paese è stato dichiarato
lo stato di emergenza.
Giornalista avvisato... Solo nel 2005 è entrato in vigore un sistema multipartitico, ma le proteste
non si sono placate, e quella di oggi avrebbe dovuto essere una delle più imponenti
mobilitazioni per chiedere riforme costituzionali in senso democratico. Per evitare
un probabile bagno di sangue, il Mdp si è appellato al senso di responsabilità
della società civile, anche alla luce della retorica governativa che aveva bollato
la manifestazione come 'illegale' e 'violenta', adducendo che si sarebbe trasformata
in un 'colpo di Stato'. "Con questo pretesto - ha spiegato il portavoce dell'Mdp,
Mohamed Nasheed, sul sito 'www.dhivehiobserver.com' - il governo ha agito come
se avesse avuto carta bianca nell'evitare che la manifestazione si svolgesse.
E un'altra cosa grave è che giornalisti e osservatori hanno ricevuto l'ordine
di non avvicinarsi a Malè in questi giorni".
"Vogliamo un Paese libero". Aminath Hasen-Didi, figlia dell'ex Segretario di Stato delle Maldive prima della
'dittatura' di Gayoom, ha raccontato che la situazione nell'arcipelago è carica
di tensione: "La polizia non ci permette di manifestare, di esprimere il nostro
dissenso. Questo non è uno stato democratico, ma un regime che continua ininterrotto
da ventotto anni". Uno dei suoi fratelli è stato in prigione, in occasione dell'anniversario
di una manifestazione durante la quale è stato ucciso un giovane di diciannove
anni e un altro è stato ferito. "Gli amici del ragazzo ferito sono andati all'ospedale
e l'hanno portato via con la forza. Poi gli hanno fatto fare un giro per tutta
la città, mostrando alla popolazione cos'era successo. L'anno successivo, durante
una nuova manifestazione per commemorare la morte del diciannovenne, mi fratello
è stato arrestato. Siamo, o meglio, eravamo un popolo pacifico e tranquillo, ma
quando per ventisette anni si è costretti a tenere la bocca chiusa...". Cosa chiedete
al presidente? "Riforme democratiche. Vogliamo mandare a casa ventinove parlamentari
non eletti nella Camera bassa. Vogliamo che la ricchezza sia distribuita in maniera
equa. Vogliamo che i nostri figli e le nuove generazioni crescano in un Paese
dove si può discutere, dissentire, manifestare. Un Paese libero".
Luca Galassi