10/11/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Appello video alla jihad dei ribelli daghestani. Preoccupati i generali russi
Le barbe nere, simbolo di religiosità islamica, non riescono a mascherare la loro giovane età. Hanno tutti tra i 20 e i 25 anni. Vivono nei boschi. Indossano tute mimetiche. Molti hanno il volto coperto da passamontagna neri. Sono tutti armati fino ai denti, con kalashnikov e lanciarazzi. Sono i guerriglieri della Jamiat Shariat, uno dei più agguerriti gruppi della jihad daghestana. Per la prima volta, pochi giorni fa, si sono mostrati al mondo in un video diffuso dal sito Internet degli indipendentisti ceceni, Kavzaz Center.
 
I ribelli daghestaniAppello alla jihad. A parlare, su un sottofondo di cinguettio di uccelli, è il leader del gruppo, Shamil Gasanov, succeduto all’emiro (comandante) Rasul Makasharipov, ucciso nel luglio 2005. Gasanov è diventato famoso negli ambienti jihadisti daghestani lo scorso febbraio, quando, in un bar di Mahachkala, ha ucciso due poliziotti che gli avevano chiesto i documenti.
Nel suo lungo discorso, infarcito di richiami ad Allah ma pronunciato in russo (la lingua del nemico, ma unica lingua franca nel mosaico etnico daghestano), il giovane emiro rivolge un appello “a tutti i buoni musulmani daghestani” perché compiano “il loro dovere” unendosi alla guerra santa contro i “nemici del popolo” e “i nemici di Allah”: il governo locale e quello federale russo. Poi si rivolge ai poliziotti locali: “Se siete musulmani dovete passare dalla nostra parte e combattere per Allah, non per i soldi come fate ora. Se morite combattendo assieme a noi andrete in paradiso. Se morite combattendo contro di noi andrete all’inferno”.
 
Mappa“Offensiva su vasta scala”. Ma le parole più importanti di questo video, il leader della Jamiat Shariat le pronuncia mentre accarezza un lanciarazzi, dicendo: “Queste armi non le usiamo ancora, ma presto lo faremo. Ci limitiamo, per scelta, a difenderci, imponendoci una tattica passiva. Ma ci stiamo preparando per un’offensiva su vasta scala”.
In effetti, a parte sporadici attentati contro funzionari governativi, finora i ribelli daghestani hanno evitato scontri diretti con le forze dell’ordine, sparando solo quando vengono fermati da agenti che chiedono loro i documenti. Nel solo mese di ottobre, sei agenti di polizia sono stati uccisi in questo modo. Una trentina dall’inizio dell’anno.
Ma ora, a quanto dice Gasanov, la jihad daghestana passerà all’attacco.
 
Forse russe in DaghestanTimori di una nuova Cecenia. La nuova realtà della jihad daghestana non sfugge ai vertici militari russi. Il generale Sergei Solodovnikov, vicecapo delle forze militari russe nel Caucaso, pochi giorni fa ha dichiarato: “Abbiamo di fronte un nemico molto forte ed estremamente pericoloso. L’eliminazione di diversi capi ribelli avvenuta nel corso dell’anno non ha indebolito la guerriglia, perché essa trae forza prima di tutto dalla grave situazione socio-economica che affligge la repubblica. Possiamo continuare a dare loro la caccia, ma non li potremo sconfiggere”.
Parole sagge, contraddette però dai fatti. Le forze speciali russe dell’Fsb e le milizie cecene filo-russe di Kadirov hanno intensificato i rapimenti di giovani daghestani, soprattutto nel distretto di Khasavyurt. I rapiti vengono condotti in Cecenia e lì torturati per estorcere loro informazioni sulla guerriglia. Una strategia controproducente, che spinge sempre più giovani daghestani verso la jihad. Meglio di qualsiasi appello video.
 

Enrico Piovesana

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