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Anatemi e scontri. Il clima nel quale hanno lavorato
gli organizzatori, riuniti nell’associazione Open House, è stato molto
teso dall’inizio. In particolare nel quartiere di Mea She’arim, che è stato il
fulcro della protesta degli ebrei più fanatici, ma voci di protesta si sono
levate anche dalla comunità musulmana e da quella cristiana della città sacra
per le tre grandi religioni monoteiste. Mentre a Gerusalemme gli ultraortodossi
si scontravano con la polizia incendiando cassonetti e lanciando sassi (il bilancio
finale parla di 11 arresti), papa Benedetto XVI ha inviato una nota al ministro
degli Esteri di Tel Aviv nella quale esprime il “rammarico” della Chiesa per la
scelta di Gerusalemme come sede della manifestazione dell’orgoglio omosessuale,
come aveva fatto il suo predecessore nel 2000, quando il corteo si tenne a
Roma. Se l’intervento del Papa si è limitato alla critica, molto di più ha
fatto la Corte rabbinica della setta ultraortodossa Eida Haredit, guidata dal
rabbino Shmuel Papenheim . I giureconsulti hanno infatti annunciato che
decideranno solo all’ultimo momento se scagliare contro gli organizzatori della
Gay Parade, contro i partecipanti e anche contro gli agenti di polizia che
hanno impedito agli ultraortodossi di bloccare il corteo, una pulsa datura,
termine aramaico che significa ‘frusta di fuoco’. Si tratta di una maledizione,
proveniente dal misticismo cabalistico, che garantisce la morte del
destinatario entro un anno. Una boutade forse, ma i precedenti non sono
incoraggianti, visto che rabbini di estrema destra scagliarono lo stesso
anatema contro l’allora primo ministro Yitzhak Rabin , ucciso da un fanatico
ultraortodosso nel 1995, e contro il primo ministro Ariel Sharon, dopo il
ritiro da Gaza nell'estate 2005, colpito da un ictus il 4 gennaio scorso e che
è rimasto in coma da allora.
Corteo di gioia o di paura? La
reazione degli organizzatori è stata composta, fatto salvo un episodio di
vandalismo che ha colpito la sinagoga di Geulat Yisrael, a Tel Aviv. Il 2 novembre
scorso, sconosciuti
hanno lanciato sassi contro le finestre del luogo di culto e imbrattato i muri
dell’edificio con la scritta poco rassicurante: “Se non ci permetterete di
marciare a Gerusalemme, voi non passeggerete a Tel Aviv”. Per il resto, però,
la comunità omosessuale israeliana ha dato prova di spirito collaborativo,
accettando le richieste della polizia di Gerusalemme e modificando il percorso,
studiato in modo che il corteo non uscirà dal cosiddetto ‘quartiere dei
ministeri’, senza avvicinarsi al quartiere ultraortodosso di Gerusalemme. La Open
House (che si batte anche per i diritti degli omosessuali palestinesi),
già lo scorso anno, aveva pensato di organizzare il corteo annuale
dell’orgoglio gay a Gerusalemme, ma alla fine la manifestazione fu
rimandata
per non creare problemi alle forze dell’ordine impegnate nello sgombero
della
Striscia di Gaza. In parole povere le autorità chiesero agli
organizzatori di
collaborare, per evitare un’altra provocazione agli ultraortodossi, già
infuriati per la cacciata dei coloni da quella che gli integralisti
ebrei
ritengono terra d’Israele. Gli organizzatori decisero di tenere
comunque una
manifestazione a livello nazionale, nel corso della quale un giovane
ultra-ortodosso armato di coltello riuscì a ferire tre persone. Secondo
la
polizia israeliana, quest’anno, il rischio è maggiore e saranno
dislocati in
loco circa 12mila agenti. Alla fine la comunità gay ha accettato di non
sfilare. Il valore simbolico di Gerusalemme per i credenti è
particolare, ma pare eccessiva l’attenzione che è stata data alle
reazioni dei
rappresentanti di tutte le religioni se paragonata alle violenze delle
quali,
ogni anno, in parti diverse del mondo, sono oggetto gli omosessuali che
tengono
la loro manifestazione annuale. Basti pensare solo agli ultimi episodi:
nel
2002, a Zagabria, i manifestanti vennero picchiati da un gruppo di
skinhead.
Nel 2005, a Varsavia, stessa scena, con tre feriti e decine di arresti.
L’anno
scorso, a Bucarest, quando il corteo dell’orgoglio gay venne assalito
da
estremisti di estrema destra, ci furono 10 feriti e 52 arresti. Christian Elia