09/11/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Annullata la sfilata a Gerusalemme, ma non si placano le polemiche
Nessuna marcia per l'orgoglio omosessuale domani per le strade di Gerusalemme. La controversa Gay Parade e' stata annullata e al suo posto ci sarà un raduno nello stadio dell' università ebraica. Neanche la Corte Suprema, che aveva dato il via libera, ha potuto nulla contro le pressioni del capo della polizia di Gerusalemme, preoccupato dalla situazione.
 
un ebreo ultraortodosso durante gli scontri con la polizia di ieriAnatemi e scontri. Il clima nel quale hanno lavorato gli organizzatori, riuniti nell’associazione Open House, è stato molto teso dall’inizio. In particolare nel quartiere di Mea She’arim, che è stato il fulcro della protesta degli ebrei più fanatici, ma voci di protesta si sono levate anche dalla comunità musulmana e da quella cristiana della città sacra per le tre grandi religioni monoteiste. Mentre a Gerusalemme gli ultraortodossi si scontravano con la polizia incendiando cassonetti e lanciando sassi (il bilancio finale parla di 11 arresti), papa Benedetto XVI ha inviato una nota al ministro degli Esteri di Tel Aviv nella quale esprime il “rammarico” della Chiesa per la scelta di Gerusalemme come sede della manifestazione dell’orgoglio omosessuale, come aveva fatto il suo predecessore nel 2000, quando il corteo si tenne a Roma. Se l’intervento del Papa si è limitato alla critica, molto di più ha fatto la Corte rabbinica della setta ultraortodossa Eida Haredit, guidata dal rabbino Shmuel Papenheim . I giureconsulti hanno infatti annunciato che decideranno solo all’ultimo momento se scagliare contro gli organizzatori della Gay Parade, contro i partecipanti e anche contro gli agenti di polizia che hanno impedito agli ultraortodossi di bloccare il corteo, una pulsa datura, termine aramaico che significa ‘frusta di fuoco’. Si tratta di una maledizione, proveniente dal misticismo cabalistico, che garantisce la morte del destinatario entro un anno. Una boutade forse, ma i precedenti non sono incoraggianti, visto che rabbini di estrema destra scagliarono lo stesso anatema contro l’allora primo ministro Yitzhak Rabin , ucciso da un fanatico ultraortodosso nel 1995, e contro il primo ministro Ariel Sharon, dopo il ritiro da Gaza nell'estate 2005, colpito da un ictus il 4 gennaio scorso e che è rimasto in coma da allora.
 
una immagine dalla gay parade israeliana dello scorso annoCorteo di gioia o di paura? La reazione degli organizzatori è stata composta, fatto salvo un episodio di vandalismo che ha colpito la sinagoga di Geulat Yisrael, a Tel Aviv. Il 2 novembre scorso, sconosciuti hanno lanciato sassi contro le finestre del luogo di culto e imbrattato i muri dell’edificio con la scritta poco rassicurante: “Se non ci permetterete di marciare a Gerusalemme, voi non passeggerete a Tel Aviv”. Per il resto, però, la comunità omosessuale israeliana ha dato prova di spirito collaborativo, accettando le richieste della polizia di Gerusalemme e modificando il percorso, studiato in modo che il corteo non uscirà dal cosiddetto ‘quartiere dei ministeri’, senza avvicinarsi al quartiere ultraortodosso di Gerusalemme. La Open House (che si batte anche per i diritti degli omosessuali palestinesi), già lo scorso anno, aveva pensato di organizzare il corteo annuale dell’orgoglio gay a Gerusalemme, ma alla fine la manifestazione fu rimandata per non creare problemi alle forze dell’ordine impegnate nello sgombero della Striscia di Gaza. In parole povere le autorità chiesero agli organizzatori di collaborare, per evitare un’altra provocazione agli ultraortodossi, già infuriati per la cacciata dei coloni da quella che gli integralisti ebrei ritengono terra d’Israele. Gli organizzatori decisero di tenere comunque una manifestazione a livello nazionale, nel corso della quale un giovane ultra-ortodosso armato di coltello riuscì a ferire tre persone. Secondo la polizia israeliana, quest’anno, il rischio è maggiore e saranno dislocati in loco circa 12mila agenti. Alla fine la comunità gay ha accettato di non sfilare. Il valore simbolico di Gerusalemme per i credenti è particolare, ma pare eccessiva l’attenzione che è stata data alle reazioni dei rappresentanti di tutte le religioni se paragonata alle violenze delle quali, ogni anno, in parti diverse del mondo, sono oggetto gli omosessuali che tengono la loro manifestazione annuale. Basti pensare solo agli ultimi episodi: nel 2002, a Zagabria, i manifestanti vennero picchiati da un gruppo di skinhead. Nel 2005, a Varsavia, stessa scena, con tre feriti e decine di arresti. L’anno scorso, a Bucarest, quando il corteo dell’orgoglio gay venne assalito da estremisti di estrema destra, ci furono 10 feriti e 52 arresti. 

Christian Elia

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