13/11/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Fucili in cambio di biglietti della lotteria, l'ultima frontiera della lotta contro la diffusione di armi
scritto per noi da
Giulia Lambertini
 
Motorini in cambio di lanciagranate. Elettrodomestici in cambio di bombe a mano. Un cellulare nuovo per il tuo fucile. Da domenica 5 novembre, tutti coloro che consegneranno le proprie armi saranno iscritti d’ufficio a una lotteria i cui premi verranno estratti a Sarajevo all’inizio di dicembre. Nuova frontiera della normalizzazione, secondo il portavoce del programma per lo sviluppo delle Nazioni Unite (Undp), promotore dell’inziativa. Ennesimo tentativo di risolvere l’annoso problema della diffusione delle armi in Bosnia Erzegovina.

kalashnikov La lotteria delle armi.
Da domenica scorsa le strade delle principali città del Paese sono tappezzate di manifesti che pubblicizzano l’iniziativa. L’obiettivo dichiarato è quello di spingere la popolazione a consegnare le armi nascoste dalla fine delle guerra, mina vagante per la sicurezza e la stabilità di un Paese che, a più di dieci anni dalla fine del conflitto, sta faticosamente cercando di raggiungere la tanto sospirata ‘normalità’.

Un magro raccolto.
Quella delle armi, infatti, continua ad essere una delle tante questioni aperte dei Balcani. Secondo stime dell’Eufor, la missione europea di peacekeeping in Bosnia Erzegovina, le armi nel Paese sarebbero centinaia di migliaia, e questo nonostante le ripetute operazioni di ‘raccolta’ attuate dai contingenti militari presenti sul territorio. Per stessa ammissione del generale Chiarini, capo della forza europea di stanza a Sarajevo, “emettere stime precise è pressoché impossibile, perché la maggior parte delle armi sono in mano a privati cittadini, che le tengono nascoste in casa e non hanno nessuna intenzione di consegnarcele”. Tuttavia, secondo quanto prescritto dagli annessi 1A e 2 degli Accordi di Dayton, compito principale delle forze d’interposizione presenti in ex-Jugoslavia è il “mantenimento della sicurezza [...] da implementare attraverso strumenti diversi, tra i quali la raccolta delle armi ancora disperse nel territorio”. Fino ad oggi, però, sembra che i passi avanti fatti siano davvero pochi.

bambini alla periferia di Sarajevo (foto T.Rada)Le armi in casa. Meno di un mese fa una granata ha distrutto la facciata di una moschea in un quartiere periferico di Mostar. In primavera, fece discutere il caso di un’adolescente che, dopo essere stata rimproverata dal padre per aver speso troppo in telefonate, minacciò l’uomo con una bomba a mano. Casi eclatanti, specchio delle molte contraddizioni ancora presenti nei Balcani. Punte di un iceberg molto più grande di quanto non si immagini. Non è così infrequente, soprattutto lontano dalle grandi città, leggere annunci che propongono la vendita tra privati di mitragliatori e kalashnikov. Non è così infrequente, anche e soprattutto nelle grandi città, che bande di criminali più o meno ‘professionisti’  attingano da arsenali rimasti nascosti dagli anni Novanta, con conseguenze disastrose per la sicurezza e la normalizzazione dell’intera area.
La lotteria è appena cominciata. In palio - forse - un futuro migliore per la Bosnia Erzegovina.
Parole chiave: pace, guerra, armi, bosnia
Categoria: Armi
Luogo: Bosnia Erzegovina