Motorini in cambio di lanciagranate.
Elettrodomestici in cambio di bombe a mano. Un cellulare nuovo per il
tuo fucile. Da domenica 5 novembre, tutti coloro che consegneranno le
proprie armi saranno iscritti d’ufficio a una lotteria i cui premi
verranno estratti a Sarajevo all’inizio di dicembre. Nuova frontiera
della normalizzazione, secondo il portavoce del programma per lo
sviluppo delle Nazioni Unite (Undp), promotore dell’inziativa. Ennesimo
tentativo di risolvere l’annoso problema della diffusione delle armi
in Bosnia Erzegovina.
La lotteria delle armi. Da domenica scorsa le strade delle
principali città del Paese sono tappezzate di manifesti che
pubblicizzano l’iniziativa. L’obiettivo dichiarato è quello di spingere
la popolazione a consegnare le armi nascoste dalla fine delle guerra,
mina vagante per la sicurezza e la stabilità di un Paese che, a più di
dieci anni dalla fine del conflitto, sta faticosamente cercando di
raggiungere la tanto sospirata ‘normalità’.
Un magro raccolto. Quella delle armi, infatti, continua ad essere
una delle tante questioni aperte dei Balcani. Secondo stime dell’Eufor,
la missione europea di peacekeeping in Bosnia Erzegovina, le armi nel
Paese sarebbero centinaia di migliaia, e questo nonostante le ripetute
operazioni di ‘raccolta’ attuate dai contingenti militari presenti sul
territorio. Per stessa ammissione del generale Chiarini, capo della
forza europea di stanza a Sarajevo, “emettere stime precise è pressoché
impossibile, perché la maggior parte delle armi sono in mano a privati
cittadini, che le tengono nascoste in casa e non hanno nessuna
intenzione di consegnarcele”. Tuttavia, secondo quanto prescritto dagli
annessi 1A e 2 degli Accordi di Dayton, compito principale delle forze
d’interposizione presenti in ex-Jugoslavia è il “mantenimento della
sicurezza [...] da implementare attraverso strumenti diversi, tra i
quali la raccolta delle armi ancora disperse nel territorio”. Fino ad
oggi, però, sembra che i passi avanti fatti siano davvero pochi.
Le armi in casa. Meno di un mese fa una granata ha distrutto la
facciata di una moschea in un quartiere periferico di Mostar. In
primavera, fece discutere il caso di un’adolescente che, dopo essere
stata rimproverata dal padre per aver speso troppo in telefonate,
minacciò l’uomo con una bomba a mano. Casi eclatanti, specchio delle
molte contraddizioni ancora presenti nei Balcani. Punte di un iceberg
molto più grande di quanto non si immagini. Non è così infrequente,
soprattutto lontano dalle grandi città, leggere annunci che propongono
la vendita tra privati di mitragliatori e kalashnikov. Non è così
infrequente, anche e soprattutto nelle grandi città, che bande di
criminali più o meno ‘professionisti’ attingano da arsenali
rimasti nascosti dagli anni Novanta, con conseguenze disastrose per la
sicurezza e la normalizzazione dell’intera area.
La lotteria è appena cominciata. In palio - forse - un futuro migliore per la
Bosnia Erzegovina.