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L’accusa. Leader
di una delle più potenti milizie operanti in
Ituri, la regione nord-orientale del Congo al confine con l’Uganda,
Lubanga rappresenta per molti versi il conflitto congolese,
responsabile della morte di
4 milioni di persone in poco più di 5 anni. Si calcola che, nel solo
Ituri, 60
mila persone siano morte a causa del conflitto, buona parte delle quali
bambini
arruolati tra le varie milizie che per anni si sono contese il
territorio. Ed
è
proprio il reclutamento di bambini il principale crimine di cui Lubanga
si
sarebbe macchiato. Secondo l’accusa, il leader dell’Upc avrebbe organizzato una vera e propria rete per reclutare i
minori, alcuni di 10 anni, e per indottrinarli all’uccisione dei Lendu, la
comunità in lotta da anni con gli Hema di Lubanga. Durante il conflitto, almeno
30 mila bambini sarebbero stati arruolati.
Simbolo. Proprio per questo il processo a Lubanga riveste
un’importanza così forte. Per la Corte Penale Internazionale, tanto osteggiata
dagli Stati Uniti prima di vedere la luce, sarà il battesimo del fuoco, oltre
che l’occasione per valutare l’efficienza di un organismo creato ad hoc dalla
comunità internazionale per eliminare in futuro i tribunali speciali istituiti
per casi particolari, come le guerre in Sierra Leone ed ex-Yugoslavia o il
genocidio Tutsi in Ruanda. Le fasi preliminari del processo a Lubanga
dovrebbero durare tre settimane, al termine delle quali i giudici avranno 60
giorni di tempo per decidere su un rinvio a giudizio che pare scontato.Matteo Fagotto