Messico, la popolazione di Oxcum scende in piazza a fianco dei contadini in protesta da quasi un mese
Scritto per noi da
Sara Elter
"La solidarietà è la tenerezza dei popoli" diceva Thomas Borge. E la solidarietà
è finalmente scesa in piazza anche a Merida, Yucatan, schierandosi al fianco dei
contadini di Oxcum che protestano da ben 26 giorni per l’arresto di tre loro compagni,
ancora ingiustamente detenuti con false e ridicole accuse. Ventisei giorni senza
poter lavorare e quindi senza soldi per campare.
Domenica affollata di gente e di solidarietà. Solidarietà da parte degli studenti di Oaxaca, giunti in delegazione nello Yucatan
che impara a lottare; solidarietà da parte di Isauro Kanxoc Pacheco, in rappresentanza
dei contadini di Chemax; solidarietà da parte del neonato "comitato municipale
di resistenza civile pacifica" di Chetumal, Quintana Roo; solidarietà da parte
dei cittadini di Campeche. Solidarietà da parte di Indimedya e sentita solidarietà
ad Indimedya da parte dei campesinos di Oxcum per l’assassinio di Brad Will, ucciso
pochi giorni fa dalla polizia di Oaxaca.
I contadini di Oxcum continuano la loro protesta, certi ora del fatto di non
essere soli. Isauro Kanxoc Pacheco, che con loro divide la fatica della terra,
li esorta al microfono: "Non arrendetevi, non arrendiamoci. La vostra lotta è
la lotta di tutti i maya di questo paese, dobbiamo unirci per dimostrare che non
siamo pochi e che questo governo usa metodi illegali".
La risposta del governo. E il governo risponde con metodi illuminanti. Eva Macossay Rodriguez lavora
per un gruppo di difesa dei diritti umani e da tempo segue la questione dell’esproprio
di terre per la costruzione del nuovo aeroporto. Alcuni giorni fa, mentre scattava
fotografie della manifestazione davanti al tribunale, le si è avvicinata una macchina
bianca, con i vetri oscurati, e i quattro individui seduti a bordo le hanno intimato
di non prendere immagini, pena l’arresto immediato. Quando al gruppo si è avvicinata
una persona, che si è subito qualificata come giornalista, i quattro sono immediatamente
scappati. La domenica seguente, mentre Eva partecipava alla manifestazione davanti
al palazzo del governatore, la sua borsa, lasciata inavvertitamente incustodita,
è improvvisamente sparita. Alcuni giorni dopo la polizia municipale l’ha avvisata
che era stata ritrovata da "un onesto cittadino" ed era in loro possesso. Eva
si è recata presso la sede della polizia, dove le hanno chiesto di controllare
il contenuto della borsa: c’era tutto, dal portafoglio al cellulare. Ma anche
un sacchetto contenente "erba secca". Eva ha chiesto spiegazioni, ribadendo che
quell’erba non era di sua proprietà. I poliziotti le hanno allora proposto un
esame tossicologico. Alla sua risposta positiva, l’hanno invece congedata, dopo
averla comunque avvisata di come tutta la conversazione fosse stata filmata.
Metodi? I metodi qui usati fanno scolorire l’immagine turistica e democratica del Messico,
asservito totalmente agli interessi delle multinazionali proprietarie del mercato
mondiale, senza che nessun partito politico, per quanto porti in sé l’aggettivo
"rivoluzionario", osi dire anche una sola parola per la difesa dei più poveri,
dei più piccoli, dei più ignorati. Solo i movimenti civili si schierano al loro
fianco e rischiano, ogni giorno, senza cedere mai: la lotta si allarga, i comitati
di resistenza civile e pacifica prendono piede in ogni città, in ogni più povero
e sperduto villaggio che sia anche lontanamente minacciato dalla potente voracità
internazionale.