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Lei ha 28 anni, è nata e cresciuta nella cittadina di Kiryat Gat, in Israele,
dove un tempo sorgevano i villaggi palestinesi di Faluja e Iraq el-Manshiyya.
Tali è una mizrahi, cioè i suoi genitori sono immigrati marocchini come si evince
dal cognome: Fahima. Ha servito nell’esercito del suo paese per due anni dopo
le scuole superiori, non ha mai fatto parte di formazioni di attivisti di sinistra
e alle ultime elezioni ha votato per il Likud, il partito conservatore del premier
Sharon.
L’estate scorsa Tali Fahima, incuriosita da un’articolo che parlava di Zacaria
Zubeidi si è procurata il suo numero di telefono tramite il giornalista che l’aveva
intervistato e lo ha chiamato.
Dopo questa prima conversazione telefonica, Tali iniziò a fargli visita da sola
a Jenin, in pieno terrirorio occupato nonostante ai cittadini israeliani sia proibito
accedervi. “Quello che turbava profondamente la mente di Tali,- racconta Lin,
una sua cara amica, a PeaceReporter - era il problema delgi attentati suicidi.
Si chiedeva come fosse possibile che i palestinesi li odiassero fino a quel punto”.
Così iniziò a bazzicare per Jenin, parlando con le varie fazioni della società
palestinese e cercando di comprendere tutti i diversi punti di vista sul conflitto,
finchè non decise di riesumare un progetto educativo precedentemente abbandonato,
nel campo profughi Jenin. Raccolti i fondi necessari, ad aprile Tali stava già
allestendo i locali che la comunità di Jenin aveva destinato al suo progetto,
quando si rese conto che lo Shabak, (servizio di sicurezza israeliano, noto anche
come Gss o Shin Beth) la stava cercando e che la sua permanenza nei campi profughi
rischiava di metterene in pericolo gli abitanti.
Decise allora di contattare direttamente lo Shabak per chiedere che l’esercito
smettesse di perseguitare la gente del campo. Quella fu l’occasione del suo primo
arresto.
Davanti alla corte, Tali è rimasta salda sulle proprie convinzioni e ha difeso
Zubeidi dichiarando: "Lui non organizza attacchi, ma anche se lo facesse che significa?
Loro vivono sotto occupazione, avete una vaga idea di cosa significhi? Non tradirò
Zacaria, perchè lui è un combattente per la libertà", poi riguardo l’interrogatorio
subìto ha raccontato: “Non mi chiedevano nulla che riguardasse le accuse, continuavano
solo a ripetere che Zacaria è un terrorista”. Dunque perchè la storia di Fahima e Zubeidi spaventa al punto da non poter essere
raccontata per quello che è realmente? Lo abbiamo chiesto a Lin, che oltre ad
essere amica di Tali è un’attivista israeliana della Women’s Coalition for a Just
Peace, la quale è stata lapidaria: “Per prima cosa se una brava ragazza di Kiryat
Gat, elettrice del Likud pensa che l’occupazione sia una catastrofe, allora anche
altre persone potrebbero svegliarsi dal coma e iniziare a pensare in modo indipendente.
Secondo, - prosegue Lin - il fatto che una Tali Fahima qualunque possa raggiungere
Zacaria Zubeidi, parlare con lui e trovare un registro comune basato sulla reciproca
fiducia, è un evento capace di distrarre l’attenzione e far perdere fiducia nei
discorsi dei politici al governo. Hanno bisogno di spingere Tali Fahima, la squilibrata
amante del sanguinario Zubeidi fuori dall’arena, fuori dalle pagine della politica.
E poi - conclude Lin - l’esercito israeliano negli ultimi tempi si è impegnato
a neutralizzare i veri avversari di Arafat, quelli che premono per le riforme
della sicurezza e contro la corruzione del suo regime. Zubeidi, pur essendo un
suo alleato, ha recentemente creato diversi problemi al Rais e sta diventando
un obbiettivo estremamente caldo”.
Il caso di Fahima e Zubeidi segna un momento critico anche per i gruppi di pacifisti israeliani, il cui limite spesso, è stata l’incapacità di creare dei ponti proprio con la società palestinese che intendono difendere. Tali non fa parte della sinistra movimentista, ma con il suo agire individuale ha dato a tutti loro e agli israeliani in generale, un esempio lampante e insieme un monito che non possono permettersi di ignorare, perchè a causa della sudditanza della stampa, della costruzione del muro di separazione e delle restrizioni di accesso ai Territori Occupati, le interazioni e la possibilità di capirsi tra individui, israeliani e palestinesi sono destinate a ridursi sempre più. E con esse le possibilità di una pace condivisa.
Naoki Tomasini