20/08/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



L’improbabile amicizia tra Tali e Zacaria è iniziata un anno fa, per curiosità.
20 agosto 2004 - Nessuno prevedeva che avrebbe potuto fare tanto rumore, e invece ne parla incredula la gente comune, i media e sottovoce i membri della Knesset. Ne parlano anche gli ufficiali dei sevizi segreti, con una certa preoccupazione.
Lei ha 28 anni, è nata e cresciuta nella cittadina di Kiryat Gat, in Israele, dove un tempo sorgevano i villaggi palestinesi di Faluja e Iraq el-Manshiyya. Tali è una mizrahi, cioè i suoi genitori sono immigrati marocchini come si evince dal cognome: Fahima. Ha servito nell’esercito del suo paese per due anni dopo le scuole superiori, non ha mai fatto parte di formazioni di attivisti di sinistra e alle ultime elezioni ha votato per il Likud, il partito conservatore del premier Sharon.
Lui è Zacaria Zubeidi, 29 anni, un ragazzo allampanato col viso in parte annerito dalle bruciature causategli da una bomba artigianale. Un tempo era un impegnato pacifista che parlava un ottimo ebraico. Poi, dopo la perdita della madre e di un fratello durante i raid israeliani è diventato il leader delle Brigate dei Martiri di al-Aqsa a Jenin. Lui stesso oggi, dopo 5 attentati alla sua vita è costretto a nascondersi.

L’estate scorsa Tali Fahima, incuriosita da un’articolo che parlava di Zacaria Zubeidi si è procurata il suo numero di telefono tramite il giornalista che l’aveva intervistato e lo ha chiamato.
Dopo questa prima conversazione telefonica, Tali iniziò a fargli visita da sola a Jenin, in pieno terrirorio occupato nonostante ai cittadini israeliani sia proibito accedervi. “Quello che turbava profondamente la mente di Tali,- racconta Lin, una sua cara amica, a PeaceReporter - era il problema delgi attentati suicidi. Si chiedeva come fosse possibile che i palestinesi li odiassero fino a quel punto”.
Così iniziò a bazzicare per Jenin, parlando con le varie fazioni della società palestinese e cercando di comprendere tutti i diversi punti di vista sul conflitto, finchè non decise di riesumare un progetto educativo precedentemente abbandonato, nel campo profughi Jenin. Raccolti i fondi necessari, ad aprile Tali stava già allestendo i locali che la comunità di Jenin aveva destinato al suo progetto, quando si rese conto che lo Shabak, (servizio di sicurezza israeliano, noto anche come Gss o Shin Beth) la stava cercando e che la sua permanenza nei campi profughi rischiava di metterene in pericolo gli abitanti.
Decise allora di contattare direttamente lo Shabak per chiedere che l’esercito smettesse di perseguitare la gente del campo. Quella fu l’occasione del suo primo arresto.

Tali venne accusata di "Supporto al nemico in tempo di guerra" e “Detenzione di armi”. Venne interrogata duramente per una settimana, finchè la corte competente sul suo caso ritenne le prove insufficienti e la rilasciò. “E’ ovvio, - ci dice ancora Lin - che lo Shabak tentava di intimidirla per scoraggiare i suoi contatti con la gente di Jenin”.
I media israeliani ripresero la vicenda, Tali perse il suo impiego da segretaria in uno studio legale di Tel Aviv e si trovò a sperimentare per la prima volta il peso dell’esclusione sociale.
Tali Fahima è stata nuovamente arrestata lunedì 9 agosto, presso il check point di Einav - Tulkarem - mentre stava andando nuovamente a Jenin. Ammanettata con le caratteristiche fascette di plastica usate dall’esercito israeliano, è stata interrogata per un giorno e condotta davanti a un giudice. Questi, evidentemente persuaso dall’imputazione di “Coinvolgimento nella preparazione di un attentato terrorista” ha convalidato l’arresto, disponendo ulteriori nove giorni di detenzione e interrogatori nella sede dei servizi segreti situata a Petach Tiva (trad. "La porta della speranza") vicino a Tel Aviv.
Davanti alla corte, Tali è rimasta salda sulle proprie convinzioni e ha difeso Zubeidi dichiarando: "Lui non organizza attacchi, ma anche se lo facesse che significa? Loro vivono sotto occupazione, avete una vaga idea di cosa significhi? Non tradirò Zacaria, perchè lui è un combattente per la libertà", poi riguardo l’interrogatorio subìto ha raccontato: “Non mi chiedevano nulla che riguardasse le accuse, continuavano solo a ripetere che Zacaria è un terrorista”.
Già al tempo del suo primo arresto Tali aveva ricevuto dallo Shabak la proposta di lavorare per loro come informatrice; aveva rifiutato ed era tornata alla sua vita sospesa tra due mondi non comunicanti, al campo profughi di Jenin e al progetto di allestirvi un laboratorio informatico.
A fine luglio però, dieci giorni prima del suo ultimo arresto, Tali è stata nuovamente contattata dall’agente dei servizi che l’aveva interrogata in aprile. Questi le chiese un incontro specificando di essere a conoscenza delle sue difficoltà a trovare un lavoro. Tali, consigliata dai suoi legali, Gabby Lasky e Smadar Ban Natan, rifiutò l’incontro e aggiunse che se lo Shabak inetendeva interrogarla ulteriormente avrebbe dovuto procurarsi un mandato.
Lasky e Ben Natan non sono stati autorizzati a visionare il verbali degli interrogatori e contestano che se la loro cliente fosse stata una minaccia alla sicurezza, avrebbe dovuto essere arrestata direttamente in Israele.
I media locali, ispirati dallo Shabak, hanno proposto una versione alterata dei fatti che presenta Tali come l’amante di Zubeidi e come la Poster Girl della sinistra, accuse che la sua amica Lin Chalozin Dovrat smentisce, ricordando il suo passato da elettrice di destra e di come Tali fosse spesso rimasta insieme alla moglie e ai figli di Zubeidi nei momenti in cui lui era costretto a nascondersi.
Un’altro amico, Youssef, ha aggiunto: “Stanno cercando di instillare pensieri cattivi nella gente perchè si rivolgano contro di lei, e il peggiore dei sospetti è probabilmente quello di dormire con il nemico. Ma è un nonsenso, in realtà sono semplici coetanei che vanno d’accordo e si rispettano”.

Dunque perchè la storia di Fahima e Zubeidi spaventa al punto da non poter essere raccontata per quello che è realmente? Lo abbiamo chiesto a Lin, che oltre ad essere amica di Tali è un’attivista israeliana della Women’s Coalition for a Just Peace, la quale è stata lapidaria: “Per prima cosa se una brava ragazza di Kiryat Gat, elettrice del Likud pensa che l’occupazione sia una catastrofe, allora anche altre persone potrebbero svegliarsi dal coma e iniziare a pensare in modo indipendente.
Secondo, - prosegue Lin - il fatto che una Tali Fahima qualunque possa raggiungere Zacaria Zubeidi, parlare con lui e trovare un registro comune basato sulla reciproca fiducia, è un evento capace di distrarre l’attenzione e far perdere fiducia nei discorsi dei politici al governo. Hanno bisogno di spingere Tali Fahima, la squilibrata amante del sanguinario Zubeidi fuori dall’arena, fuori dalle pagine della politica.
E poi - conclude Lin - l’esercito israeliano negli ultimi tempi si è impegnato a neutralizzare i veri avversari di Arafat, quelli che premono per le riforme della sicurezza e contro la corruzione del suo regime. Zubeidi, pur essendo un suo alleato, ha recentemente creato diversi problemi al Rais e sta diventando un obbiettivo estremamente caldo”.

Il caso di Fahima e Zubeidi segna un momento critico anche per i gruppi di pacifisti israeliani, il cui limite spesso, è stata l’incapacità di creare dei ponti proprio con la società palestinese che intendono difendere. Tali non fa parte della sinistra movimentista, ma con il suo agire individuale ha dato a tutti loro e agli israeliani in generale, un esempio lampante e insieme un monito che non possono permettersi di ignorare, perchè a causa della sudditanza della stampa, della costruzione del muro di separazione e delle restrizioni di accesso ai Territori Occupati, le interazioni e la possibilità di capirsi tra individui, israeliani e palestinesi sono destinate a ridursi sempre più. E con esse le possibilità di una pace condivisa.

Naoki Tomasini

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità