08/11/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Alle elezioni, i repubblicani di Bush perdono la Camera dei rappresentanti e forse anche il Senato
Il segretario alla Difesa Usa, Donald Rumsfeld, una delle figure simbolo del governo repubblicano di Bush, si è dimesso in seguito al deludente risultato delle elezioni di medio termine, che hanno visto i democratici prevalere sulla coalizione al governo. Rumsfeld è stato negli ultimi mesi al centro delle critiche popolari, per via della gestione fallimentare del conflitto in Iraq.
 
Per Bush e i repubblicani è una sconfitta, per i democratici una vittoria che però rischia di essere non completa. Le elezioni statunitense di metà mandato ribaltano la situazione alla Camera, dove i democratici avranno la maggioranza con una trentina di seggi di vantaggio. Ma al Senato i repubblicani, pur perdendo seggi importanti, possono ancora sperare in un pareggio che lascerebbe in sostanza a loro il controllo della camera alta del Congresso, visto che in caso di parità vale il voto del vicepresidente, nonché presidente del Senato: attualmente, Dick Cheney. Trionfo dei democratici anche nelle elezioni per i governatori, nei 36 stati dove si sono tenute: ora sono democratici 28 governatori su 50.
 
I leader democratici festeggiano la vittoriaLa situazione alla Camera dei rappresentanti. Per il partito di Bush, che controllava la Camera dalla “rivoluzione repubblicana” del 1994, è una disfatta. Arrivati alle elezioni con 30 seggi di vantaggio, i repubblicani ne escono con un risultato inverso. Il conteggio parziale è di 227 seggi a 194 per i democratici e, se le proiezioni verranno confermate, la composizione finale della Camera sarà di 232 democratici e 203 repubblicani. In sostanza, una trentina di rappresentanti repubblicani in carica non sono stati rieletti. Per gli standard del Congresso Usa, dove nel 2002 solo quattro rappresentanti su 435 non furono rieletti, si tratta di un mezzo terremoto.
 
La prossima Speaker della Camera, Nancy PelosiLa situazione al Senato. I democratici, che partivano con uno svantaggio di 11 senatori, sono riusciti a strappare ai repubblicani i seggi di Missouri, Pennsylvania, Ohio e Rhode Island, e sono in strettissimo vantaggio nei due rimanenti stati in bilico, Montana e Virginia, rispettivamente per 2.500 e 7.800 voti. Specie nel secondo, dove i voti totali sono stati oltre 2,3 milioni, è scontato un riconteggio e la parola definitiva, come in Florida alle presidenziali del 2000, sarà messa dai giudici. Al momento, senza contare questi due stati, la situazione sarebbe di 49 seggi a testa tra i due partiti. Tra i 49 democratici viene contato anche Joe Lieberman, ex candidato democratico alla vicepresidenza nel 2000, che in Connecticut è stato eletto come indipendente dopo la sconfitta nelle primarie del partito lo scorso agosto, a vantaggio di un candidato democratico apertamente contro la guerra in Iraq. Lieberman aveva detto che, se eletto al Senato, si sarebbe schierato con i democratici. Nello stato di New York, è stata rieletta con circa due terzi dei voti l’ex first lady Hillary Rodham Clinton.
 
Il governatore (riconfermato) della California, Arnold Schwarzenegger, festeggia con i suoi elettoriI governatori. Nei 36 stati in cui si votava, i democratici hanno strappato ai repubblicani sei governatori, tornando quindi in vantaggio a livello nazionale per 28 a 22. Una situazione che potrebbe avere ripercussioni anche sulle elezioni presidenziali del 2008. Controllare uno stato garantisce di solito più contributi per la campagna elettorale, e un governatore popolare – è stato calcolato – può garantire al suo partito fino al due per cento di voti in più. Tra i governatori repubblicani riconfermati c’è Arnold Schwarzenegger, in California.
 
Le dimissioni di Rumsfeld. Il segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld, si è dimesso dall'incarico a sorpresa, dopo che nell'ultimo anno da più parti - anche nei circoli militari - erano giunte le richieste delle sue dimissioni. La sconfitta alle elezioni, dovuta anche al malcontento popolare per la cattiva gestione della guerra in Iraq, ha spinto il numero uno del Pentagono a lasciare. Bush, che aveva sempre difeso Rumsfeld, ha accettato le sue dimissioni, annunciando che alla Difesa sarà presto nominato Robert Gates, ex direttore della Cia dal 1991 al 1993.
 
Le reazioni. Il portavoce della Casa Bianca, Tony Snow, ha riconosciuto la sconfitta alla Camera, aggiungendo che i risultati “non sono quelli che speravamo”. Sempre attraverso i suoi portavoce (il presidente parlerà alle 19, ora italiana), Bush ha poi teso la mano ai democratici: “Siamo impazienti di lavorare con i leader democratici sulle principali questioni in agenda, incluse la vittoria in Iraq e una più ampia lotta al terrore, e mantenere l'economia in crescita''.
Dall’altra parte la leader dei democratici alla Camera, Nancy Pelosi, che diventerà a questo punto la prima presidente donna nella storia della Camera, ha dichiarato che “i democratici sono pronti a guidare il paese”, aggiungendo che in Iraq “serve una nuova direzione”.

Alessandro Ursic

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