Governo e maoisti hanno raggiunto uno storico accordo che pone fine a dieci anni di guerra
“Finalmente la pace”, titolano a caratteri cubitali i
giornali nepalesi di oggi. La notte scorsa, dopo quattordici ore di negoziato
ininterrotto, governo e guerriglia maoista hanno raggiunto uno storico accordo
che pone
fine a dieci anni di guerra civile: un bagno di sangue costato la vita a oltre
tredicimila persone.
I contenuti
dell’accordo. L’accordo – che
verrà firmato il 16 novembre – prevede, dal punto di vista
militare, l’ingresso entro il 21
novembre di
tutti i guerriglieri maoisti in sette accampamenti (nei distretti di
Ilam, Sindhuli, Kavre, Palpa, Rolpa, Surkhet e Kailali), la chiusura
di tutte le loro armi in tre magazzini sorvegliati da soldati delle
Nazioni Unite, sistemi di allarme e telecamere a circuito chiuso. Lo
stesso
varrà per le armi dell’esercito governativo.
Dal punto di vista politico è previsto lo
smantellamento, entro il 26 novembre, delle strutture di governo
parallelo create
dai maoisti nelle zone da essi controllate, l’immediata
espansione del corpo parlamentare al fine di permettere l’ingresso di 73
deputati maoisti (due in meno di quelli del partito di governo), la formazione,
entro il 1° dicembre, di un governo di transizione del quale faranno parte anche
i
maoisti e l’elezione, entro giugno 2007, di un’assemblea costituente che
deciderà il futuro della monarchia nepalese con votazioni a maggioranza
semplice.
Un accordo che
reggerà. Per Ram Chandra Poudel, che ha condotto i negoziati per conto del
governo, la decisione “apre la porta alla creazione di un nuovo Nepal”, mentre
per Annata, leader del ribelle Esercito di liberazione popolare, “l’accordo fa
entrare il Paese in una nuova era”.
Quello firmato oggi è il terzo accordo di pace: i primi due,
del 2001 e del 2003, sono falliti e sono stati seguiti da nuove violente fasi
di conflitto.
Secondo le analisi e i commenti che si leggono sui giornali
locali, ma anche sulla stampa internazionale, quello di oggi è invece destinato
a durare, dato che prevede l’avvento di un governo multi-partitico che ridurrà
notevolmente
i poteri del re Gyanendra, considerato dai ribelli uno dei principali
responsabili del conflitto.
A Kathmandu ci sono state manifestazioni di giubilo, ma
anche di condanna nei confronti dei maoisti, accusati di aver visitato
moltissime abitazioni per “chiedere” ai residenti della capitale di dare cibo
ai “compagni” che arriveranno in città venerdì per una manifestazione di
celebrazione della pace.