12/11/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Preoccupa la segnalazione di manifestazioni lebbrose dopo terapia per l'Aids
La diffusione della terapia antiretrovirale per l’Aids potrebbe portare con sé un effetto collaterale insolito: la lebbra. Sembra infatti che i farmaci contro il virus dell’immunodeficienza acquisita portino alla luce un’infezione lebbrosa nascosta, secondo quanto riportato dal New York Times.

Mano colpita dalla lebbra, in trattamento. Copyright - Who/P. Virot La punta dell’iceberg. La prima segnalazione risale al 2003, in un paziente a Londra, un ugandese in esilio. Da allora i casi descritti in letteratura sono una dozzina, ma potrebbero essere molti di più. Ci sono infatti segnalazioni in Brasile, India, Africa, Caraibi e altre zone ancora: pazienti in terapia antiretrovirale in cui si manifestano lesioni dolorose al volto o perdita della sentibilità alle dita, che fanno pensare alla lebbra. “Questa potrebbe essere la punta di un iceberg” ha detto William Levis, che cura lebbrosi in un ospedale di New York. “Molti medici non pensano alla lebbra, e probabilmente ci sono molti più casi di quanto si pensi”.
 


Centro per la cura della lebbra in Etiopia. Copyright - Who/P. VirotPaesi a rischio. Il collegamento fra terapia per l’Hiv e lebbra preoccupa gli esperti, vista la diffusione delle due infezioni nei Paesi poveri: lo scorso anno sono stati 300mila i nuovi casi di lebbra, e 38 milioni di persone hanno il virus dell’Aids. Sette fra i casi riportati in letteratura sono in Brasile, uno dei Paesi ove la lebbra è più diffusa e dove è in atto uno dei programmi di trattamento contro l’Aids fra i più efficaci fra i Paesi poveri. Ma è l’India che preoccupa di più. Fino a non molto tempo fa, contava il 70 per cento dei casi mondiali di lebbra; dopo una campagna durata vent’anni di diagnosi e trattamento, ha dichiarato di averla eliminata come problema di salute pubblica. Questo vuol dire che la media nazionale di casi di lebbra sarebbe inferiore a uno ogni 10mila cittadini, ma rapportando questi numeri all’India, potrebbero significare circa 100mila nuovi casi l’anno. Sull’altro versante, nel Paese vi sono circa 5,2 milioni di persone con l’Hiv. Vi sono poi altre zone a rischio, come Myanmar (ex Birmania), Madagascar, Nepal e Mozambico. Oltre, naturalmente, a regioni di cui non si hanno notizie precise sulla situazione sanitaria. In Congo, per esempio solo lo scorso anno sono stati segnalati 11mila nuovi casi di lebbra.

Esiti di lesioni da lebbra alla mano. Copyright - Who/P. VirotAttenzione ai segnali di allarme. Secondo gli esperti, la riattivazione del micobatterio responsabile della lebbra, con comparsa dei sintomi della malattia, è da collegare al recupero, grazie alla terapia per l’Aids, delle capacità immunitarie di difesa dell’organismo. “Il trattamento antiretrovirale consente la ripresa del sistema immunitario, e la riattivazione della risposta immunitaria rimette il paziente in condizioni ‘normali’. Se si tratta di un individuo suscettibile alla lebbra e infettato dal micobatterio responsabile, svilupperà questa malattia” spiega a PeaceReporter Salvatore Noto, esperto di lebbra dell’Ospedale San Martino di Genova. Perché la lebbra dia segno di sé non basta dunque solo la riattivazione delle difese immunitarie,  ma anche una sorta di predisposizione dell’individuo, le cui caratteristiche non sono ancora ben definite. L’interazione tra la rinnovata capacità di difesa dell’organismo e il micobatterio della lebbra darebbe origine alle manifestazioni cliniche della malattia. “Si deve pensare alla lebbra quando compaiono lesioni cutanee o neuriti (infiammazione dei nervi periferici, ndr) in malati di Hiv/Aids”.

 

Valeria Confalonieri

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