Ortega vince a braccetto con Morales Corazo, capo politico e ideologico della controrivoluzione
Ormai è ufficiale: Daniel Ortega, Fronte sandinista di
liberazione nazionale, è di nuovo il presidente del Nicaragua. Con un vantaggio
di 7 punti su Eduardo Montealegre, l’ex rivoluzionario, ora democratico e pacifista,
torna dopo 16 anni al timone del paese. Ma questa volta, lo fa a braccetto di
un vice che
la dice lunga su quanta acqua sia passata sotto i ponti.
Morales Carazo è l’uomo dai mille volti. Banchiere ricco e
colto amante dell’arte, è un talentuoso comunicatore dalla grande sensibilità
politica. Si affaccia alla vita politica sotto la dittatura di Somoza, di cui
sposa l’ideologia facendosene strenuo difensore. Era la fine degli anni
Cinquanta e il paese si preparava a subire grandi trasformazioni, prima fra
tutte l’emergere del capitale finanziario, di quelle banche, di quelle imprese
che cominciarono a giocare non più con il caffè, il mais, i fagioli, ma con il
denaro. È da qui che emerse Carazo. Ed è proprio in un’impresa finanziaria che
conoscerà un avvocato di belle speranze, Arnoldo Aleman, di cui sarà il capo
per anni.
Sempre sulla cresta. Quando scoppiò la rivoluzione sandinista contro il
dittatore-fantoccio della Casa Bianca, Carazo e Aleman continuarono assieme in
un cammino di totale fedeltà al somocismo, disprezzando quei settori
della borghesia e della finanza che saltarono all’ultimo sul carro del
vincitore. Carazo fu, persino, fra coloro i quali furono puniti con pesanti
confische in nome dei principi della revolucion rojainegra.
Morales Carazo divenne, dunque, fra i principali oppositori
dei sandinisti, e fra i protagonisti di quella politica di aggressione contro
il Nicaragua, diretta dagli Stati Uniti di Reagan. Fu uno dei principali capi
politici e ideologici della controrivoluzione.
“Come ha egli stesso ammesso, Carazo fu uno strumento
diretto della Cia, del Pentagono e delle politiche emanate dal Consiglio di
Sicurezza Nazionale e della Casa Bianca, direttori politici di primo livello
della controrivoluzione”, tiene a precisare Julio Lopez Campos, analista
politico legato a doppio filo alla rivoluzione.
L'uomo giusto. E quando, nel ’90, il governo sandinista capì di essere
arrivato al capolinea e decise di negoziare per cercare un cammino di pace di
cui il paese aveva urgente bisogno, alla tavola delle trattative con gli
esponenti di destra spalleggiati dagli Usa sedette proprio Carazo. Ai negoziati
di Sapoá, dalla parte opposta a quella dove era seduto Humberto Ortega,
fratello di Daniel, che era appunto il presidente del paese, sedette il
banchiere
somocista.
E fu da quel momento che iniziò la vera riscossa
contro-rivoluzionaria: Morales Carazo è stato sempre a braccetto con Aleman, ne
fu il capo della campagna elettorale, il ministro senza portafoglio del suo
governo, il consigliere personale del presidente.
Il neo vicepresidente del Nicaragua di Ortega altri non è
che il fautore delle passate sconfitte dello stesso Ortega. Ma dato che il
progetto Aleman, ossia il neosomocismo, è fallito miseramente che fare per
restare al potere? l’unica alternativa è stata saltare adesso sul carro del
probabile vincitore, o meglio, mettersi
a guidare quel carro, stringendo un patto con il nemico di sempre, quel Daniel
Ortega, che in 16 anni ha dimostrato tutta la capacità di resistenza del suo
Frente sandinista.
Di qui il patto, la spartizione del potere, in barba a quella parte di
ricchi destrorsi che odiano visceralmente i sandinisti e disprezzano allo
stesso tempo gli arricchiti ‘vendicarbone’ alla Aleman, e la gentaglia tipo
Carazo. E in barba ai 4 milioni di poveri, che altro non aspettano se non
riforme strutturali che è probabile che questo governo rimanderà a lungo in
nome della stabilità economica, degli investimenti dei privati (“vero motore
dello sviluppo del paese”), del patto commerciale con gli Usa e del controllo
dell’inflazione, come si è già precipitato a dichiarare il neo vice di Ortega.