Opposizioni filo-occidentali in piazza contro il governo, che mobilita esercito e picchiatori

Palazzi assediati dai manifestanti,
scontri di piazza, blindati per le strade e spari sulla folla. A meno di due anni
dalla violenta
“Rivoluzione
dei tulipani” che rovesciò il regime kirghizo di Askar Akaev portando al
potere il presidente Kurmanbek Bakiyev e il primo ministro Flix Kulov, a
Bishkek torna a soffiare aria di rivolta. Una
rivolta scatenata dalle forze d’opposizione guidate da
Roza
Otunbaeva (ex diplomatica occidentale sostenuta dagli Usa), le quali
accusano il tandem Bakiyev-Kulov di aver tradito le aspirazioni democratiche (e
occidentaliste) della rivoluzione del marzo 2005.
Una dinamica che ricorda gli
sviluppi della crisi politica seguita alla “Rivoluzione arancione” ucraina, con
i radicali che accusano la nuova classe dirigente di non aver fatto le riforme
democratiche promesse al popolo durante la fase rivoluzionaria.
Proteste in “stile
Soros”. La scintilla che lo scorso 2 novembre ha portato in piazza le
opposizioni del “Movimento per la Riforma” è stato il rifiuto del presidente
Bakiyev di firmare una nuova Costituzione che limitava i poteri presidenziali
aumentando quelli del parlamento. Per cinque giorni non ci sono stati
incidenti. Migliaia e migliaia di manifestanti accampati in una tendopoli
(segno distintivo delle proteste organizzate dai gruppi legati a
George
Soros) hanno chiesto le dimissioni di Bakiyev e Kulov, mentre la polizia
stava a guardare da lontano e i deputati dell’opposizione, in seduta continua,
cercavano voti in aula per approvare a maggioranza una nuova Costituzione
parlamentarista.
Lunedì notte ci sono riusciti grazie ai voti di diversi
parlamentari della maggioranza. Nonostante la non legalità dell’atto (ci voleva
la maggioranza dei 2/3), Bakiyev e Kulov hanno capito che il gioco si stava
facendo duro e non hanno perso tempo.
Blindati, scontri e feriti.
“Non posso restare spettatore di un’orgia simile”, ha dichiarato martedì
mattina il presidente, minacciando di sciogliere il parlamento se le proteste
dell’opposizione non cesseranno.
Il primo ministro, da parte sua, ha accusato le opposizioni
di avere piani per occupare con la forza i palazzi del potere.
Intanto, da Osh, Jalalabad e altre città del sud (roccaforti
delle forze governative) affluivano a Bishkek una cinquantina di autobus carichi
di
“sostenitori” di Bakiyev e Kulov. Si sono autodefiniti “Movimento per la
Stabilità” (in risposta al “Movimento per la Riforma”). Tra di loro molti
“miliziani del popolo”, le squadracce di lottatori di
alysh, l’arte marziale kirghiza, chiamati dal governo a reprimere
le proteste, come già accaduto nel
giugno
2005.
Con la scusa di impedire che i due gruppi venissero in contatto (cosa
che pare sia comunque avvenuta) è intervenuta la polizia antisommossa
con i
blindati, che ha circondato piazza Alatoo iniziando a sparare sulla
folla con lacrimogeni
e proiettili di gomma. Decine i feriti, di cui almeno sei in gravissime
condizioni, quattro con ferite da arma da fuoco. Il governo ha
dichiarato che le froze dell'ordine non hanno sparato, ma che sono
pronte a farlo in caso di necessità.