08/11/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Opposizioni filo-occidentali in piazza contro il governo, che mobilita esercito e picchiatori
Roza Otumbaeva e BakiyevPalazzi assediati dai manifestanti, scontri di piazza, blindati per le strade e spari sulla folla. A meno di due anni dalla violenta “Rivoluzione dei tulipani” che rovesciò il regime kirghizo di Askar Akaev portando al potere il presidente Kurmanbek Bakiyev e il primo ministro Flix Kulov, a Bishkek torna a soffiare aria di rivolta. Una rivolta scatenata dalle forze d’opposizione guidate da Roza Otunbaeva (ex diplomatica occidentale sostenuta dagli Usa), le quali accusano il tandem Bakiyev-Kulov di aver tradito le aspirazioni democratiche (e occidentaliste) della rivoluzione del marzo 2005.
Una dinamica che ricorda gli sviluppi della crisi politica seguita alla “Rivoluzione arancione” ucraina, con i radicali che accusano la nuova classe dirigente di non aver fatto le riforme democratiche promesse al popolo durante la fase rivoluzionaria.  
 
Manifestante e poliziaProteste in “stile Soros”. La scintilla che lo scorso 2 novembre ha portato in piazza le opposizioni del “Movimento per la Riforma” è stato il rifiuto del presidente Bakiyev di firmare una nuova Costituzione che limitava i poteri presidenziali aumentando quelli del parlamento. Per cinque giorni non ci sono stati incidenti. Migliaia e migliaia di manifestanti accampati in una tendopoli (segno distintivo delle proteste organizzate dai gruppi legati a George Soros) hanno chiesto le dimissioni di Bakiyev e Kulov, mentre la polizia stava a guardare da lontano e i deputati dell’opposizione, in seduta continua, cercavano voti in aula per approvare a maggioranza una nuova Costituzione parlamentarista.
Lunedì notte ci sono riusciti grazie ai voti di diversi parlamentari della maggioranza. Nonostante la non legalità dell’atto (ci voleva la maggioranza dei 2/3), Bakiyev e Kulov hanno capito che il gioco si stava facendo duro e non hanno perso tempo.
 
Blindati nel centro di BishkekBlindati, scontri e feriti. “Non posso restare spettatore di un’orgia simile”, ha dichiarato martedì mattina il presidente, minacciando di sciogliere il parlamento se le proteste dell’opposizione non cesseranno.
Il primo ministro, da parte sua, ha accusato le opposizioni di avere piani per occupare con la forza i palazzi del potere.
Intanto, da Osh, Jalalabad e altre città del sud (roccaforti delle forze governative) affluivano a Bishkek una cinquantina di autobus carichi di “sostenitori” di Bakiyev e Kulov. Si sono autodefiniti “Movimento per la Stabilità” (in risposta al “Movimento per la Riforma”). Tra di loro molti “miliziani del popolo”, le squadracce di lottatori di alysh, l’arte marziale kirghiza, chiamati dal governo a reprimere le proteste, come già accaduto nel giugno 2005. Con la scusa di impedire che i due gruppi venissero in contatto (cosa che pare sia comunque avvenuta) è intervenuta la polizia antisommossa con i blindati, che ha circondato piazza Alatoo iniziando a sparare sulla folla con lacrimogeni e proiettili di gomma. Decine i feriti, di cui almeno sei in gravissime condizioni, quattro con ferite da arma da fuoco. Il governo ha dichiarato che le froze dell'ordine non hanno sparato, ma che sono pronte a farlo in caso di necessità.

Enrico Piovesana

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