Finisce Nubi d'Autunno. L'operazione militare a Gaza ha fatto 57 morti in una settimana
L’operazione Nubi d’Autunno è terminata, almeno così
pare. L’esercito israeliano ha iniziato a lasciare la striscia di Gaza. Otto
palestinesi, tra cui una donna, sono morti oggi, portando a 57 il totale delle
vittime in una settimana, la maggioranza delle quali erano civili. L’esercito
israeliano intanto dichiara di aver “completato la missione”. Ma qual era
l’obiettivo? Lo abbiamo chiesto a Mustafa Barghuti, fondatore del Medical
Relief e leader del partito politico indipendente, Palestine National
Initiative.
Tra le diverse motivazioni addotte per Nubi d’Autunno
si è citata la liberazione del soldato israeliano catturato a giugno e la
necessità di fermare il lancio dei razzi Qassam. Cosa ne pensa?
Di certo lo scopo dell’operazione militare a Gaza non era la
liberazione del soldato Shalit, prima di tutto perché gli israeliani non hanno
idea di dove sia. È stato un atto di punizione collettiva, 57 persone
uccise e oltre 260 feriti sono numeri che parlano chiaro: è un crimine. Metà di
loro erano donne e bambini, civili. Ancora una volta, inoltre, l’esercito
israeliano ha usato le armi sperimentali già viste a Gaza e in Libano
quest’estate. Armi che provocano gravissime bruciature interne e che, ancora
una volta, sono state sparate su aree abitate. A differenza di quanto accaduto
in Libano, la comunità
internazionale non reagisce quando viene attaccata la Striscia di Gaza, come se
Israele avesse una garanzia di immunità rispetto alle leggi internazionali, per
le barbarie commesse nei Territori Occupati.
Israele accusa i miliziani palestinesi di farsi scudo
della popolazione civile.
Non è corretto. Come possono 32 mila persone essere uno
scudo? Semmai è il contrario, quelle 32 mila persone sono state prese in
ostaggio. Sono stati tenuti per una settimana sotto coprifuoco 24 ore su 24,
gli ospedali sono stati chiusi, una moschea è stata distrutta e anche le scuole
sono state oggetto di attacchi. Che bisogno c’è di attaccare una scuola con
dentro dei bambini?
I media israeliani sostengono che i miliziani lanciano i
razzi Qassam dalle zone abitate.
I razzi Qassam sono solo una grossa bugia. È vero che
vengono sparati su Israele, ma sono solo dei tubi di metallo che non hanno
quasi mai provocato vittime. Sono d’accordo che debbano essere fermati, ma il
punto è: l’operazione militare che ha lasciato tutta quella distruzione a Beith
Hanoun servirà a fermare il lancio dei Qassam? Sono certo di no. Anzi, i lanci
di razzi riprenderanno e saranno più di prima.
Lei ha parlato di punizione collettiva, ma per cosa
esattamente?
Lo scopo principale di una punizione collettiva è quello di
spezzare la resistenza palestinese. Non solo quella armata, ma la volontà dei
palestinesi in generale. Oltre a ciò ci sono anche motivazioni interne a
Israele: Olmert e Peretz hanno bisogno di risollevare la propria immagine,
compromessa dalla sconfitta in Libano. Questa punizione collettiva, inoltre, è
un riflesso della nuova composizione del governo israeliano, che ha
recentemente incluso l’estrema destra di Lieberman. Un altro scopo di questo
attacco è minare i colloqui che stanno portando verso un governo di unità
nazionale palestinese. Un esempio di ciò si è visto a Jabaliya, a nord di Gaza,
dove 5 persone sono state uccise da un missile sparato contro la casa di un
parlamentare palestinese.
Perché osteggiare la formazione del governo di unità
nazionale?
Un governo palestinese non è tra gli interessi israeliani,
ci vogliono divisi per poter continuare a violare i nostri diritti civili senza
dover affrontare veri colloqui di pace. È tempo che tutti si convincano che
questo governo israeliano non vuole la pace con i palestinesi, ma solo il
controllo dei territori occupati.
Supponiamo che il governo si riesca a formare. Pare che
dovrà essere composto da figure indipendenti. Pensa che potrebbe farne parte?
Io preferirei non farne parte, perché penso che il ruolo del
mio partito sia diverso e più importante: stare al di fuori del governo per
mediare tra le parti. L’iniziativa palestinese è nata per questo. Quello che
ora serve ai palestinesi è un governo che, da un lato, non sia in contrasto con
il risultato delle ultime elezioni, ma che dall’altro sia composto di
personalità oneste e molto qualificate, che siano almeno in grado di fare le
riforme che fino ad ora nessuno ha fatto. Un simile governo potrebbe dire al
mondo che non ci sono più scuse per continuare l’embargo. Spero che a quel
punto l’Unione Europea rimuoverà le sanzioni contro l’Autorità palestinese. Del
resto persino gli Stati Uniti, che non sono certo un mediatore imparziale,
hanno detto di preferire un governo con Hamas all’interno.