10/11/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Scambio di prigionieri sì, scambio di prigionieri no, continua il braccio di ferro Uribe-Farc
scritto per noi da
Simone Bruno 
 
Alvaro UribeSolo due settimane fa le Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia) e il governo Uribe sembravano andare a braccetto e l’accordo umanitario, ossia lo scambio di prigionieri sembrava vicino. Le famiglie dei sequestrati speravano di passare il Natale con i propri cari, dopo anni passati nel limbo aspettando loro notizie.
Ora invece siamo allo scontro frontale, le dichiarazioni di guerra tuonano, le bombe distruggono le case, le pallottole uccidono.
Il detonatore è stata una bomba esplosa nel centro militare più importante di Bogotà e attribuita alle Farc, senza prove apparenti, il presidente Uribe indignato ha lanciato ingiurie, contro i nemici, declassati nuovamente a terroristi, una vera dichiarazione di guerra e un rilancio del Plan Patriota, piano militare studiato per sconfiggere i ribelli militarmente. Le Farc dal canto loro hanno risposto negando la paternità dell’attentato, accettando la sfida militare.
 
guerriglieri delle FarcBombe nella notte. Nel villaggio di Tierradentro (Cordoba) erano da poco passate le 3 di notte quando il sonno degli abitanti è stato interrotto da una serie di esplosioni e raffiche di mitra.
Le Farc stavano attaccando la stazione di polizia ubicata nel centro del paese.
I guerriglieri nascosti nella selva, che ricopre le montagne sul lato orientale del paese, stavano lanciando bombole di gas trasformate in bombe artigianali, (secondo antica ricetta dell’Ira), contro la stazione locale della polizia.
Alcune fonti parlano di 450 uomini dei fronti 58, 15 e 5 (attivo nella vicina regione dell’Urabà) che hanno attaccato i circa 70 poliziotti presenti nel paesino.
Gli scontri si sono prolungati per circa 8 ore, durante le quali il battaglione 11 dell’esercito Colombiano è intervenuto per difendere la polizia.
Il bilancio è stato di 2 civili e 17 poliziotti morti, oltre un numero non precisato di vittime tra i guerriglieri. Una tragedia del genere non si vedeva il Colombia da mesi.
 
Bambino ostaggio di un uomo in mimetica armatoLo scenario di questo scontro è una terra lacerata dal conflitto. Qui il controllo era dei paramilitari del “Bloque Sinú” delle Auc (Autodifesa unita della Colombia), sotto il comando dell’ italo-colombiano Salvatore Mancuso, ma dopo la sua smobilitazione è passato ad essere territorio di conquista. Si tratta di una zona importante strategicamente, perché situata vicino ad alcune importanti piantagioni di coca.
Gli abitanti dichiarano che un nuovo gruppo di paramilitari dotati di divise, radio trasmettitori, armi e tesserino di “reinsertados” terrorizza i contadini costringendoli a vender loro il raccolto di foglie di coca. Questo gruppo è comandato dal “pollo Lizcano”, che faceva parte del gruppo di Mancuso e che oggi, tra le altre cose, integra la rete dei cooperanti, ossia gli informatori del governo. La polizia lo considera uno dei più grandi narco-trafficanti del paese.
Questo nuovo gruppo si contende con le Farc il dominio su questo territorio, rendendo la zona centro di un conflitto costante.
Mentre tutti aspettavano una offensiva dell’esercito contro la guerriglia è successo esattamente il contrario: le Farc hanno dato un colpo durissimo all’immagine del governo e alla politica della “seguridad democratica” invocata dal presidente. Una prova di forza che dimostra che la guerriglia è ben lontana dall’essere sconfitta, è anzi ancora dotata di una forza e una capacità organizzativa impressionante.
 
Apetura rinnovata. È sempre di questi giorni un comunicato delle Farc che rinnova la disponibilità del gruppo guerrigliero ad aprire un dialogo per la liberazione dei prigionieri e per un più amplio processo di pace, quasi a voler dimostrare la propria forza prima di sedersi al tavolo dei negoziati, fatto del resto piuttosto comune prima che due attori armati inizino a negoziare.
 
Categoria: Guerra, Politica
Luogo: Colombia
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