scritto per noi da
Giorgio Trucchi

Secondo i dati emessi dal Consejo Supremo Electoral (Cse)
alle 3.30 della mattina, il candidato del Frente Sandinista de Liberación
Nacional (Fsln), Daniel Ortega Saavedra, sarebbe il nuovo presidente del
Nicaragua.
Nonostante l'euforia di gran parte della militanza
sandinista, è però ancora presto per poter considerare chiuse queste elezioni,
che vedrebbero l'ex presidente del Nicaragua (1984-1990) riprendere quella
carica che aveva perso nel 1990, dopo 10 anni di governo rivoluzionario.
Ortega stravince. Con solo il 14,65 percento dei voti scrutinati, Daniel Ortega
otterrebbe il 40,04, Eduardo Montealegre (Aln) il 33,29, José Rizo (Plc) il
19,51, Edmundo Jarquín (Mrs) il 6,89 ed Edén Pastora lo 0,27.
Alcuni cambiamenti rispetto alla votazione per eleggere i
deputati, dove comunque il Fsln resterebbe in vantaggio.
Se si mantenesse questa tendenza, dunque, Ortega supererebbe la
soglia del 40 percento o comunque manterrebbe un margine superiore al 5 sul secondo
classificato, vincendo al primo turno.
Dopo la lettura dei primi risultati, migliaia di
persone hanno invaso le strade in tutto il Nicaragua sventolando bandiere
rojinegras e formando carovane di auto, moto e capannelli festanti nei punti
centrali delle città.
Di contro, la reazione dei due partiti ‘liberali’ è stata
durissima. Eduardo Montealegre della Alianza Liberal Nicaraguese (Aln)
ha immediatamente accusato il Cse di manipolare i dati, precisando di essere in
possesso di un altro conteggio dal quale Ortega non arriverebbe al 40 percento
e non avrebbe nemmeno i cinque punti percentuali necessari per vincere al primo
turno.
Ha inoltre espresso seri dubbi sull'intero processo
elettorale per i ritardi nell'apertura dei seggi, i vari disguidi avvenuti
durante la giornata, l'impedimento per molta gente di votare dopo l'orario di
chiusura e ha nuovamente accusato il Cse di ritardare eccessivamente la lettura
dei risultati.
Tali dichiarazioni sono praticamente identiche a quelle
contenute in un documento emesso dall'ambasciata degli Stati Uniti in cui,
ancor prima della lettura dei primi dati da parte del Cse, si getta una grossa
ombra sulla regolarità delle elezioni e questo nonostante la maggior parte
delle organizzazioni di osservazione nazionale e internazionale avessero già
detto di avere visto uno svolgimento normale della giornata elettorale.
Risulta evidente la strategia per creare le basi per un non
riconoscimento di un’eventuale vittoria di Ortega.
Nessun comunicato ufficiale. Il candidato del Partido Liberal Constitucionalista (Plc),
José Rizo, si è rifiutato di dare importanza a questi risultati preliminari,
attaccando duramente il Cse per la lentezza e per avere dati interni molto
diversi da quelli comunicati dalla massima istituzione elettorale (tra l'altro
formata per il 50 percento da militanti dello stesso Plc). Se si mantenesse questa
tendenza, il Plc passerebbe dal 56
percento del 2001 al 19 del 2006 e andrebbe a occupare solo il terzo posto, ben
lontano dalla Aln di Montealegre.
All'interno dell'hotel Hilton, dove il candidato e le principali
personalità del Plc si erano riunite per seguire l'esito delle elezioni, il
clima era però molto teso e con un evidente scoramento che serpeggiava tra i
presenti.
Nessuna reazione invece da parte del Frente Sandinista. La
dirigenza del partito si è rinchiusa all'interno della Segreteria Nazionale e
non è apparsa nemmeno quando centinaia di persone si sono ammassate davanti
all'entrata con bandiere, canti ed espressioni di gioia.
Nessun comunicato è stato dato alla stampa, segnale che
continua a esserci una grande prudenza e questo nonostante le principali radio
sandiniste proclamino la vittoria già dalle prime ore della mattina.
Troppo presto. Restando questi i risultati, un altro partito che sembra
ottenere molto meno di quanto sperasse è la Alianza Mrs, a cui non sembra
essere stata sufficiente la buona campagna elettorale e i contenuti molto
chiari del programma. In questo caso sembra invece che abbia funzionato il
voto disgiunto, ottenendo molti più voti per i propri candidati a deputato che
per il candidato alla presidenza.
E' invece ancora troppo presto per fare una prima analisi
del voto e per una prima panoramica di quello che sarà il futuro del Nicaragua.
In mezzo a tante illazioni, proteste e dati ancora poco
significativi, si può essere invece certi di una cosa: vari settori della
società, l'ambasciata statunitense e probabilmente i due partiti del
liberalismo si stanno preparando per non riconoscere i risultati di questa
elezione. A questo punto, i resoconti che daranno nelle prossime ore gli
organismi di osservazione elettorale, come l’Unione Europea, l’Organizzazione
degli Stati Americani e il Centro Carter diventano ancora più importanti per
contrastare una manovra che sembra diretta a creare il caos nel paese.