13/11/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



In Sri Lanka è sempre più difficile portare aiuto alla popolazione
La sofferenza della popolazione dello Sri Lanka non ha fine. Già devastato da anni di guerra civile, nel 2004 lo tsunami ha portato morte e distruzione. La furia dell’onda anomala ha portato con sé anche l’attenzione del resto del mondo, un moltiplicarsi di aiuti umanitari, una speranza di pace. Speranza che sembra essere stata spazzata via quest’anno, con il riaccendersi del conflitto civile: nuovi attentati, nuovi scontri, nuovi morti e il fallimento, a fine ottobre, del negoziato di pace a Ginevra. In questi ultimi mesi anche le Organizzazioni non governative (Ong) hanno avuto difficoltà sempre maggiori nel portare aiuto alla popolazione.

Case in costruzione a Punochchimunai. Copyright Emergency La testimonianza di Emergency. Emergency segue un progetto nel nord dello Sri Lanka. Insieme al Tro, un'organizzazione nata dalla comunità tamil, ha lavorato nel villaggio di Punochchimunai, nel distretto di Batticaloa. “Ridare vita al villaggio, e farlo assieme al Tro, è stato da subito il nostro obiettivo comune, che rappresenta non solo la ripresa di una comunità, ma anche un percorso di costruzione di pace” racconta Giorgio Raineri, coordinatore del progetto. Il lavoro di Emergency e Tro ha portato canoe e imbarcazioni per ricominciare a pescare e avviato la costruzione di case in muratura per ricostituire Punochchimunai. “Ma qualcosa cominciava a cambiare e mentre si affievoliva il dolore riprendevano le tensioni fra le due parti” continua a raccontare Raineri. “Tra gli argomenti di confronto tra governo e oppositori c'è stata proprio la gestione degli aiuti umanitari. Accuse reciproche, tutte pesanti, fino a sospettare l’uso degli aiuti per rifornire gli arsenali, per l’acquisto di armi pesanti. Denunce di sequestro di orfani per la costruzione di un esercito di bambini soldato”. E qualcosa è cambiato anche a Punochchimunai. “Mesi fa alcuni operatori umanitari del Tro sono stati sequestrati e alcuni di questi non hanno mai più fatto ritorno, ma i lavori sono proseguiti e le case continuavano a essere costruite. Si sono registrati atti intimidatori nei confronti di muratori impegnati nella costruzione, ma anche verso gli abitanti del villaggio, atti sempre più gravi”. Atti che hanno portato, il primo di agosto, alla difficile decisione di bloccare il cantiere. “Aumenta di giorno in giorno il numero degli sfollati, dei quali si sa soltanto che non hanno accesso all’acqua né disponibilità di cibo. Decine di migliaia di persone abbandonano le loro case e restano bloccate in luoghi ai quali nessuno dei combattenti concede l’accesso ai convogli umanitari”. Ora Emergency sta cercando soluzioni possibili per riprendere i lavori di costruzione delle case a Punochchimunai, per i quali sarebbero bastati ancora tre mesi.
 
Ragazzi che giocano a pallone sulla spiaggia di Trincomalee: nonostante le bombe a pochi Km, la vita continua. Copyright Medici del MondoLa testimonianza di Medici del Mondo (MdM). La sezione spagnola di MdM era presente in Sri Lanka, nella provincia orientale di Trincomalee, dal dicembre del 2004, con un programma sanitario per la popolazione colpita dallo tsunami. “La città di Trincomalee, oltre ad essere un porto strategico, rappresenta un luogo chiave nel conflitto” racconta Alberto Barbieri, medico di MdM in Sri Lanka. “Durante la prima settimana di agosto Mutur, poco distante da Trincomalee, è stata teatro di una violenta battaglia tra l’esercito regolare e i ribelli delle Tigri tamil. Gli scontri hanno provocato numerosi morti tra i civili e circa 30.000 sfollati. Nel corso dei combattimenti, 17 operatori dell’Ong francese Action contre la faim (Acf), quasi tutti di etnia tamil, sono stati massacrati mentre si trovavano nella sede dell’organizzazione a Mutur. In realtà si è trattato di un’esecuzione sommaria e brutale: i corpi, tutti con magliette  recanti ben in evidenza il logo di Acf, sono stati rinvenuti accostati l’un l’altro faccia al suolo, con colpi di armi da fuoco alla testa. Quello che si rivela come uno dei più atroci massacri di sempre contro il personale di un’organizzazione umanitaria, rappresenta l’ennesimo episodio paradigmatico della ‘sporca guerra’ in corso: un conflitto dimenticato, o meglio, sconosciuto, che mette costantemente in questione la stessa possibilità di un’azione umanitaria indipendente. La crescente difficoltà di accesso alle popolazioni in pericolo e l’impossibilità  di far pervenire gli aiuti più urgenti, lo status opaco di una tregua nominale ma di fatto non vigente che permette una maggiore impunità di tutti i gruppi armati, l’escalation della violenza nei confronti della popolazione civile, le organizzazioni umanitarie che diventano obiettivi deliberati delle varie fazioni in lotta, la sostanziale indifferenza della politica internazionale per quello che avviene, contribuiscono a fare dello Sri Lanka una zona di crisi umanitaria permanente”.

Villaggi distrutti, popolazione senza case. Copyright Aurélie Grémaud/Msf La testimonianza di Médecins sans frontières (Msf). Msf, in Sri Lanka dal 1987, ha annunciato il 19 ottobre la sospensione di tutte le attività mediche, lasciando la penisola di Jaffna per motivi di sicurezza. “Della guerra in corso in Sri Lanka non c'è quasi traccia nei nostri media. E’ una guerra feroce con moltissimi morti, che lontano dalle telecamere non vengono conteggiati. Forse non si vuole che siano contati. E da quest'anno si è cominciato a eliminare i possibili testimoni: in agosto, 17 membri di Action Contre la Faim sono stati abbattuti, con metodi da esecuzione, da assassini non identificati. Esercito e ribelli si rimpallano l'accusa della responsabilità. Come in Iraq, Afghanistan, Darfur, Cecenia, le Ong umanitarie sono diventate obiettivo di guerra, al pari della popolazione civile che sono intervenute ad assistere” dice Gianfranco De Maio, direttore esecutivo di Msf-Italia. “Accanto alla violenza diretta, intimidatoria e assassina, in ‘coincidenza’ temporale si sono sviluppate altre due efficaci tecniche di dissuasione: gli attacchi sulla stampa e il blocco burocratico di visti e permessi. Si tratta di un copione di recente recitato altrove, nel Sudan ma pure nella Russia caucasica, che mina la sicurezza fondante di ogni operazione umanitaria: venire percepiti come attori super partes. Così, mentre le autorità di immigrazione comunicavano l'espulsione dei team Msf dando un ultimatum di una settimana, senza ulteriori spiegazioni, sulla stampa dello Sri Lanka comparivano accuse di collaborazionismo coi ribelli tamil attraverso attività clandestine (tra cui la consegna di esplosivo ottenuto dalla neutralizzazione delle mine, quando notoriamente Msf non svolge opera di sminamento), attentando alla sicurezza nazionale. In queste condizioni i programmi sanitari nel nord-est del Paese, a fronte di una popolazione di 200.000 sfollati che ormai ricevono un'assistenza sporadica e insufficiente, sono stati sospesi”.
Distruzione e ricostruzione in Sri Lanka. Copyright EmergencyL’Ong insiste nel tentativo di seguire una via diplomatica che permetta la ripresa dei programmi di assistenza alla popolazione e si aspetta una chiarificazione pubblica da parte delle autorità riguardo alla presenza e al lavoro indipendente delle Ong internazionali. “Si può essere neutrali dove c'è scontro armato e la popolazione civile ne è vittima ? Sì, lo sperimentiamo da anni, se si presta soccorso medico a tutte le vittime, a qualsiasi schieramento facciano riferimento, e infatti anche in Sri Lanka assistiamo sia la popolazione cingalese che quella tamil. Se però l'accesso è impedito, se si vuole imbrigliare l'intervento di protezione attraverso una censura che risponde a esigenze opposte, militari, sempre ispirate a logiche di predazione, come tante altre volte, in Congo, dopo il genocidio ruandese, oppure in Afghanistan, in Iraq, in Nord Corea, a noi resta il gesto estremo, quello a cui mai vorremmo ricorrere: il ritiro clamoroso con denuncia puntuale e precisa delle documentate responsabilità nel conflitto e nell'omissione di soccorso” conclude De Maio.

Valeria Confalonieri

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