Sono stato a Laskargah per venti, ventun giorni, in un albergo locale. Stavo insieme
agli afgani, non ho avuto problemi. Ho fatto diverse foto, a diversi soggetti,
una madrasa, un attacco suicida, una bomba esplosa vicino al compound del governatore,
poi delle altre foto di vita quotidiana a Lashkargah, poi altre foto sui mestieri,
sui lavori.
Cosa ti raccontava la gente?
C'era tensione tra la gente, c'era pochissima gente, perché la maggior parte
della città, come detto, era distrutta.
Ti hanno parlato di vittime civili sotto le bombe della Nato?
C'erano un po' di problemi con la lingua, perché nessuno parlava inglese, io
ho documentato fotograficamente la distruzione, era ben chiaro il bombardamento.
Poi da là dopo due giorni gli anziani del villaggio mi hanno detto di andar via.
Io ho rispettato la loro decisione e sono andato via. Sono tornato a Lashkargah,
dove avevo bisogno di editare le immagini e di trasmetterle e non era possibile
farlo, quindi ho pensato di andare a Kabul. Solo che
all'uscita di Lashkargah
hanno fermato l'autobus e cinque persone armate mi hanno preso e mi hanno portato
via.
Hanno fermato l'autobus per prendere direttamente te, hanno puntato dritti su
di te, o solo quando
hanno visto che eri un occidentale ti hanno preso e portato via?
Non hanno visto che ero occidentale perchè non ero vestito da occidentale e assomiglio
molto a gente locale. Non mi hanno preso per un occidentale. Sapevano che ero
stato a Musa Qala. C'era un link con Musa Qala in qualche modo. E poi m'hanno
portato via, m'hanno portato in questo posto e m'hanno tenuto sempre chiuso al
buio, quasi al buio per diversi di giorni, poi mi han spostato in un altro posto,
ho passato la maggior parte del tempo bendato e al chiuso, al buio.
Ti tenevano incatenato?
Incatenato ai piedi, con una catena di mezzo metro neanche, alle caviglie.
Sei riuscito a capire dalle voci quante persone erano i carcerieri?
Non proprio. I primi erano in cinque, quando ci hanno fermato, poi sono arrivate
altre persone e, ripeto, passavo molto tempo al buio e in quei pochi spostamenti
che ho fatto ero bendato molto bene, non potevo vedere.
Quanti spostamenti hai fatto?
Quattro spostamenti, credo fossero quattro, ma adesso la memoria è un po'...
così.
Hai mai sentito echi o rumori di sparatorie, bombardamenti?
Dove stavo l'altra notte c'è stato un bombardamento lì vicino.
Un bombardamento aereo?
Non so se era un bombardamento aereo, ci sono state esplosioni molto forti, erano
esplosioni di bombe, molto forti, vicino al posto dove stavo, poi a distanza di
venti minuti si sentivano altre esplosioni.
Tu con loro non avevi dialogo, non riuscivi a parlare con loro?
No, non volevano che parlassi, e poi c'erano anche problemi di linguaggio, con
qualcuno sono riuscito a parlare, un po' in urdu, un po' in pashtun. L'inglese
non lo parlavano, quindi qualche parola così, in urdu e in pashtun.
E cosa vi siete detti?
No, l'unico contatto che avevo era con questi che mi portavano da mangiare, ed
erano tutte conversazioni di base, tipo, per avere acqua, o luce. Mi tenevano
in un posto dove non c'era neanche circolazione d'aria, c'era un buco che era
la ventilazione della stanza che avevano chiuso con della plastica. Chiedevo che
lo liberassero dalla plastica. Quindi il livello della conversazione era limitato
ai bisogni essenziali. Ripeto, avevo un accesso molto limitato ai contatti umani,
l'unico contatto era di quattro minuti al giorno: la mattina quando mi portavano
il tè, poi a pranzo quando mi portavano da mangiare e la sera quando di nuovo
mi portavano da mangiare. Erano contatti molto brevi che avevo con loro. Non c'era
neanche la possibilità di...
Avevi la possibilità di lavarti?
Nei primi due posti potevo lavarmi, avevo la possibilità di lavarmi, nel terzo
posto avevo pochissima acqua e non mi facevano uscire. Quindi usavo quell'acqua
per lavarmi essenzialmente le mani... un accesso limitato.
Per andare in bagno come facevi?
Nei primi posti potevo andare al bagno, nell'altro invece non potevo, mi avevano
dato una lattina e usavo quella.
Ti avevano lasciato un Corano, o ti avevano dato un Corano?
Avevo un mio Corano, una traduzione in inglese, che ho usato per i primi quindici
giorni,
poi dopo lo spostamento non l'ho più avuto.
Riuscivi a leggerlo, c'era luce a sufficienza?
Riuscivo a leggerlo, fino al periodo del Ramadan, poi, durante un altro spostamento
non mi hanno dato il tempo di prendere le mie cose e non ce l'avevo più con me.
Eri bendato anche quando stavi nella stanza?
No, nella stanza non ero bendato.
Hai qualcosa da dire alla tua famiglia?
Che voglio vederli al più presto possibile.
Quando hai capito che saresti stato liberato?
Quando mi hanno messo in auto e mi hanno salvato, in quel momento, quando ho
visto le facce degli italiani e ho capito.