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La proposta. In caso di vittoria dei sì, le bollette dell’elettricità di case, uffici e fabbriche
di Boulder aumenteranno di qualche punto percentuale. In un anno, è stato calcolato
che una famiglia pagherà tra i 16 e i 20 dollari in più, un ufficio circa il triplo,
mentre gli stabilimenti industriali vedrebbero crescere la bolletta annuale di
3.200 dollari. I soldi così raccolti – si punta a circa 860mila dollari già nel
primo anno – servirebbero a finanziare programmi cittadini per il miglioramento
dell’efficienza energetica, e per incoraggiare gli abitanti a installare nuovi
impianti, utilizzando l’energia solare o eolica; al momento, la città prende la
sua energia per due terzi dal carbone, per un altro 30 per cento dal gas naturale.
L’obiettivo è di rispettare i parametri del protocollo di Kyoto, mai ratificato
dagli Stati Uniti, che prevede di ridurre le emissioni inquinanti entro il 2012,
a un livello del 7 per cento inferiore a quello del 1990. Per rientrarvi, Boulder
dovrebbe tagliare le sue emissioni attuali del 24 per cento.
Favorito il sì. E’ probabile che la 202 passi, perché la risoluzione ha l’appoggio – oltre a
quello scontato dei gruppi ambientalisti – di tutti e tre i quotidiani cittadini,
dei politici locali e persino della Camera di commercio. Un’opposizione organizzata
non c’è, anche se ovviamente non tutti daranno il proprio voto per pagare una
bolletta più salata. Il vasto consenso popolare di cui sembra godere la proposta
è dovuto anche alla particolare composizione demografica di Boulder: la città,
dove ha sede l’Università del Colorado, è considerata un’oasi progressista in
una regione generalmente conservatrice. Inoltre, Boulder ospita anche il National
Center for Atmosferic Research. “Se c’è una città in cui puoi camminare in una
via dove tutti i residenti sono scienziati del clima, questa è Boulder”, dice
a PeaceReporter Ken Regelson, un consulente per l’efficienza energetica che ha lavorato con
le autorità di Boulder per mettere a punto la risoluzione 202.
Una nuova consapevolezza. Secondo Regelson, l’iniziativa di Boulder è “un primo passo significativo” verso
la presa di coscienza, anche negli Usa, che l’efficienza energetica è un obiettivo
da perseguire. Dopo la crisi del 1973, quando gli americani furono costretti a
file interminabili anche solo per fare il pieno di benzina, negli Stati Uniti
il concetto di risparmio energetico è un tabù con cui nessun politico vuole avere
a che fare, perché associato a un periodo negativo. Anche perché, rispetto all’Europa,
elettricità e benzina costano molto meno. Ma negli ultimi anni sono giunti dei
segnali che fanno pensare a una nuova consapevolezza. L’aumento del prezzo del
petrolio, e di conseguenza di quello del carburante, ha riaperto il dibattito
sugli eccessivi consumi delle automobili di grossa cilindrata. L’ex vicepresidente
Al Gore sta basando la sua campagna per il 2008 sull’ambientalismo. E in settembre
la California, che da sola sarebbe il dodicesimo produttore di emissioni al mondo,
ha introdotto una legge per tornare ai livelli del 1990 entro il 2020.Alessandro Ursic