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Il suicidio. La nuova versione è stata esposta da Kevin Elston, un giornalista di una radio
di Flagstaff, la città dell’Arizona dove viveva la Peterson. Elston ha lavorato
sul caso della ragazza dall’anno scorso. Dopo centinaia di telefonate e una richiesta
di documenti militari alla magistratura, ha ottenuto il rapporto ufficiale sulla
morte del soldato Peterson. Ne è emersa una storia diversa: la ragazza si era
lamentata delle tecniche usate negli interrogatori dei prigionieri. Dopo avervi
partecipato per due sere, si rifiutò di continuare. Fu quindi assegnata al controllo
delle guardie irachene al cancello della base, e indirizzata al trattamento per
la prevenzione dei suicidi. “Ma la conclusione degli investigatori dell’esercito
è che, il 15 settembre 2003, la Peterson si uccise sparandosi con il fucile di
servizio”, rivela il documento ottenuto da Elston. Le descrizioni delle tecniche
di interrogatorio che non piacevano alla ragazza, però, sono state distrutte.
In quel periodo, tra l’altro, non era ancora scoppiato lo scandalo degli abusi
ad Abu Ghraib.
Studentessa modello. Elston ha contattato ex commilitoni della Peterson, apprendendo che la ragazza
non riusciva a separare le sue convinzioni personali dai suoi doveri professionali.
La Peterson, una mormone praticante, dopo la laurea in psicologia dimostrò una
sorprendente capacità di imparare lingue nuove. Durante la sua permanenza in nei
Paesi Bassi, in missione con i mormoni, imparò l’olandese. Una volta arruolata,
studiò anche l’arabo: aveva così un posto assicurato in Iraq, per tradurre documenti
nemici e partecipare agli interrogatori. Dal fronte aveva comunicato al padre
il suo disagio: in seguito, l’uomo disse di aver avuto una tragica premonizione.
Che purtroppo si avverò. Alessandro Ursic