Ancora scontro sulle cartiere. Si incrinano i rapporti fra Kirchner e Vazquez
In coincidenza con l'inizio della Cumbre Iberoamericana,
gli
ambientalisti hanno bloccato nuovamente la strada a Gualeguaychú, la
città-porta fra Uruguay e Argentina. Questa
volta, in segno di protesta contro le cartiere, hanno alzato un muro
simbolico. La polemica su cartiere sì, cartiere no continua e
l'atmosfera di tensione e
recriminazioni fra Kirchner e Vázquez peggiora. Eppure, nel
summit dei capi di stato sudamericani svoltosi a
Montevideo, i due hanno dovuto lavorare fianco a fianco, appellandosi ai rapporti
amichevoli avuti finora.
scritto per noi da
Serena Corsi

Sullo sponde di un fiume,
quello che divide Argentina e Uruguay, tristemente famoso per aver nascosto i
corpi dei desaparecidos che vi venivano gettati dagli elicotteri dei militari
durante la dittatura, si sta combattendo il conflitto che, da un anno a questa
parte, sta facendo vacillare nientemeno che il gigante Mercosur, di cui i due
paesi sono fra i fondatori. Il pomo della discordia è la costruzione da parte
di una multinazionale finlandese (Botnia) e una spagnola ( Ence) di due
cartiere sulla riva uruguayana del fiume. L’investimento necessario alla
costruzione dei due impianti è il più ingente mai avallato in Uruguay,
un’occasione ghiottissima per il governo social-democratico di rilanciare
l’economia e di avviarsi a una ricandidatura alle elezioni che si terranno fra
tre anni.
Peccato, per l’ambiente e
per la sua campagna elettorale, che questo tipo di impianti siano noti per gli
effetti dannosi che producono, a causa delle tonnellate d’acqua
che ogni giorno “prendono in prestito” dal fiume per poi restituirgliele, dopo
che vi sono stati mescolati gli agenti chimici necessari allo sbiancamento
della cellulosa. Con danni incalcolabili soprattutto a lungo termine, e che non
riguardano solo le acque del fiume, ma
anche quelle delle falde sotterranee (la zona rientra nell’acquifero guaranì,
la seconda riserva d’acqua del continente dopo quella amazzonica).
Per questo da novembre
dell’anno scorso gli abitanti della città argentina di Gualeguaychù, che si
trova sulla sponda del fiume dirimpetto a Fray Bentos, la località uruguayana che dovrebbe ospitare
le due cartiere, hanno cominciato un
determinato e lunghissimo “corte de ruta”, un’interruzione del traffico sul
ponte che collega i due paesi, per protestare contro i danni che il progetto
rischia di provocare.
Due pesi e due misure.
Alla Cgt, la Confederaciòn General del Trabajo (uno dei maggiori sindacati
argentini) ci spiegano che il metodo utilizzato da queste imprese per sbiancare
la cellulosa è lo stesso che ha provocato il disastro ambientale di Pontevedra
(Spagna), in seguito al quale l’Unione Europea ha stabilito che, all’interno
del proprio territorio, gli stabilimenti che lavoravano la cellulosa con questo
processo andassero chiusi. Questa è stata una delle ragioni principali per cui
la Botnia e la Ence sono sbarcate in Sudamerica alla ricerca di un territorio
in cui costruire un impianto senza dover sottostare a un quadro legislativo
rigido come quello europeo. Come possiamo accettare, dicono alla Cgt, che le
multinazionali europee vengano a fare qui ciò che da loro è illegale; e che
l’Uruguay inquini un fiume che è anche nostro, oltretutto violando il Trattato
del Fiume Uruguay del 1971 secondo il quale i due paesi devono decidere di
comune accordo tutto ciò che riguarda il fiume.
Ma in Uruguay replicano
che il problema argentino, in realtà,
ha a che fare non con l’inquinamento a cui va incontro la zona –
peraltro negato dalle autorità urugayane- ma con le centinaia di milioni di dollari
che entreranno nelle casse dell’Uruguay anzichè in quelle argentine, visto che
l’Argentina non è nuova alla costruzione di cartiere contaminanti: in effetti,
nel paese se ne contano una decina. E sull’esistenza di questi impianti, ben
precedenti a quelli di Fray Bentos ed alla protesta degli abitanti di
Gualeguaychu nei loro riguardi, il governo di Nestor Kirchener non si è ancora
mai pronunciato.
Con le buone o no.
Governo che, in compenso, si è schierato al fianco dei cittadini di
Gualeguaychu ( i cui blocchi del traffico, rallentando la costruzione degli
stabilimenti, arrecano un’ingente danno giornaliero allo stato uruguayano che,
per una clausola del contratto, ne è ritenuto rsponsabile) e, anche per sedare
la protesta, ha accettato di portare la questione davanti al tribunale
internazionale dell’Aia. Mossa che ha permesso, se non si placare le
polemiche, di sancire una tregua e di interrompere i blocchi del traffico, che
però sono ripresi dopo che il primo verdetto dell’Aia è andato a favore dell’Uruguay
e dopo che dalla Banca Mondiale (principale finanziatore dell’opera) è
trapelata la notizia che il suo direttore Wolfovitz sta premendo sul Consiglio
Finanziario Internazionale perchè eroghi un prestito di 470 milioni di dollari
alla finlandese Botnia, così che la costruzione della sua cartiera sia ultimata
al più presto. Uno schiaffo non solo agli ambientalisti, ma anche al governo di
Buenos Aires, visto che è difficile che i giudici dell’Aia non tengano conto
della decisione della Banca Mondiale nei loro prossimi verdetti. Per questo negli
ultimi giorni l’assemblea
di Gualeguaychu è tornata a parlare delle misure da prendere per esprimere - e
rendere visibile - la propria contrarietà; si ventila la possibilità di un
blocco ininterrotto dal prossimo dicembre a metà febbraio (sostanzialmente ,
tutta l’estate australe), e di raddoppiarlo: non più solo sull’asfalto, ma
anche, visto che è di acqua che si parla, lungo il fiume stesso, con
imbarcazioni che blocchino il passaggio delle navi che trasportano il materiale
verso le cartiere. Ma stavolta
potrebbero trovare l’appoggio dei loro cugini dell’altra riva che, fino a ora,
difendevano il progetto anche in vista delle migliaia di nuovi posti di lavoro
che prometteva di creare: è di poche settimane fa l’annuncio di un funzionario
della multinazionale finlandese secondo cui l’impresa, su un totale di 1300
addetti richiesti per far funzionare la struttura, assumerà un migliaio di
europei e li trasferirà oltreoceano.