06/11/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Ancora scontro sulle cartiere. Si incrinano i rapporti fra Kirchner e Vazquez
In coincidenza con l'inizio della Cumbre Iberoamericana, gli ambientalisti hanno bloccato nuovamente la strada a Gualeguaychú, la città-porta fra Uruguay e Argentina. Questa volta, in segno di protesta contro le cartiere, hanno alzato un muro simbolico. La polemica su cartiere sì, cartiere no continua e l'atmosfera di tensione e recriminazioni fra Kirchner e Vázquez peggiora. Eppure, nel summit dei capi di stato sudamericani svoltosi a Montevideo, i due hanno dovuto lavorare fianco a fianco, appellandosi ai rapporti amichevoli avuti finora.
 
scritto per noi da
Serena Corsi
 
Manifestazione anti-papelerasSullo sponde di un fiume, quello che divide Argentina e Uruguay, tristemente famoso per aver nascosto i corpi dei desaparecidos che vi venivano gettati dagli elicotteri dei militari durante la dittatura, si sta combattendo il conflitto che, da un anno a questa parte, sta facendo vacillare nientemeno che il gigante Mercosur, di cui i due paesi sono fra i fondatori. Il pomo della discordia è la costruzione da parte di una multinazionale finlandese (Botnia) e una spagnola ( Ence) di due cartiere sulla riva uruguayana del fiume. L’investimento necessario alla costruzione dei due impianti è il più ingente mai avallato in Uruguay, un’occasione ghiottissima per il governo social-democratico di rilanciare l’economia e di avviarsi a una ricandidatura alle elezioni che si terranno fra tre anni.
Peccato, per l’ambiente e per la sua campagna elettorale, che questo tipo di impianti siano noti per gli effetti dannosi che producono, a causa delle tonnellate d’acqua che ogni giorno “prendono in prestito” dal fiume per poi restituirgliele, dopo che vi sono stati mescolati gli agenti chimici necessari allo sbiancamento della cellulosa. Con danni incalcolabili soprattutto a lungo termine, e che non riguardano solo  le acque del fiume, ma anche quelle delle falde sotterranee (la zona rientra nell’acquifero guaranì, la seconda riserva d’acqua del continente dopo quella amazzonica).
Per questo da novembre dell’anno scorso gli abitanti della città argentina di Gualeguaychù, che si trova sulla sponda del fiume dirimpetto a Fray Bentos,  la località uruguayana che dovrebbe ospitare le due cartiere,  hanno cominciato un determinato e lunghissimo “corte de ruta”, un’interruzione del traffico sul ponte che collega i due paesi, per protestare contro i danni che il progetto rischia di provocare.
 
manifestazioni contro le papelerasDue pesi e due misure. Alla Cgt, la Confederaciòn General del Trabajo (uno dei maggiori sindacati argentini) ci spiegano che il metodo utilizzato da queste imprese per sbiancare la cellulosa è lo stesso che ha provocato il disastro ambientale di Pontevedra (Spagna), in seguito al quale l’Unione Europea ha stabilito che, all’interno del proprio territorio, gli stabilimenti che lavoravano la cellulosa con questo processo andassero chiusi. Questa è stata una delle ragioni principali per cui la Botnia e la Ence sono sbarcate in Sudamerica alla ricerca di un territorio in cui costruire un impianto senza dover sottostare a un quadro legislativo rigido come quello europeo. Come possiamo accettare, dicono alla Cgt, che le multinazionali europee vengano a fare qui ciò che da loro è illegale; e che l’Uruguay inquini un fiume che è anche nostro, oltretutto violando il Trattato del Fiume Uruguay del 1971 secondo il quale i due paesi devono decidere di comune accordo tutto ciò che riguarda il fiume.
Ma in Uruguay replicano che il problema argentino, in realtà,  ha a che fare non con l’inquinamento a cui va incontro la zona – peraltro negato dalle autorità urugayane- ma con le centinaia di milioni di dollari che entreranno nelle casse dell’Uruguay anzichè in quelle argentine, visto che l’Argentina non è nuova alla costruzione di cartiere contaminanti: in effetti, nel paese se ne contano una decina. E sull’esistenza di questi impianti, ben precedenti a quelli di Fray Bentos ed alla protesta degli abitanti di Gualeguaychu nei loro riguardi, il governo di Nestor Kirchener non si è ancora mai pronunciato.
 
Manifestazione contro le papelerasCon le buone o no. Governo che, in compenso, si è schierato al fianco dei cittadini di Gualeguaychu ( i cui blocchi del traffico, rallentando la costruzione degli stabilimenti, arrecano un’ingente danno giornaliero allo stato uruguayano che, per una clausola del contratto, ne è ritenuto rsponsabile) e, anche per sedare la protesta, ha accettato di portare la questione davanti al tribunale internazionale dell’Aia. Mossa che ha permesso, se non si placare le polemiche, di sancire una tregua e di interrompere i blocchi del traffico, che però sono ripresi dopo che il primo verdetto dell’Aia è andato a favore dell’Uruguay e dopo che dalla Banca Mondiale (principale finanziatore dell’opera) è trapelata la notizia che il suo direttore Wolfovitz sta premendo sul Consiglio Finanziario Internazionale perchè eroghi un prestito di 470 milioni di dollari alla finlandese Botnia, così che la costruzione della sua cartiera sia ultimata al più presto. Uno schiaffo non solo agli ambientalisti, ma anche al governo di Buenos Aires, visto che è difficile che i giudici dell’Aia non tengano conto della decisione della Banca Mondiale nei loro prossimi verdetti. Per questo negli ultimi giorni l’assemblea di Gualeguaychu è tornata a parlare delle misure da prendere per esprimere - e rendere visibile - la propria contrarietà; si ventila la possibilità di un blocco ininterrotto dal prossimo dicembre a metà febbraio (sostanzialmente , tutta l’estate australe), e di raddoppiarlo: non più solo sull’asfalto, ma anche, visto che è di acqua che si parla, lungo il fiume stesso, con imbarcazioni che blocchino il passaggio delle navi che trasportano il materiale verso le cartiere.  Ma stavolta potrebbero trovare l’appoggio dei loro cugini dell’altra riva che, fino a ora, difendevano il progetto anche in vista delle migliaia di nuovi posti di lavoro che prometteva di creare: è di poche settimane fa l’annuncio di un funzionario della multinazionale finlandese secondo cui l’impresa, su un totale di 1300 addetti richiesti per far funzionare la struttura, assumerà un migliaio di europei e li trasferirà oltreoceano.
Categoria: Ambiente
Luogo: Uruguay
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