02/11/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Nel Bengala una banca per sottrarre le ragazze di strada allo sfruttamento dei protettori
L'idea di fondare una banca per le prostitute è venuta a Rekha Chatterjee a Calcutta 12 anni fa. Picchiata dal padre, senza la possibilità di trovare un altro lavoro, Rekha scappò di casa a 25 anni e decise di intraprendere la 'professione'.

Prostitute manifestano a Calcutta
Lavorare per tutta la vita. Oltre alle difficoltà del lavoro, Reckha divenne vittima degli usurai, perché nessuna banca avrebbe mai concesso un mutuo o aperto un conto corrente a una prostituta. Le banche chiedevano carta d'identità, certificato di residenza, raccomandazioni e garanzie. E lei non aveva nulla di tutto questo. I tassi d'interesse applicati dagli strozzini la costringevano a lavorare per tutto il giorno, e l'avrebbero obbligata a lavorare per tutta la vita se un giorno, dopo otto anni di prostituzione, non avesse deciso di fondare lei stessa una banca. "Anche per aiutare tutte le persone che si trovavano nella mia condizione - spiega Rekha -, per dare loro una casa e un futuro ai loro bambini".
 
Si discute per stradaAl termine della notte. Cominciò con 13 clienti. Adesso l'Usha multi-purpose co-operative society (questo il nome dell'istituto bancario) si prepara ad aprire 12 nuove filiali e ad avere 20 mila clienti in tutto il Bengala occidentale. L'idea ricalca da presso quella di un altro bengalese, Muhammad Yunus, Premio Nobel per la pace e fondatore della Grameen Bank, che garantisce in India e Bangladesh il microcredito ai poveri. Mrinal Dutta, attuale direttore dell'istituto, aiutò Rekha nella fondazione della banca. Egli stesso figlio di una prostituta, si chiese: "Queste donne lavorano molto ma non riescono a risparmiare i loro soldi. Perché non raccogliere i proventi della loro fatica ogni mattina prima che spariscano?". Così, al termine della notte, i funzionari passano casa per casa a raccogliere i guadagni delle ragazze, anticipando protettori, usurai e approfittatori. 
 
Uno sportello bancarioUn fatturato da 52 milioni di euro. Nel 2004 il capitale della Usha ha raggiunto i 25 milioni di rupie (430 mila euro), con un fatturato di 52 milioni di rupie (940 mila euro). Non c'è bisogno di Bancomat per prelevare soldi, nè è necessario saper scrivere - molte ragazze non sanno farlo - per compilare una richiesta di prelievo o altri documenti. Le operazioni vengono fatte con le impronte digitali. "Si basa tutto sulla fiducia - dice ancora Rekha -. Noi conserviamo in banca i sogni e le speranze di queste ragazze". La banca non è un ente assistenziale - tengono a precisare i fondatori - ma un sistema di sostegno finanziario la cui finalità politica è quella di combattere per il riconoscimento dei diritti delle prostitute. La prostituzione è infatti un'attività illegale in India, e le donne che la praticano sono vittime di sfruttamento e abusi di ogni sorta: disprezzo sociale, arresto e stupro da parte dei poliziotti. "Adesso - ha raccontato ancora Rekha - quando vado dalla polizia mi dicono: '"Prego, signora, si sieda"'.

Luca Galassi

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