Foreste di marijuana alte tre metri usate dai talebani come nascondiglio nel
corso delle battaglie con le truppe della Nato.

Nella provincia di Kandahar, per i soldati Isaf canadesi la cannabis è diventata
un problema militare. Come ha spiegato il generale canadese Rich Hillier, i dispositivi
termici in dotazione alle truppe Isaf non riescono a scandagliare la zona perché
le piante di marijuana assorbono molto rapidamente il calore, impedendo agli apparecchi
di individuare eventuali nemici. Diventa perciò molto difficile evitare che i
talebani si muovano liberamente all’interno di queste foreste.
Soldati “affumicati”.
A quanto pare, risulta altrettanto difficile al contingente canadese
trovare una concreta soluzione al problema. Dopo ripetuti esperimenti,
neppure l'opzione rogo è parsa praticabile: come ha affermato Hillier,
le piante in questa stagione sono talmente piene d'acqua che bruciarle
risulta impossibile. Non che non ci abbiano provato. Prima col fosforo
bianco: niente da fare. Poi col diesel: ancora nulla. A prendere fuoco
sono state solo le piante più vecchie ai margini delle foreste. Ma
subito si è presentata un’ulteriore difficoltà: una parte dei soldati
che si trovava sotto vento ha immediatamente accusato gli effetti delle
inalazioni. Ad oggi l'unico stratagemma per contrastare i
Talebani è quello posto in atto dall'equipaggio di un automezzo
corazzato: camuffarsi a sua volta ricoprendo il veicolo con le foglie
di cannabis.
30 mila ettari di piantagioni. L’Afghanistan è conosciuto come la patria di una particolare varietà di cannabis,
la cannabis indica, utile alla fabbricazione di hashish. Oltre 30 mila ettari
del territorio afgano sono destinati alla coltivazione di marijuana. Spetta alla
polizia locale contrastare, spesso senza successo, la coltivazione illegale di
sostanze stupefacenti. Per i coltivatori afgani la marijuana, rispetto all’oppio,
risulta economicamente vantaggiosa e di più semplice gestione: cresce più facilmente,
più velocemente, è semplice da raccogliere, poco ingombrante, e consente così
un più agevole trasporto. Nessuno avrebbe però immaginato che sarebbe diventata
anche uno strumento della resistenza armata talebana.