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Una distesa di lettini di legno disposti in file ordinate sotto
il sole nella piana di Khar, davanti alle rovine della scuola coranica di Chingai.
Sullo sfondo, a pochi chilometri, le montagne che segnano il confine con l’Afghanistan.
Su ogni lettino, avvolto in lenzuola sporche di sangue, il cadavere, o
pezzi
di un cadavere. Ottantatre in tutto. Insegnanti e studenti – dagli otto ai vent’anni
– della madrasa bombardata e distrutta questa mattina prima dell’alba dai
missili lanciati dagli elicotteri da guerra dell’esercito pachistano. Che
afferma invece di aver ucciso 83 “sospetti terroristi” di al Qaeda.
“Erano tutti sospetti
terroristi”. Il raid aereo è scattato alle 5 di mattina. Obiettivo: la
madrasa Zia-ul-uloom Taleem-ul-Quaran, un edificio isolato nei pressi del
villaggio di Chingai, 10 chilometri a nord di Khar, la città principale della
regione tribale di Bajaur.
“Un attacco made in
Usa”. Ma i residenti del villaggio sostengono che nella scuola – certamente
una delle tante madrasa pachistane in cui si insegna l’islam integralista deobandi
(variante indo-pachistana del
wahabismo) – si trovavano solo studenti e insegnanti. Lo conferma lo stesso
ministro pachistano per la Frontiere Nord-Occidentali, Siraj-ul-Haq, che
dopo essersi recato sul luogo del bombardamento si è dimesso dal suo incarico
in
segno di protesta contro quello che ha definito un “criminale attacco condotto
dagli Stati Uniti e dai loro alleati”, un attacco di cui il governo pachistano
si sarebbe addossato la responsabilità “per compiacere il suo padrone, gli
Stati Uniti”.
La strage
di Damadola. Chingai si trova vicino a Damadola, il villaggio
bombardato dall'aviazione Usa lo scorso 13 gennaio in un raid che uccise almeno
18, forse 30 civili nel villaggio pachistano di Damadola, a pochi chilometri
dal confine afgano. Un attacco sferrato con missili lanciati da velivoli
telecomandati Usa ‘Predator’ e organizzato dalla Cia allo scopo di eliminare
l’ideologo di al Qaeda e braccio destro di bin Laden, il medico egiziano al Zawahiri.
Che però, secondo i sempre ben informati servizi segreti pachistani (Isi), non
si trovava a Damadola.
Enrico Piovesana