L’esercito messicano entra a Oaxaca capitale dell’omonimo stato del sud del Messico
e demolisce le barricate dei professori che dal mese di maggio sono in sciopero
per chiedere un cospicuo aumento di stipendio e migliori qualità lavorative. Due
persone, Roberto Lopez, un impiegato della previdenza sociale, e Jorge Alberto
Beltran infermiere, perdono la vita sotto i colpi di arma da fuoco degli agenti.
Venerdì era toccato a Brad Will, trentaseienne cameraman statunitense del circuito
Indymedia. Fino a oggi si contano tredici morti, un centinaio di feriti e almeno
quaranta arresti. La comunità internazionale chiede spiegazioni al presidente
Fox.
I fatti. Dalla fine del mese di maggio il sindacato degli insegnanti dello stato di Oaxaca,
composto almeno da 70.000 docenti, è sceso per le strade scioperando e chiedendo
al governatore Ulisse Ruiz un sostanzioso aumento di stipendio e migliori condizioni
lavorative. Ben presto, però, le proteste hanno coinvolto diversi strati della
popolazione che, unita, chiedeva le dimissioni del governatore più impegnato
a sostenere la campagna elettorale per le presidenziali di Mandrazo del Pri che
a preoccuparsi delle vicende gravi che attanagliavano lo Stato.
Ruiz è accusato dalle classi lavoratrici, oltre che di corruzione e abuso di
potere, di aver ‘truccato’ a proprio favore le elezioni del 2004. Non solo. Da
quando è stato nominato governatore, Ruiz, ha fatto in modo che aziende di amici
e parenti si assicurassero appalti statali, sovvenzioni, lavori infrastrutturali,
alimentando così la rabbia della cittadinanza, fino ai noti fatti degli scorsi
giorni degenerati in violenti incidenti .
Violenze. Gli scontri che ne sono seguiti sono stati cruenti. Ben 13 persone (in maggioranza
maestri) fino a oggi hanno perso la vita e decine sono stati i feriti. Sono così
tanti gli arresti compiuti dalla polizia federale che è difficile tenere un conto
preciso. Fra gli appartenenti alla Appo, l'Assemblea popolare del popolo di Oaxaca,
c’è chi sostiene che vi siano anche una trentina di desaparecidos.
Ma è da venerdì scorso che gli occhi del mondo si sono concentrati su questo
stato messicano (utile alla nazione per essere un polo turistico molto importante)
per via dell’omicidio di un cameraman di 36 anni di origine statunitense del circuito
di Indymedia, Brad Will, ucciso da agenti in borghese con due colpi di arma da
fuoco (uno al petto e uno al volto) mentre si trovava in città e stava filmando
gli attacchi ai manifestanti. Le immagini riprese da un collega hanno fatto in
modo che si risalisse ben presto agli autori materiali dell’omicidio: agenti della
polizia in borghese. Ma, il 36enne statunitense, non è stata l’unica vittima del
venerdì nero di Oaxaca. Insieme a lui hanno perso la vita anche un insegnante
e uno studente.
Stato militarizzato. Il presidente messicano, Vicente Fox, nei mesi scorsi aveva cercato in tutti
i modi di mediare fra le parti in modo da raggiungere una soluzione positiva alla
vicenda, ma già da giugno le cose si erano messe male e la situazione sembrava
essere senza via d’uscita.
Ulisse Ruiz non ha certo aspettato a utilizzare la forza per intimorire i manifestanti.
E c’è chi sostiene che i gruppi armati e incappucciati siano paramilitari al soldo
del governatore.
Oggi la situazione sociale sembra peggiorare.
Poco meno di 4.000 agenti, coadiuvati da 5.000 soldati dell’esercito stanno militarizzando
la regione. Fra sabato e domenica hanno smantellato tutte le barricate costruite
dai manifestanti per difendersi e nei cieli sopra la città volano gli elicotteri
dell’esercito. Dalla fine del mese di settembre ha fatto la sua comparsa anche
un commando di uomini armati e con il volto coperto che sparava sulla folla di
manifestanti. Intanto i dirigenti della Appo, che nel corso degli sgomberi di
ieri (domenica 29 ottobre) hanno solo messo in atto forme di resistenza pacifica
contro il ‘bombardamento’ effettuato dagli idranti delle forze dell’ordine, hanno
fatto sapere di essere certi della presenza nel loro gruppo di provocatori inviati
dal governo ‘per poter meglio giustificare l’orribile repressione’.
La situazione dello stato di Oaxaca non ha lasciato indifferente nemmeno il movimento
zapatista che per voce del Sub Comandante Marcos ha fatto sapere che, “Le strade
sono bloccate dalla polizia nell'aria non volano uccelli ma aerei dell'esercito.
Il popolo è circondato e sente di essere solo, ma noi diciamo che non è solo,
che lo appoggiamo".
Anche Andres Manuel Lopez Obrador, leader del Partido Revolucionario Democratico
(Prd), sconfitto alle elezioni presidenziali da Felipe Calderon, ha voluto dare
sostegno alla popolazione di Oaxaca schierandosi con i manifestanti e giudicando
'inaccettabile e indegno' che il presidente Fox sostenga ancora il governatore
Ruiz dopo i suoi comportamenti "antipopolari, sinistri e repressivi".