28/11/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Un gruppo di cuochi israeliani e palestinesi cerca di promuovere il dialogo
Cibo e bevande di qualità, da tutto il mondo, da assaporare con calma. Ma la decima edizione del Salone Internazionale del Gusto di Torino propone un'altra particolarità che andrebbe gustata più spesso: la convivenza pacifica tra israeliani e palestinesi, esemplificata dalla presenza di cuochi un po’ speciali: gli Chefs for Peace. Arabi e israeliani, musulmani ed ebrei, nonché cristiani, uniti dalla passione per il cibo e dalla volontà di migliorare il dialogo tra popoli in conflitto.
 
Una cena organizzata dagli Chefs for PeaceL’ideale. L’associazione si propone di contribuire al raggiungimento della pace nella regione, mostrando che vivere – e lavorare – insieme è possibile anche in Israele e Palestina. La sede è proprio a Gerusalemme, città santa per le tre religioni monoteiste. Al Salone del Gusto, i cuochi per la pace prepareranno manicaretti mescolando le tradizioni culinarie dei due popoli della regione. Sempre rispettando la prima regola del gruppo: concentrarsi sul cibo, senza parlare di politica.
 
Esperienze diverse, un obiettivo in comune. Chefs for Peace è nata nel 2001 per idea di Kevork Alemian, un armeno (l’unico del gruppo) con oltre 25 anni di esperienza nel settore della ristorazione. L’ispirazione gli venne proprio mentre si trovava a Positano con quattro cuochi palestinesi e israeliani. “Li guardavo lavorare gomito a gomito in cucina, e pensai che avremmo dovuto fare qualcosa insieme. Ho sempre sognato di avere la pace nella nostra regione”, ha detto Alemian. Di lì a poco, il primo nucleo era formato. Il gruppo è poi cresciuto fino a comprendere 25 membri, tra cui nomi prestigiosi come lo chef Moshe Basson. Un caso tipico per un’associazione a cavallo tra due culture: Basso, figlio di un ebreo iracheno, nella sua carriera ha cucinato sia per Yasser Arafat che per Ariel Sharon.
 
I convegni. Ma al Salone Internazionale del Gusto, organizzato dall’associazione Slow Food, fino a lunedì 30 ottobre promuove anche una serie di conferenze sul tema del cibo, con particolare riferimento a una più equa ripartizione delle risorse agricole e acquifere. Sabato 29, per esempio, all’interno della manifestazione si terrà un dibattito sul tema “Che acqua abbiamo, che acqua vogliamo”, mentre domenica 30 si discuterà della questione “Cibo è pace. Quanto pesa la guerra sulle produzioni agricole”.

Alessandro Ursic

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