Cibo e bevande di qualità, da tutto il mondo, da assaporare con calma. Ma la
decima edizione del Salone Internazionale del Gusto di Torino propone un'altra
particolarità che andrebbe gustata più spesso: la convivenza pacifica tra israeliani
e palestinesi, esemplificata dalla presenza di cuochi un po’ speciali: gli Chefs for Peace. Arabi e israeliani, musulmani ed ebrei, nonché cristiani, uniti dalla passione
per il cibo e dalla volontà di migliorare il dialogo tra popoli in conflitto.
L’ideale. L’associazione si propone di contribuire al raggiungimento della pace nella
regione, mostrando che vivere – e lavorare – insieme è possibile anche in Israele
e Palestina. La sede è proprio a Gerusalemme, città santa per le tre religioni
monoteiste. Al Salone del Gusto, i cuochi per la pace prepareranno manicaretti
mescolando le tradizioni culinarie dei due popoli della regione. Sempre rispettando
la prima regola del gruppo: concentrarsi sul cibo, senza parlare di politica.
Esperienze diverse, un obiettivo in comune. Chefs for Peace è nata nel 2001 per idea di Kevork Alemian, un armeno (l’unico del gruppo) con
oltre 25 anni di esperienza nel settore della ristorazione. L’ispirazione gli
venne proprio mentre si trovava a Positano con quattro cuochi palestinesi e israeliani.
“Li guardavo lavorare gomito a gomito in cucina, e pensai che avremmo dovuto fare
qualcosa insieme. Ho sempre sognato di avere la pace nella nostra regione”, ha
detto Alemian. Di lì a poco, il primo nucleo era formato. Il gruppo è poi cresciuto
fino a comprendere 25 membri, tra cui nomi prestigiosi come lo chef Moshe Basson.
Un caso tipico per un’associazione a cavallo tra due culture: Basso, figlio di
un ebreo iracheno, nella sua carriera ha cucinato sia per Yasser Arafat che per
Ariel Sharon.
I convegni. Ma al Salone Internazionale del Gusto, organizzato dall’associazione Slow Food,
fino a lunedì 30 ottobre promuove anche una serie di conferenze sul tema del cibo,
con particolare riferimento a una più equa ripartizione delle risorse agricole
e acquifere. Sabato 29, per esempio, all’interno della manifestazione si terrà
un dibattito sul tema “Che acqua abbiamo, che acqua vogliamo”, mentre domenica
30 si discuterà della questione “Cibo è pace. Quanto pesa la guerra sulle produzioni
agricole”.