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Smantellare le milizie.
Smantellare le milizie e riportare il monopolio della sicurezza nelle mani del
governo di Baghdad è l’imperativo del governo Usa, che preme su Al Maliki
affinché riprenda quanto prima il controllo sulle forze armate irachene. Il
governo di Baghdad ha promesso che entro la fine dell’anno controllerà circa
metà delle province del Paese, ma ha rifiutato di sottoscrivere una tabella di
marcia. Le milizie che da mesi si rendono responsabili delle violenze settarie
sono infatti difficili da smantellare, sono infiltrate nella polizia e possono
essere epurate solo con un paziente lavoro politico e di intelligence. “Il
problema è che l’esercito, la polizia e le forze di sicurezza sono state formate
dalla Coalizione durante il mandato di Paul Bremer. Sono state create in modo
casuale, cosa che le ha rese facili da infiltrare” ha dichiarato il Premier in
una recente intervista. Al Maliki ha anche annunciato la creazione di un
comitato che si occuperà proprio delle milizie.
L’esercito del Mahdi.
Inizialmente, gli infiltrati nella polizia irachena erano soprattutto elementi
dell’esercito del Mahdi, guidato dal religioso sciita Moqtada Al Sadr. Ma oggi
la situazione sembra cambiata: Al Sadr si è avvicinato al governo e, a più
riprese, ha invitato le sue milizie a cessare le violenze. “Se ci sono gruppi
o
individui dell’esercito del Mahdi che compiono aggressioni contro il popolo
iracheno, annuncerò i loro nomi e il loro ripudio” ha dichiarato il religioso,
che ha anche comandato alle sue milizie di “far tornare nelle loro case i
sunniti e gli sciiti che sono stati costretti ad andarsene”. Nonostante questi
appelli le violenze non si sono fermate e sono ancora decine i corpi di civili,
torturati e uccisi, che vengono scoperti ogni giorno. La scorsa settimana le
forze Usa hanno arrestato uno stretto collaboratore di Al Sadr e hanno fatto
incursioni nel quartiere di Sadr City, a Baghdad. La linea interventista degli
Usa, però, mette in difficoltà Al Maliki, che non può agire in modo brutale
contro le milizie sciite perché non può fare a meno del sostegno politico di Al
Sadr, il cui movimento conta 30 parlamentari e quattro ministri. Così, di
fronte al raid statunitense di venerdì, nelle moschee di Sadr City, Maliki non
ha potuto fare altro che protestare sostenendo di non essere stato informato
dell’operazione.
Ingerenza iraniana. In
occasione del voto sul federalismo Sadr ha preso le distanze dalle violenze
settarie per ribadire la necessità di mantenere unito il Paese. Diversi
analisti ritengono che il religioso abbia perso il controllo delle sue milizie:
alcuni suoi sostenitori, delusi dalla svolta filo-governativa, avrebbero
organizzato delle milizie in proprio, usando l’etichetta del Mahdi per copertura.
Altri ipotizzano che la svolta di Al Sadr sia solo di facciata e che parte
delle sue milizie si sia staccata per continuare a fare il lavoro sporco. È
anche possibile che le numerose gang armate allo sbaraglio nel Paese abbiano
trovato un nuovo sponsor nell’Iran. Recentemente il blocco sciita al governo si
è spaccato sul federalismo: da un lato i nazionalisti come Maliki e Sadr,
dall’altro i filo iraniani dello Sciri, che gradiscono l’ipotesi di dividere il
Paese avvicinando la regione sciita all’influenza di Teheran. La scorsa
settimana le milizie sciite dei due schieramenti si sono scontrate per giorni,
nella città meridionale di Amara.Naoki Tomasini