29/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Colpire le milizie è il nuovo slogan del Premier iracheno, ma non è così semplice
“Colpiremo con durezza chiunque trasgredisca la legge o l’autorità dello stato”, ha dichiarato il Primo ministro iracheno, Al Maliki, parlando delle milizie responsabili delle violenze settarie in Iraq.
 
Bush e Al MalikiSmantellare le milizie. Smantellare le milizie e riportare il monopolio della sicurezza nelle mani del governo di Baghdad è l’imperativo del governo Usa, che preme su Al Maliki affinché riprenda quanto prima il controllo sulle forze armate irachene. Il governo di Baghdad ha promesso che entro la fine dell’anno controllerà circa metà delle province del Paese, ma ha rifiutato di sottoscrivere una tabella di marcia. Le milizie che da mesi si rendono responsabili delle violenze settarie sono infatti difficili da smantellare, sono infiltrate nella polizia e possono essere epurate solo con un paziente lavoro politico e di intelligence. “Il problema è che l’esercito, la polizia e le forze di sicurezza sono state formate dalla Coalizione durante il mandato di Paul Bremer. Sono state create in modo casuale, cosa che le ha rese facili da infiltrare” ha dichiarato il Premier in una recente intervista. Al Maliki ha anche annunciato la creazione di un comitato che si occuperà proprio delle milizie.
 
Locandina dell'esercito del MahdiL’esercito del Mahdi. Inizialmente, gli infiltrati nella polizia irachena erano soprattutto elementi dell’esercito del Mahdi, guidato dal religioso sciita Moqtada Al Sadr. Ma oggi la situazione sembra cambiata: Al Sadr si è avvicinato al governo e, a più riprese, ha invitato le sue milizie a cessare le violenze. “Se ci sono gruppi o individui dell’esercito del Mahdi che compiono aggressioni contro il popolo iracheno, annuncerò i loro nomi e il loro ripudio” ha dichiarato il religioso, che ha anche comandato alle sue milizie di “far tornare nelle loro case i sunniti e gli sciiti che sono stati costretti ad andarsene”. Nonostante questi appelli le violenze non si sono fermate e sono ancora decine i corpi di civili, torturati e uccisi, che vengono scoperti ogni giorno. La scorsa settimana le forze Usa hanno arrestato uno stretto collaboratore di Al Sadr e hanno fatto incursioni nel quartiere di Sadr City, a Baghdad. La linea interventista degli Usa, però, mette in difficoltà Al Maliki, che non può agire in modo brutale contro le milizie sciite perché non può fare a meno del sostegno politico di Al Sadr, il cui movimento conta 30 parlamentari e quattro ministri. Così, di fronte al raid statunitense di venerdì, nelle moschee di Sadr City, Maliki non ha potuto fare altro che protestare sostenendo di non essere stato informato dell’operazione. 
 
Un miliziano dell'esercito del MahdiIngerenza iraniana. In occasione del voto sul federalismo Sadr ha preso le distanze dalle violenze settarie per ribadire la necessità di mantenere unito il Paese. Diversi analisti ritengono che il religioso abbia perso il controllo delle sue milizie: alcuni suoi sostenitori, delusi dalla svolta filo-governativa, avrebbero organizzato delle milizie in proprio, usando l’etichetta del Mahdi per copertura. Altri ipotizzano che la svolta di Al Sadr sia solo di facciata e che parte delle sue milizie si sia staccata per continuare a fare il lavoro sporco. È anche possibile che le numerose gang armate allo sbaraglio nel Paese abbiano trovato un nuovo sponsor nell’Iran. Recentemente il blocco sciita al governo si è spaccato sul federalismo: da un lato i nazionalisti come Maliki e Sadr, dall’altro i filo iraniani dello Sciri, che gradiscono l’ipotesi di dividere il Paese avvicinando la regione sciita all’influenza di Teheran. La scorsa settimana le milizie sciite dei due schieramenti si sono scontrate per giorni, nella città meridionale di Amara.
 

Naoki Tomasini

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