Luiz Inacio Lula da Silva ha vinto le elezioni presidenziali brasiliane
con un vantaggio del 20% sul suo avversario nel voto di ballottaggio,
il socialdemocratico alleato con la destra Geraldo Alckmin. Lula ha
raccolto il 60% dei voti, mentre Alckmin si è assestato attorno al 40%.
Lula governerà sino allla fine del 2010.
"La rielezione è una cosa importante - ha detto il "presidente operaio"
parlando già come un vincitore al momento di votare a Sao Bernardo do
Campo, città satellite di San Paolo -. Sono felice perché il popolo
brasiliano ha saputo riconoscere il lavoro di questi primi quattro anni
ed è stato molto generoso con me".
In realtà gli scandali a catena che hanno colpito il suo governo e il
suo partito dei lavoratori in questi ultimi due anni hanno dato molto
filo da torcere a Lula e lo hanno costretto al secondo turno.
Domenica 29 ottobre, i brasiliani sono chiamati a esprimere il loro voto
di preferenza fra i due candidati al ballottaggio per le presidenziali: l'uscente
Luiz Inacio Lula da Silva, del Partito dei Lavoratori (Pt), e il suo rivale, Geraldo
Alckmin, del Partito della social democrazia (Psdb). I sondaggi, però, parlano
chiaro ormai da giorni: Lula è davanti a Alckmin di una misura che oscilla fra
i 22 e i 26 punti percentuali. Lo dicono le inchieste pubblicate dai più importanti
media del paese.
Il vantaggio netto. Ormai sembra certo, dunque: il presidente operaio sembra aver raggiunto un vantaggio
che dovrebbe fargli dormire sonni tranqulli. "Credo che l'elezione sia cosa finita",
ha precisato Ricardo Guedes, portavoce di uno dei più autorevoli istituti di statistica,
il Sensus, intervistato dal quotidiano spagnolo El Pais. Gli ultimi dati a cui
si riferisce il sondaggista riguardano duemila cittadini intervistati fra lunedì
e mercoledì e hanno un margine di errore di tre punti.
Stessa tendenza per Vox Populi, inchiesta realizzata per il settimanale Carta
Capital e per la rete televisiva Bandeirantes, che ha posto il presidente operaio
al 57 percento. Si tratta di elementi emersi da duemila interviste svolte fra
il 23 e il 24 ottobre, con un margine di errore di 2,2 punti.
Infine, Ibope, dopo aver sondato le opinioni di 3.010 elettori fra martedì e
mercoledì, ha stabilito che il vantaggio su Alckmin è di 24 punti.
Le conferme. Se questi sondaggi saranno confermati, dunque, Lula strapperà al suo avversario
una vittoria con una percentuale di voti addirittura maggiore di quella raccolta
nel 2002, quando trionfò sullo sfidante José Serra, appartenente allo stesso partito
di Alckmin.
Cos'è accaduto dunque? Che in un mese sia riuscito a riguadagnare la fiducia
dei cittadini che avevano deciso di non votarlo al primo turno, magari per punirlo
dei tanti, troppi scandali che hanno compromesso la sua legislatura?
C'è di certo che la delusione di aver perso la possibilità dell'elezione al primo
turno ha scosso tutto il popolo peteista brasiliano. Anche i più scettici, i più
titubanti, quelli che si dicevano delusi e arrabbiati, una volta di fronte al
testa a testa, hanno toccato con mano quello a cui sarebbero andati incontro senza
Lula al timone: un Brasile vecchio stampo, in cui tutta la politica sociale faticosamente
fatta decollare dal governo del Pt sarebbe stata frantumata dalle picconate di
una socialdemocrazia attenta a ben altre priorità. Questo ha fatto sì che anche
coloro che nella campagna elettorale precedente il 1 ottobre non avevano mosso
penna né aperto bocca, si siano precipitati a raccomandare il presidente operaio,
scongiurando il peggio.
Il carisma del presidente. E la stessa reazione sembra averla avuta Lula: anche a lui è servita la delusione,
è il ballottaggio che lo ha spinto a ritrovare se stesso. In queste quattro settimane,
ha tirato fuori tutto il suo carisma, lottando con determinazione. Ha partecipato
con dignità ai testa a testa, senza più nascondere la testa sotto la sabbia; ha
parlato in tante città, affrontato moltitudini e stretto mani, con la sua faccia
pulita e sorridente. E' tornato a essere il presidente più amato dai brasiliani
e ha riconquistato il cuore di tutti i suoi sostenitori del 2002, e di molte altre.
Ha catturato circa il 10 percento in più del primo turno, probabilmente recuperando
coloro che avevano scelto il voto di protesta appoggiando i transfughi del Pt
Heloisa Helena e Cristovam Buarque.
Finalmente non si è parlato più soltanto di mazzette e corruzione, ma di programmi,
e anche di questo ha beneficiato il presidente uscente.
Geraldo Alckmin, dai sondaggi, risulta non aver conquistato nessun voto in più
rispetto a quel 38 per cento su cui si era assestato al primo turno.
Ormai è diventata una questione di principio, e mai come questa volta, il voto
rifletterà le disuguaglianze più profonde del Brasile: i poveri per Lula, i benestanti
per Alckmin.
Una polarizzazione vera e propria. Con Lula i paesi del nord e del nordeste, i comuni più piccoli, le zone più disastrate, le aree agricole che dipendono
dai fondi del governo centrale. Con Alkmin i più ricchi del sud e sudeste, le città più benestanti e le campagne dove l'agricoltura è un business, quei
posti dove l'amministrazione federale non fa la differenza.
Ieri sera, venerdì, c'è stato l'ultimo testa a testa, ma era il giorno del compleanno
di Lula e il suo carisma ha brillato più del solito.