26/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Grandi polemiche per la pilota iraniana costretta a correre con le donne. Come in tutto il mondo
“Da quando ho iniziato a vincere, i funzionari della Federazione hanno persino eliminato il podio del vincitore. Avevano paura che potessi vincere ancora e che sarebbero stati obbligati a mostrarmi in pubblico sul podio”. Questo il commento di Laleh Seddigh, campionessa iraniana di automobilismo, alla notizia che la Federazione del suo Paese le ha inibito la partecipazione alle gare.
 
laleh seddighDoccia fredda. In mancanza di una spiegazione ufficiale da parte delle autorità motoristiche di Teheran, resta solo la spiegazione della stessa Laleh, che nel suo Paese era diventata una sorta d’icona della condizione femminile. Bella, giovane (ha 29 anni) e vincente. Tanto brava da mettere in fila tutti i suoi colleghi maschi che, più di una volta, hanno mangiato la polvere della sua Peugeot 206, con la quale Laleh si è laureata campionessa dell’Iran. Tutto il Paese aveva visto le immagini della Seddigh che saliva sul gradino più alto del podio. Subito Laleh era stata ribattezzata dai suoi tifosi ‘la piccola Schumacher’. In questi giorni avrebbe dovuto difendere quel titolo faticosamente vinto sul campo, ma qualcosa è andato storto. Secondo la ricostruzione della pilota, è stata proprio quell’immagine a scatenare le reazioni degli integralisti più cupi, che hanno ritenuto quella foto una violazione inaudita al ruolo subordinato che, secondo loro, la donna dovrebbe avere nella società.
 
laleh al volante della sua auto da corsaSperanza deluse. Così, mentre Laleh si allenava al volante della sua auto, è stata fermata dagli organizzatori che le hanno comunicato che per non meglio specificati motivi di sicurezza, non avrebbe potuto prendere parte alla gara. I suoi tifosi sono insorti e Laleh è stata sommersa da attestazioni di solidarietà.
In particolare, sempre secondo Laleh, un mullah ha emanato una fatwa a suo favore. Il religioso ha chiarito, in un intervento ufficiale su un tema controverso d’interpretazione religiosa, che in nessuna parte del Corano si vieta alle donne di gareggiare contro gli uomini. Laleh ha provato a utilizzare il pronunciamento del religioso per ottenere la possibilità di partecipare al gran premio e difendere il titolo, ma non è stata accontentata. Hossein Shahryari, il vice-presidente della Federazione automobilistica iraniana, ha dichiarato che il provvedimento non voleva danneggiare in alcun modo Laleh, ma che l’organismo che presiede all’attività sportiva automobilistica in Iran aveva deciso da tempo una riorganizzazione del settore corse e, come primo passo, la separazione degli eventi sportivi femminili da quelli maschili. 
 
laleh in una delle tante gare che ha vinto battendo avversati uominiPregiudizi a mezzo stampa. Fin qui quello che la bella Laleh ha raccontato al quotidiano inglese The Guardian e che i giornali in tutto il mondo hanno ripreso. Ma la domande che nessuno si è posto è: per quale motivo dovrebbe causare un così grande putiferio un provvedimento che, in tutti i paesi del mondo e nelle grandi gare internazionali, è la routine? In campo internazionale o nazionale, i campionati maschili e quelli femminili sonno tenuti rigorosamente separati. Allo stesso modo, parlando di esperienze italiane, si possono ricordare l’avventura di Giovanna Amati che si affacciò in Formula 1 e Carolina Morace che ha avuto la possibilità di guidare dalla panchina la Viterbese in serie C. Due rari esempi, due eccezioni di un mondo come quello dello sport che è tra i più sessisti. E’ sicuramente brutto per Laleh non poter difender il suo titolo e, se ha ragione lei, è ancora più brutto che questo possa accadere perché qualche uomo si è sentito sminuito. Ma resta la sensazione che, in questo momento storico, qualsiasi fatto accada in Iran debba per forza di cose essere giudicato in modo critico. Di aspetti da criticare nel Paese ce ne sono fin troppi, ma questa vicenda conferma una certa ostilità dei mezzi d’informazione verso il Paese degli ayatollah. 

Christian Elia

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità